Ai miei nuovi studenti

avatarCarissimi studenti ancora sconosciuti,

mi chiamo Margherita Spanedda e sarò la vostra guida in questo tour ” Le meraviglie della chimica”: un fantastico viaggio tra i segreti di una materia sconosciuta o misconosciuta, che durerà un anno. Alcune escursioni saranno un po’ faticose ma vi assicuro: ne vale la pena!
Ricordate l’attrezzatura , importante per affrontare tutte le difficoltà, che potrebbero ostacolare il nostro cammino. Deve essere leggera e confortevole. Lasciate perciò a casa paure e pregiudizi: sono pesanti e creano un mucchio di problemi . Fate invece una buona scorta di curiosità. Non potete immaginare quanto sia utile per rendere facile e divertente anche l’itinerario più intricato e impervio ( Ah! non dimenticate il vocabolario, magari in edizione tascabile).
Ricordatevi l’immaginazione e la fantasia, indispensabili per questa escursione nella scienza: anche quello che può sembrare banale si può trasformare in qualcosa di inaspettato e veramente esplosivo se vi assicurerete una buona dose di questi due ingredienti!
Ricordate quelle domande che vi erano venute in mente in viaggi precedenti e alle quali ancora non avete dato risposta. Magari a soluzione potrebbe essere là, alla fine di un sentiero ancora inesplorato o nascosta in quello che da lontano sembrava un intricato e arido bosco e ora appare un magico luogo pieno di giganteschi funghi porcini.
E poi dimenticate. Dimenticate tutte le cose che avete imparato a memoria – e mai veramente capito- quelle che ora sono lì, appiccicate come inutile zavorra; non le poesie però! Di quelle ce ne sarà bisogno lungo tutto il cammino ( e non mi riferisco solo al nostro viaggio!).
Dimenticate la paura di non sapere e di non essere capaci di. Avete una grossa opportunità: affrontare un percorso nuovo: mettetevi in gioco, sperimentate e … fidatevi della guida.
Non è la prima volta che affronto questo viaggio e ne conosco le difficoltà. Vi indicherò i percorsi, ma lascerò che siate voi a scoprirne tutte le bellezze. Ad alcune domande risponderò, per altre risposte dovrete voi cercare, osservare e sperimentare. Nella mia valigia ho messo, insieme all’esperienza, la pazienza e la voglia di conoscere nuove persone, una grossa quantità di entusiasmo  Quello che tenterò di trasmettervi, infatti, non sarà un semplice fagotto di  nozioni ma un po’ di entusiasmo, un po’ di quello che provo io per questa materia e, nonostante tutto, per il mio mestiere.
Mi piace il mio modo di guardare il mondo: mi piacciono le mille storie che può raccontarmi una goccia d’acqua o un cristallo di sale. Mi piace poter osservare le cose da diverse angolazioni e vederle sempre diverse. Mi piace scoprire la complessità del mondo in cui vivo.
Vorrei fosse così anche per voi e mi impegnerò per raggiungere questo obiettivo.
Quando ci conosceremo quindi, tracceremo un itinerario, partendo proprio dalle vostre domande e dalle vostre curiosità.
In attesa di conoscervi, non mi resta che augurarvi

BUON VIAGGIO!

* Astenersi da Mentos e Coca Cola o almeno non limitarsi a quello ;)

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Verso Venezia

Da Chioggia a Venezia in motonave.
Avevo già fatto questo viaggio  seguendo un itinerario che prevedeva sbarchi su isolette, cambi di mezzi di trasporto, insomma, un insieme piuttosto divertente ma complesso, che mi aveva impedito di gustarmi il paesaggio lagunare. Non ricordavo proprio il momento dell’apparizione di Venezia,  evanescente e magica all’orizzonte come in un quadro di Virgilio Guidi.  Avevo però in mente alcuni  versi di Diego Valeri, poeta molto amato dalla mia maestra delle elementari, dedicati a Venezia:

C’è una città di questo mondo,
ma così bella, ma così strana
che pare un gioco di fata morgana
e una visione di cuore profondo,

Occhi puntati sulla laguna quindi, in attesa di tanto incanto.
Ed ecco il miraggio ma non è quello che descrive Valeri:

Avviluppata in un roseo velo,
sta con le sue chiese, palazzi, giardini,
tutta sospesa tra due turchini,
quello del mare, quello del cielo.

Non è quello che dipinge Guidi

Virgilio-Guidi-Marina-di-San-Giorgio2

Virgilio-Guidi-Marina-di-San-Giorgio.

ma per uno strano gioco di colori di luci e di riflessi vi assomiglia in modo per certi versi sconvolgente.

Marghera

Marghera vista dalla laguna

Marghera

Marghera
Quella strana visione di archi, camini, e ciminiere, che laggiù, tra i giochi d’onde e di sole sembra perfino bello, è uno dei luoghi più inquinati, discussi e odiati d’Italia.  Guardando quel  profilo,  che ricorda un’ enorme astronave atterrata da un mondo lontano, altre poesie mi vengono in mente. Poesie che forse non sono mai entrate nelle scuole ma che si leggevano sui volantini degli operai delle fabbriche di Marghera in lotta, una lotta impari contro la morte in sembianze di cloruro di vinile.
Le parole sono quelle del poeta – operaio Ferruccio Brugnaro

Cloruro di vinile
Nel nostro reparto si lavora il cloruro
abbiamo capito di recente che è una sostanza cancerogena
abbiamo parlato a lungo oggi di questo
abbiamo discusso, dibattuto
siamo stravolti
duri brividi corrono
sui finestroni
del reparto
il cloruro di vinile
non risparmia nessuno
la morte non è
mai stata
così presente
non si sente che la morte

Domenica 15 dicembre 1996

Ed è ancora la voce di Brugnaro a levarsi dopo quella vergognosa sentenza di assoluzione  (se le avete dimenticate o vi sono ignote, vi invito a leggere le fasi della vicenda giudiziaria)

Tutti assolti al processo
per le morti al petrolchimico
Lavoravamo tra micidiali veleni
sostanze terribili
cancerogene.
Non affermate ora
furfanti
ladri di vite
che non c’era alcuna certezza
che non c’erano legislazioni.
Non dite, non dite che non sapevate.
Avete ammazzato e ammazzate ancora
tranquilli indisturbati
tanto
il fatto non sussiste.
I miei compagni morti non sono
mai esistiti
sono svaniti nel nulla.
I miei compagni operai
morti
non possono tollerare
questa vergogna.
Non possiamo sopportare
questo insulto.
Nessun padrone
nessun tribunale
potrà mai recingerci
di un così grande
infame silenzio.

 Ancora una poesia di Brugnaro: mi piace moltissimo.

Verde e ancora verde
C’è una casa a Portomarghera
sotto le ciminiere
che un uomo
e un ragazzo
dipingono e ridipingono
continuamente.
Una volta lo fanno verde intenso
una volta verde chiaro
una volta verde
luminoso
che si vede anche
di notte
da molto lontano.
Non si stancano mai
la fanno verde
e ancora verde
e poi verde
come il colore dei prati
come il colore degli alberi.
La fanno verde lucida
certe volte
come un sogno
straziante
tra gli sputi neri
delle fabbriche.
L’aprile è scomparso da Portomarghera
la primavera
è morta
c’è solo
questa minuscola casa
che un uomo e un ragazzo
dipingono
e ridipingono
instancabilmente
tra canali di catrame
tralicci
bufere di polveri
micidiali
su ogni
germoglio
su ogni
segno
dolce
di movimento.

E mentre sono ancora rapita dal fascino nefasto delle ferraglie di Marghera, ecco apparire Venezia. Ma che cos’e quello strano condominio che deturpa il profilo della città?

Nave a Venezia

Adesso è tutto più chiaro.

navi a Venezia
No, non è uno stralunato dipinto di Guidi quello che ora ho in mente ma piuttosto il nero dei segni di Emilio Vedova, molto più adatti a interpretare il colore del mio umore.

O forse no: è questo Andy Warhol a dare un senso al tutto!!!

warhol
Meglio concludere con  un po’ di musica:

quella colta e bellissima di Luigi Nono, omaggio all’amico Emilio Vedova, ma a mio parere adattissima a  cogliere e interpretare i sentimenti di quelli che arrivano a Venezia dalla laguna.

Quella popolare e provocatoria  dei Pitura Freska che affermano:
“Marghera senza fabriche saria più sana ‘na jungla de panoce, pomodori e marjuana”
Come dar loro torto?

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L’estetica delle macchine

 Le industrie italiane illustrate (marzo 1918)
rivista indusrtia italianamotore  isotta fraschiniUna rivista di quasi cent’anni fa è una miniera di curiosità, scoperte, previsioni fallaci o lucidamente profetiche, di immagini e pubblicità raffinate o incredibilmente ingenue; quella che sto sfogliando ora, è dedicata all’industria e al suo sviluppo in Italia. Fa una certa impressione leggere le opinioni, le speranze, le delusioni , le proteste verso un governo tacciato di immobilismo, degli industriali italiani di inizio secolo. Non è però uno scritto politico quello di cui voglio raccontare, ma un interessantissimo articolo a firma dell’Ing. Arch. Arduino Berlam, dal titolo: L’estetica delle macchine. (I Berlam, Giovanni, Ruggero e Arduino, furono una Calcolatricedinastia di famosi architetti triestini. Arduino negli anni 23 /27 realizzo a Trieste il Faro monumentale e il grattacielo Aedes  anni 26/28)
L’articolo in questione ha come sottotitolo “ Verso la creazione di uno stile Italiano nelle industrie metallurgiche e meccaniche”.
Berlam parte con l’affermazione che quando si produce un oggetto questo deve essere buono e bello e, se è relativamente chiaro il concetto di buono, che riassume qualità quali rendimento, economia, praticità e rapida esecuzione, sul concetto di bello le cose si complicano. L’autore sottolinea il fatto che per oggetti che non abbiano la mera funzione ornamentale ( quali: soprammobili, vasi e via dicendo) Il pubblico è attento alla funzionalità, mentre poco si interessa della bellezza. Deve essere quindi, compito del tecnico occuparsi dell’estetica “ perché anche questa rappresenta un elemento di perfetto godimento”.
Berlam argomenta questa affermazione prendendo come esempio la casa: la sua funzione primaria è quella di protezione contro le inclemenze del tempo, i malviventi e i pericoli del mondo, poi le si richiede la comodità dei vari ambienti e in ultimo, che l’aspetto interno ed esterno sia tale da rallegrare e dare un senso di piacere a chi è dentro e a chi è all’fuori dall’edificio. Ed ècco quindi fin da tempi antichissimi l’architettura: arte e scienza insieme.
Per far sì che i prodotti dell’edilizia riuscissero belli, si stabilirono minute regole di proporzione, desunte empiricamente dagli esempi meglio riusciti si chiese la collaborazione delle arti sorelle : pittura e scultura.(…) L’arte di arredare, poi , le abitazioni seguiva di pari passo l’architettura e ne seguiva di pari passo le vicissitudini. macchine(…). Ma quasi tutto ciò che l’uomo produsse fin quasi a metà del secolo nono era più o meno tradizionale, ogni oggetto cioè aveva vetuste tradizioni di forma. Ciò significa che un costruttore di sedie poteva e può ancora ricorrere a modelli egizi, greci medioevali, barocchi né più ne meno che un architetto per i suoi edifici, un liutaio per le sue arpe, un incisore di monete per i suoi lavori.
Quand’ecco presentarsi in lizza una nuova creatura senza storia, senza tradizione, eppure recante in sé i germi di un predominio assoluto dell’attività umana. Questo organismo senza antenati nobili ( i suoi padri erano addirittura miserabili) è la MACCHINA potente collaboratrice dell’uomo in ogni sua impresa di pace e di guerra, colei che sostituisce gli schiavi nei lavori, il cavallo nei viaggi, il bue sui campi, l’elefante nelle battaglie. Ormai la macchina fa tutto per l’uomo e l’uomo vive per la macchina.
refrigerante per setificiA questo punto Berlam fa una breve storia delle macchine , dalla loro nascita, avvenuta nei laboratori di scienziati sperimentatori e una breve infanzia in cui potevano configurarsi più che altro come apparati di fisica, a un’ adolescenza nelle officine fumanti e nelle strade a trascinare convogli.
E,come molti adolescenti cresciuti troppo in fretta, le macchine erano assai brutte. Vi furono poeti che le cantarono e ne erano ben degne per ciò che dovevano diventare tra breve, ma non perciò che erano allora. Non si può immaginare nulla di più goffo di più tremolante di più sgangherato che quelle prime macchine a vapore fisse o quella prima locomotiva dello Stephenson, che si conserva ancora in Inghilterra come un fossile dell’epoca preistorica. (…) Ormai da qualche decennio le macchine ed i vari pezzi metallici dovuti all’industria metallurgica hanno una loro bellezza, che pure non essendo avviso per i consumatorispecialmente cercata, né essendo scopo a se stessa, viene universalmente apprezzata.
E’ una bellezza quasi paragonabile a quella dei prodotti naturali che – mentre corrispondono con tanta precisione al loro scopo- mai offendono l’occhio con brutte linee, con squilibri, con disarmonie di colori.
Anzi è da ritenersi che da un intelligente esame dell’anatomia strutturale di organismi vegetali ed animali, l’ingegnere ricaverebbe utilissime ispirazioni per i suoi lavori : per esempio, quale serbatoio isoante è più perfetto della noce di cocco? Quale sostegno elastico è più ben fatto che lo stelo dell’avena? Quale istrumento ottico può paragonarsi all’occhio degli animali?
Seguono poi una serie di regole a cui attenersi per la produzione di macchine con un certo valore estetico: Scelta adeguata del materiale, simmetria, armonia di linee curve e rette, colori discreti quali grigio, bruno e nero (assolutamente da bandire rossi e verdi!), lavorazioni accurate e la ricerca di un proprio stile.
Quindi la conclusione:
E’ bene che anche nelle macchine si procuri di avere un tipo nazionale italiano perché ciò è indizio di maturità e di forza produttiva. Noi dobbiamo volere che all’estero , in quei paesi dove in ogni tempo si copiarono i capitelli e le altre forme della nostra architettura civile, dove i nostri antenati insegnarono tutto, dal melodramma all’indagine sperimentale scientifica,si posa ancora insegnare come una macchina possa accoppiare l’efficienza ad un genere di bellezza tutto nuovo e tutto suo.
Penso che l’appello di Arduino Berlam sia stato ampiamente colto: le macchine, di ogni tipo, hanno sicuramente migliorato la loro estetica e un grosso contributo è venuto proprio dagli ingegneri/architetti italiani

Leonardo sinisgalli

tratta da: Macchine fantastiche di Antonio Castronuovo -stampa alternativa

Mentre leggevo quest’articolo, però, un altro ingegnere/architetto mi è balzato alla mente: Leonardo Sinisgalli fondatore della preziosa rivista “Civiltà delle macchine”. Sinisgalli, poeta e scrittore oltre che architetto, era affascinato dalle macchine. Nel 1937 pubblicò “ Ritratti di macchine” una serie di sue tavole di macchine, disegnate con squadra e compasso e affascinanti come composizioni astratte. Nel 1955 organizzò a Roma una mostra, Arte e industria, dove evidenziava la parentela tra creazioni di artisti e invenzioni di ingegneri, collocando macchine accanto a tele di Klee e Kandiskkij.
Ma Sinisgalli va oltre la mera estetica. In “Furor mathematicus” (1944) spiega che non è all’aspetto esteriore della macchina ad affascinarlo, ma il suo meccanismo, il suo cervello e

frontespizio di Furor mathematicus

frontespizio di Furor mathematicus
ristampa del 1982 in 1000 copie

dice:
Io non amo le macchine come Oggetti, le amo come Congegni. (…) Una ruota dentata, una vite, mi commuovono quanto un girasole. Questo Teatro di movimenti predestinati, in cui una piccola esitazione, un ritardo può cagionare un disastro, mi avvince, mi esaspera.”
Ma queste macchine, giovani ai tempi di Berlam, mature con Sinisgalli oggi, XXI secolo, sono già vecchie. Voglio lasciarvi con l’immagine di un artista, Mattia Moreni, veggente come tutti gli artisti, che ci riporta alla fine del secolo scorso, quando ormai un altro tipo di macchina, soppiantate viti e ingranaggi e raggiunta la sua maturità estetica, stava per impossessarsi del mondo.mattia moreniQuesto, invece, non era prevedibile.

stampante 3D

stampante 3D al lavoro
fotografata a Faenza in occasione di Argillà 2014

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Riflessi e riflessioni

 

riflessi

Laghetto faentino in prossimità della scuola

La scuola è incominciata, almeno per noi insegnanti e allora eccomi qui , nuovamente a Faenza . Le vacanze hanno aggravato la mia mania di fotografare quasi qualunque cosa e perciò mi ritrovo a immortalare i riflessi nelle acque del laghetto, quello vicino alla scuola, che in questa stagione dà il meglio di sé. E intanto alcune riflessioni stanno componendosi nelle anse del mio cervello che, in questi giorni e ancora per pochi altri, è illuminato da luce radente.
Dati di fatto: incontrerò 5 classi nuove ( un provvidenziale part time mi ha evitato un meeting a 9), 5 seconde, e farò conoscenza con più di 100 allievi ( fra i 15 e i 16 anni) che incomincerò a chiamare per nome, senza confondermi, verso aprile. In queste 66 ore dovrò contribuire alla loro educazione come uomini, donne e cittadini, motivarli allo studio e promuovere l’acquisizione di competenze utilizzando la chimica e i suoi concetti come medium . Non ci sono ricette, non c’è certezza di successo perché le dinamiche di un gruppo classe sono diverse ogni anno , il gap generazionale è sempre più profondo e ormai fatico a capire quali argomenti possano veramente emozionare e coinvolgere.
Mi disturba profondamente essere diventata una meteora che compare per un anno nelle laghetto di Faenzavite degli studenti e che poi scomparirà per sempre. Mi disturba profondamente sapere che una quantità enorme di persone affronterà la vita senza sapere nulla di chimica, come se non fosse ciò con cui hanno a che fare tutti i giorni. Mi disturba profondamente sapere che, domani, ci saranno miei ex studenti che crederanno a cose stupide e lo faranno con la prepotenza degli ignoranti. Mi disturba profondamente avere legislatori che, dopo aver fatto un uso improprio della chimica, legiferano sulla scuola. Mi disturba profondamente avere questa visione nera della scuola e del futuro.
Comunque anche per quest’anno ho: definito gli obiettivi, elaborato i miei progetti, segnato il percorso da seguire per raggiungere le competenze , insomma ho tutto pronto per ricominciare; ho anche indossato un vestito rosa che ha destato scalpore fra le mie colleghe abituate a vedermi in quaresimali completini nero/viola!
Quindi:
buon inizio a tutti quelli che hanno a che fare con la scuola!!!!.
Quanto a me spero di riuscire a tollerare il rosa fino a giugno dell’anno prossimo.

laghetto di Faenza

Le ninfee rosa del laghetto

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Unpodilibri 1

Fine delle vacanze. Prima di ricominciare l’attività di unpodichimica (dal 25/8 di nuovo a scuola) voglio consigliare qualche libro. Sorvolerò sui gialli pre-sonno che mi sono letta durante le vacanze, concentrandomi invece su alcuni libri scientifico- divulgativi che ho trovato particolarmente interessanti.
Innanzi tutto la scoperta: gli Ebook ( ricordate che per un lettore accanito è difficile staccarsi dalla carta prima di dire:”era ora!”) e anche se non esiterei a ricomprare molti di quegli stessi libri in edizione cartacea, la comodità di viaggiare con una piccola biblioteca nel mio Ipad è davvero impagabile. Alcuni di questi libri, poi, hanno dei costi più che vantaggiosi e anche questa è stata una bella scoperta. In questa lista/ consigli per l’autunno ci sono, naturalmente, anche libri di carta e siccome la carrellata sarà decisamente corposa ( mene rendo conto solo ora) la presenterò a puntate.

La prima, la dedico alla matematica.
Niente paura, quelli che sto per consigliarvi sono libri piacevolissimi; leggendoli ho scoperto un mucchio di cose divertenti e curiose. Non poteva essere diversamente, visto che gli autori sono anche i curatori di ottimi blog e alcuni di loro sono anche miei amici virtuali .
La prima serie di proposte è interamente costituita da e-book e, nella mia libreria virtuale, sono catalogati per autore: naturalmente in rigoroso ordine alfabetico.
Paolo Alessandrini- La matematica dei Pink Floyd- Altramatematica 40K

cover
Paolo Alessandrini, ingegnere informatico, è anche il curatore del blog Mr. Palomar e, fra le altre cose, si occupa della rubrica Moebius su Coelum prestigiosissima rivista d’astronomia.

La matematica dei Pink Floyd è la prova di quanto la conoscenza modifichi il modo di guardare il mondo trasformandolo da massa informe in luogo magico, pieno di sorprese e meraviglie.
Per esempio, pensando ai Pink Floyd mi vengono in mente, tutti in una volta, i ritmi che ho sentito e amato in tempi remoti, le parole “ we don’t need no education”, e il muso di una mucca. Ma a proposito di ritmi, voi sapevate che i Pink Floyd vengono considerati i precursori del math rock movimento musicale comparso alla fine degli anni ottanta e “ che trova la sua principale peculiarità nell’utilizzo frequente dei tempi musicali dispari, per esempio 7/8 o 11/8?”. E parlando di testi, avete mai scoperto l’astronomia che compare in alcuni dei testi del gruppo? Sentite:
“ Giove, Saturno, Oberon, Mranda e Titania,
Nettuno, Titano, le stelle possono spaventare.”
E le copertine dei dischi dei Pink Floyd siete sicuri di averle guardate bene? Si? E allora trovatemi il nesso tra la grafica di “Ummagumma” e … i frattali!
Insomma, leggendo “ La matematica dei Pink Floyd “ ho scoperto notizie interessantissime sui Pink Floyd ma scoop ancora più interessanti sulla matematica e sulla sua capacità di nascondersi nei luoghi più impensati.

Crisi d’identità – Marco Fulvio Barozzi – Altramatematica 40K
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Marco Fulvio Barozzi è soprattutto un mito. E se pensate che esageri, guardatevi qualche post del suo blog “Popinga” oppure sfogliate il suo libro “Giovanni Keplero aveva un gatto nero” e leggete uno qualsiasi dei suoi limerick!
“Crisi d’identità” è un piacevolissimo luogo d’incontro tra filosofia, letteratura e matematica. Un vero incanto per il lettore che viene accompagnato in un fantastico volo in cui i linguaggi scientifico e letterario si intersecano , si fondono, si riflettono per dare forma ad un concetto, quello di identità, osservato da prospettive diverse.
Negli ultimi capitoli del libro l’autore propone frasi suicide ( Prima di iniziare a parlare c’è qualcosa che vorrei dire) e problemi autodefiniti ( Secondo voi qual è stato il miglior piazzamento dl grande ciclista Raymond Poulidor al Tour de France?) e invita   i lettori a partecipare al  gioco scrivendo frasi  e problemi  di quel genere e a inviarle  a identicrisi@ gmail. com, contribuendo  così alla costituzione di un  divertente repertorio  italiano.
Matematica e infinito – Maurizio Codogno- Altramatematica 40K
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Maurizio Codogno è laureato in matematica e informatica e “bazzica su internet quando ancora non si chiamava internet” . Si dedica alla divulgazione matematica e all’ associazione Wikimedia Italia, di cui è portavoce.  Altre notizie le troverete sul suo sito  e nel suo blog, tra libri e matematica.

Matematica e infinito ci guida nel percorso filosofico – matematico, lungo millenni, che ha condotto l’uomo ad afferrare un concetto tanto affascinante quanto complesso e per certi versi, assurdo, come quello d’infinito. Nella presentazione del libro, l’autore lancia un dardo (velenoso) contro la scuola affermando “potrete scoprire quello che a scuola si sono ben guardati dal dirvi”. Ne sono certa, queste cose a scuola non saltano fuori e sarà ben difficile che le cose possano cambiare in futuro visto i livelli infimi verso cui questa istituzione, riforma dopo riforma, risparmio dopo risparmio sta precipitando. Esistono però libri come questo: fondamentale scoprirli e … leggerli.
Più per meno diviso – Peppe Liberti – Altramatematica 40K

5Peppe Liberti è laureato in fisica e ha lavorato all’Università come ricercatore come docente. Quando ne trova il tempo, scrive post interessanti e piacevolissimi sul suo blog Rangle

“Più per meno diviso” racconta la storia dei segni delle quattro operazioni fondamentali e lo fa utilizzando una scrittura così scorrevole e piacevolmente ironica da rendere la lettura di questo libro particolarmente gradevole e avvincente. E quante curiosità! Sapevate che il segno – fa la sua prima apparizione in un manoscritto tedesco del … 1481? E prima come si indicavano le sottrazioni ? Niente paura, l’autore vi svelerà tutto e, ne sono certa, troverete incredibili e divertenti molte delle sue rivelazioni!
“Di 28 ce n’è uno”- Rudi Matematici- – Altramatematica 40K

cover 2I Rudi Matematici sono Rudi d’Alembert ( Rodolfo Clerico) fisico, Piotr Silverbrahms ( Pietro Fabbri) fisico, e Alice Riddle (Francesca Ortenzio) ingegnere. Bellissimo il loro blog sulle Scienze : racconta di cose assolutamente pazzesche in modo così leggero e divertente da farti chiedere se, quella di cui narrano, sia davvero matematica.
E questo è anche lo stile di “ Di 28 ce n’è uno” un modo veramente insolito di parlare di calendari. In questo libro troverete storia, storie, aneddoti, curiosità e anche il “giorno del giudizio” ( Doomsday in inglese).Che cosa è? È un metodo per ricostruire mentalmente la struttura settimanale dell’intero anno! Dico solo che basta sapere che venerdì è il giorno della settimana Doomsday per il 2014 e con questa semplice informazione potrete costruire l’intero calendario. Come? Leggere per scoprirlo!
La musica dei numeri – Flavio Ubaldini- Altramatematica 40K
coverFlavio Ubaldini matematico e musicista , è anche il curatore di due blog “Pitagora e dintorni”, di divulgazione matematica e il Blogghetto a carattere più generale. Da non perdere sia l’uno che l’altro.
“La musica dei numeri” è un libro sorprendente. L’ho letto d’un fiato come mi capita per i gialli più avvincenti. E’ scritto in forma di racconto ed è capace, in poche pennellate, di trasportarti in Magna Grecia, di introdurti nella scuola di Pitagora, di farti partecipare alle lezioni del maestro e, infine, ti induce persino a tifare per l’uno o per l’altra degli studenti impegnati in fantastiche competizioni/ esperimenti matematico- musicali. La lettura è così appassionante che alla fine verrebbe la tentazione di scrivere all’ autore per chiedere discriverne il sequel!
Racconti di Matematici – Spartaco Mencaroni- Altramatematica 40K
cover3Spartaco Mencaroni è laureato in medicina e si occupa di valutazione dei percorsi sanitari e direzione di medicina ospedaliera. Vi svelerò un segreto: Il coniglio mannaro non è Il suo blog, è in realtà un luogo incantato che custodisce favole e meravigliosi racconti. Alcune delle sue fantastiche storie, Spartaco le ha costruite per i “Carnevale della Matematica” un avvenimento mensile in cui blogger si cimentano nella trattazione di una tematica a carattere matematico, proposta di volta in volta dai blog che ospitano la manifestazione. In questo libro sono raccolti due di quei racconti mozzafiato, ognuno seguito da un’ appendice di Maurizio Codogno (Matematica e infinito) che ne spiega la matematica nascosta. Leggetelo e vi accorgerete che è quanto mai profetica la frase di presentazione del libro:
“ immergiti in un racconto matematico, ma fai attenzione: potresti non trovarne più l’uscita “
O forse … “vorresti”?

Per ora basta: buona lettura!

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Frammenti di vacanze 2

Un itinerario fra ville e giardini. Solo impressioni e riflessioni suggerite da quanto  visto e che ho voluto riportare qui, senza particolari approfondimenti . Roba da vacanze,certo, ma  sempre con unpodichimica (poca davvero questa volta!)
Castello e giardino
il castello Savoia a GressoneyGressoney Saint Jean. In questo paesino della Valle d’Aosta, tra il 1899 e il 1904, è stato costruito un castello divenuto residenza estiva della regina Margherita di Savoia, moglie di Umberto I e madre di Vittorio Emanuele III. Guardando quelle torri , che danno alla costruzione l’aspetto di un castello fuggito da un libro di favole, la prima cosa che colpisce il visitatore è il fatto che ci siano voluti solo cinque anni per realizzare un edificio di quelle dimensioni per di più costruito non in mattoni ma in pietra (estratta nelle cave valdostane).
Si sono viste opere ben meno ciclopiche languire tristemente per anni e già vecchie alla loro inaugurazione. A memoria d’uomo, solo il Mac Donald di Castel Maggiore, sorto in quattro mesi e subito funzionante, può eguagliare tanta efficienza e velocità.
Certo questo castello, un regalo del re Umberto I alla moglie Margherita non ha dovuto soffrire lungaggini dovute a finanziamenti insufficienti, ad appalti concessi a ditte il castello Savoia a Gressoneyscalcagnate e in odor di mafia anzi! Il visitatore, o meglio, la visitatrice rimane incantata di fronte alla perizia con cui sono realizzati gli interni. Soffitti e pavimenti perfetti e con colori ancora incredibilmente vivaci per non parlare delle tappezzerie ( in seta e lino) mantenutesi intatte (anche perché non incollate alla parete). Ed è di fronte all’angolo preferito della regina di cui porta il nome che la visitatrice incomincia a sentire un certo disagio: un davanzale in legno massello che si trasforma in una seggiola dall’aria estremamente comoda, su cui Margherita amava riposare leggendo . Nessuno spiffero. La mente della visitatrice va subito ai suoi infissi, pagati a caro prezzo e montati in modo che anche la più lieve brezza possa liberamente circolare per la casa. Ed ecco che un pensiero si insinua fastidioso .
Sono passati solo 110 anni dalla realizzazione di quel castello: che ne è stato della manualità e perizia degli artigiani? Esiste, se pur a carissimo prezzo, o è scomparsa con carrozze e crinoline allo scoccare dell’era moderna? Che ne è stato della QUALITA’?
Rimossa la riflessione che porterebbe a conclusioni spiacevoli e poco vacanziere, la il castello Savoia a Gressoneyvisitatrice si concentra sulla visita e questa volta a colpirla è la presenza di termosifoni in ghisa accanto ai tradizionali e sontuosi caminetti. Anacronismo suggerito alla famiglia Moretti (proprietaria della villa dopo i Savoia e prima della regione Val d’Aosta) dai rigidi inverni alpini? A ben guardare, però, anche i radiatori hanno decorative zampe di leone e sì, sono proprio originali, conferma la guida. Considerato che l’invenzione dei termosifoni è attribuita a Franz San Galli  (1824-1906) intorno al 1850, che la prima fonderia italiana a produrre radiatori fu impiantata nel 1900 dall’ industriale Ambrogio Necchi (il figlio poi si specializzò in macchine da cucire) è evidente come l’ingegnere /architetto Emilio Stramucci, che progettò questo Castello, fosse molto attento alle innovazioni tecnologiche. Il Castello ha anche un impianto elettrico originale; non si dimentichi che Aosta, nel 1885, fu la prima città d’ Italia ad avere la luce elettrica! (Abbé Henry – Histoire de la valle d’Aoste-1929)
Altra cosa interessante è che le cucine sono esterne al palazzo ( la regina non voleva sentirne gli odori) e sono collegate da una ferrovia sotterranea (Decauville) con la quale arrivavano i piatti caldi (conservati in recipienti termici). Inoltre, acqua calda corrente nel confortevole bagno della regina!
La visitatrice dopo aver dato un ultimo sguardo alla spettacolare scala in legno e alle il castello Savoia a Gressoneyelaborate iniziali della regina (che se non fosse per un’ inutile A di Augusta coinciderebbero con le sue) esce dal castello per visitare il piccolo giardino roccioso,
inaugurato nel 1990, che raccoglie le specie più decorative di fiori alpini locali e provenienti da diverse parti del mondo. Profumi e colori sono davvero indimenticabili. Eccone l’immagine ma le fotografie non possono ricreare l’atmosfere di aromi, sfumature e trasparenze che un giardino può regalare.giardino alpino

 

unpodigossip.In questo castello Carducci incontrò la regina Margherita e ne rimase affascinato. Ecco la famosa ode che compare nelle Odi Barbare

ALLA REGINA D’ITALIA

XX NOV. MDCCCLXXVIII

Onde venisti? Quali a noi secoli

sí mite e bella ti tramandarono?

fra i canti de’ sacri poeti

dove un giorno, o regina, ti vidi?

Ne le ardue rocche, quando tingeasi

a i latin’ soli la fulva e cerula

Germania, e cozzavan nel verso

nuovo l’armi tra lampi d’amore?

Seguiano il cupo ritmo monotono

trascolorando le bionde vergini,

e al ciel co’ neri umidi occhi

impetravan mercé per la forza.

O ver ne i brevi dí che l’Italia

fu tutta un maggio, che tutto il popolo

era cavaliere? Il trionfo

d’Amor gía tra le case merlate

in su le piazze liete di candidi

marmi, di fiori, di sole; e “O nuvola

che in ombra d’amore trapassi, -

l’Alighieri cantava – sorridi!”

Come la bianca stella di Venere

ne l’april novo surge da’ vertici

de l’alpi, ed il placido raggio

su le nevi dorate frangendo

ride a la sola capanna povera,

ride a le valli d’ubertà floride,

e a l’ombra de’ pioppi risveglia

li usignoli e i colloqui d’amore:

fulgida e bionda ne l’adamàntina

luce del serto tu passi, e il popolo

superbo di te si compiace

qual di figlia che vada a l’altare;

con un sorriso misto di lacrime

la verginetta ti guarda, e trepida

le braccia porgendo ti dice

come a suora maggior “Margherita!”

E a te volando la strofe alcaica,

nata ne’ fieri tumulti libera,

tre volte ti gira la chioma

con la penna che sa le tempeste:

e, Salve, dice cantando, o inclita

a cui le Grazie corona cinsero,

a cui sí soave favella

la pietà ne la voce gentile!

Salve, o tu buona, sin che i fantasimi

di Raffaello ne’ puri vesperi

trasvolin d’Italia e tra’ lauri

la canzon del Petrarca sospiri!

 

 

 

Parco e villa

villa DraghiMontegrotto Terme. L’dea era quella di visitare il piccolo museo del vetro ma in attesa della sua apertura pomeridiana, un piccolo ingresso accanto a un cancello monumentale, invita all’esplorazione.
Ed ecco un magnifico percorso all’ombra di grandi alberi. Un vero e proprio bosco che conduce a una villa ( villa Draghi) in una fantastica posizione panoramica. La villa in stile neogotico, è chiusa e viene utilizzata per eventi e spettacoli ma non ha importanza: la passeggiata per raggiungerla è la vera attrazione: una stradina che attraversa un parco di 32 ettari.
Lungo il percorso si incontrano castagni e, fra questi, i resti di un castagno monumentale (

castagno monumentale

castagno monumentale

descritto nel cartello quasi illeggibile “in stato vegetativo” ma non si direbbe) e querce gigantesche. Intorno si intravvedono viottoli, sentieri misteriosi e magici che invogliano all’esplorazione. C’è però un’ aria di abbandono, mitigata dallo splendore della natura, che mi dà cattive sensazioni. Un altro posto incantevole destinato alla morte per incuria e abbandono? Questo è un pensiero pungente e molto, molto fastidioso che mi è veramente difficile accantonare e neppure gli splendori dei vetri del piccolo museo riescono a togliermi quella strana malinconia poco vacanziera che mi ha colto.museo del vetro

 

Giardino botanico

Porto Caleri. Questo è un luogo davvero speciale. Ve ne parlo, anche se sottovoce, solo perché mi fido dei lettori di questo blog. La stagione che preferisco per visitarlo è l’estate perché con il caldo, i profumi sono più intensi e anche a occhi chiusi si percepisce il passaggio attraverso i tre ecosistemi: le odorose resine della pineta, il profumo intenso dell’ elicriso vicino al mare e della salsedine lungo la laguna. Anche i colori non scherzano: i verdi del bosco, il gialli del’ambiente marino, il viola della laguna. E il silenzio, interrotto da canti uccelli, fragore d’onde e solo lontano, molto lontano qualche voce deformata dal vento.
Qui è tutto molto curato: i percorsi, le indicazioni dei nomi delle piante, i cartelloni didattici con indicazioni su fauna e flora. Così si può intravedere la rana agile che si riposa nel laghetto palustre, scorgere la coda di un biacco che corre a nascondersi, riconoscere un caprifoglio etrusco o scoprire che cos’è un carletto.
E provare un forte senso di pace e di appartenenza al pianeta Terra.

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Frammenti di vacanza 1

Un piccolo mosaico: le tessere sono le impressioni, le emozioni, provate guardando fuori, anche se di poco, dalla mia postazione abituale.

Cristalli

Ajoite nel quarzo

Ajoite nel quarzo

Ancora cristalli: ricordate che questo è l’anno internazionale della cristallografia?!
Questa volta la meta è a Firenze: Museo di storia naturale “La Specola”. Nelle sale del primo piano è esposta una collezione di cristalli e proprio non trovo aggettivi che possano anche solo far immaginare l’incredibile spettacolo che si presenta al visitatore. Colori, trasparenze e forme che riportano a fantastiche descrizioni di fiabeschi tesori. E’ solo esposizione dei favolosi pezzi di una collezione unica al mondo. Non ci sono poster esplicativi: solo i nomi dei minerali classificati seguendo la nomenclatura mineralogica della Mineralogical Association. Se, come me, non possedete la vista di un’ aquila, consiglio l’acquisto del libricino “Cristalli” in vendita all’entrata della mostra, che consente, una volta usciti dall’incantato stupore che la vista di tanto splendore suscita, di approfondire la visita con i nomi dei minerali proprietari di quelle magie.
Naturalmente una vota entrati nel museo consiglio di non limitarsi alla mostra ma di visitare anche le altre sale. Eccovi alcuni flash.

Arte

la Tribuna di Galileo

“La Tribuna di Galileo, inaugurata nel 1841 da Leopoldo II di Lorena, fa parte del Museo di

La Tribuna di Galileo

La Tribuna di Galileo

Storia Naturale dell’Università di Firenze e rappresenta uno dei pochissimi esempi di stile neoclassico a Firenze. 
La Tribuna, come il nome suggerisce, è dedicata a Galileo Galilei e venne eretta con lo scopo di collocarvi alcuni strumenti scientifici ideati proprio dallo scienziato toscano. Gli affreschi e i bassorilievi presenti sulle volte del tempio, inoltre, raffigurano strumenti, scoperte scientifiche e gli scienziati a cui tali scoperte vanno attribuite.

La ricetta
2014-07-18 12.40.28Nella sezione zoologia, mi sono imbattuta in una curiosità:  gli insetti commestibili. già  alcune popolazioni se ne cibano e in un futuro ( che auspico lontano) potrebbero divenire la nostra fonte primaria di proteine . Non oso pensare alle proposte dei programmi dedicati alla cucina insettariana e alle ricettine che verranno propinate da cuochi e personalità di spicco. E se Rossini e Bismarck hanno reso famose preparazioni di uova e bistecche a chi toccherà il privilegio di immortalare cavallette e lombrichi?

La poesia
Sempre per le sale della Specola, ecco l’incontro con il verme solitario, indissolubilmente

Tenia o verma solitario

Tenia o verma solitario

legato alla poesia di Ernesto Ragazzoni che sentii recitata da David Riondino. Ve la propongo, consigliandovi di ascoltare anche la superba interpretazione che ne dà il grande Gassman.

Solo è Allah nel Paradiso
del Profeta Macometto
solo è il naso in mezzo al viso
solo è il celibe nel letto,
ma nessun, da Polo a Polo,
come me sul globo è solo,
né mai fu, per quanto germe
ebbe lune del lunario,
perch’io solo sono il verme
lungo verme
cupo verme
cieco verme
bieco verme
triste verme
solitario.
Solitario sulla vetta
della torre antica è il passero
solitario. È la vedetta
solitaria in cima al cassero,
solitario è il soldo, o duolo,
del tapin ch’à un soldo solo,
solo andava il cieco inerme
e ben noto Belisario,
ma il più sol di tutti è il verme
lungo verme
cupo verme
cieco verme
bieco verme
triste verme
solitario.
Tutte l’altre creature
hanno moglie od hanno figli:
i canguri han le cangure
i conigli han le coniglie,
l’api accoppiansi nell’aria
e persin la dromedaria
tra le sabbie nude ed erme
ha il fedele dromedario.
Il più sol di tutti è il verme
lungo verme
cupo verme
cieco verme
bieco verme
triste verme
solitario.
Una vaga fantasia
alle volte pur mi coglie,
la mia mente vola via
e m’immagino aver moglie,
mi par d’essere, o cuccagna,
un bel nastro, una lasagna…
non più fitto in membra inferme
nel mio vil penitenziario
e non più essere un verme
lungo verme
cupo verme
cieco verme
bieco verme
triste verme
solitario.
Nastro a volte mi figuro
di annodarmi intorno a un collo
di fanciulla esile e puro.
In intingoli di pollo
altre volte invece parmi
da lasagna intingolarmi.
Il mio cor si tuffa in terme
di speranza… ed al contrario
resto sempre il verme, il verme
lungo verme
cupo verme
cieco verme
bieco verme
triste verme
solitario.
Pure il giorno verrà, il giorno
che uscirò fuori a vedere
come è fatto il mondo intorno
miserere, miserere,
finirò la vita trista
nel boccal di un farmacista
pieno d’alcool ed erme-
ticamente funerario,
perché io non son che il verme
lungo…
cupo…
cieco…
bieco…
triste VERME
SOLITARIO

 

Fuori dai musei

 

alchemilla

alchemilla: niente guttazione.Le gocce sono di pioggia!

La pianta
Scarpinando per i sentieri di montagna intorno a Gressoney, pur stremata dalla fatica, inevitabile conseguenza di uno stile di vita all’insegna dell’immobilismo estremo, ho avuto la forza di fotografare l’alchemilla.
L’alchemilla vulgaris (detta anche erba stella), deve il suo nome all’alchimia. Gli alchimisti, infatti, utilizzavano le gocce che si depositavano ai margini delle foglie, per il fenomeno della guttazione. In condizioni di eccessiva umidità, l’acqua non evapora e la pianta perde gocce dagli idatodi (organi secretori d’acqua). Se avete in casa piante come la colocasia, forse avete notato questo fenomeno. Nell’alchemilla le gocce si formano sulle punte frastagliate delle foglie.
Gli alchimisti chiamavano quest’ acqua “acqua celestiale” o “acqua dei saggi” e la usavano per la ricetta della pietra filosofale
“Perché come non ci nutriamo del grano, ma siamo obbligati a ridurlo in farina, a separarne la crusca, a impastarla con l’acqua per fomarne il pane che deve essere cotto con un forno, per essere alimento conveniente, così noi prendiamo la pietra, latritiamo, ne separiamo con ilfuoco segreto ciò che ha di terrestre ; la sublimiamo, la dissolviamo con l’acqua dei saggi, cuociamo questa semplice confezione per farne una medicina sovrana.( Alfredo Cattabiani –Florario- Oscar Saggi Mondadori 1998).”
Viene anche utilizzata in preparati erboristici che avrebbero il potere di : prevenire l’avvizzimento del seno e la smagliature, curare congiuntivite e arteriosclerosi, funzionare da antinfiammatori, sedativi, cicatrizzanti.

La curiosità
E dopo le fatiche della montagna: le meravigliose acque termali, riposanti e rilassanti. E mentre mi beo tra gli spruzzi delle piscine del Villaggio della salute di Castel San Pietro ( vicino a Bologna), penso a … radiazioni. Non è pertinente? Vedremo!
Un piccolo salto temporale ed eccoci nel 1916. Vi propongo alcuni passi di un dotto capitolo “Emanazioni radioattive delle acque minerali e la loro importanza terapeutica” acque mineralitratto dal rimo volume di le acque minerali e gli stabilimenti termali, idropinici, ed idroterapici in Italia” VinaJ, Pinali- 1916
“ non è quindi la sola composizione chimica delle acque che deve richiamare la nostra attenzione, ma ancora la conoscenza delle sue proprietà chimico fisiche, avendo la scienza moderna accertato, come le acque delle stazioni di cura contengano maggiore numero di elementi di quanto si credesse in passato, come a dire metalli in stato particolare e dei gaz rari e specialmente emanazioni di radio e di torio.
Le recenti scoperte di Curie, di Charles, di Moureu, hanno di molto favorito tali ricerche , ma ciò che maggiormente interessa l’idrologo attuale è la presenza nelle acque dell’emanazione del radio , il prezioso metallo che esiste in quantità discreta nella profondità del suolo e che ha la principale proprietà di dar luogo alla formazione di gaz di emanazione. Questa lentissima trasformazione che si svolge nelle profondità delle rocce e viene portata alla superficie del suolo dalle acque, che vengono così a fornire eccellenti stazioni di cura.
Ma fa d’uopo osservare che se molte sorgenti contengono tracce di emanazione, poche scaturigini sono realmente radioattive, essendo necessario che una quantità apprezzabile di emanazione sia contenuta nell’ acqua, perché si possa ammettere la radioattività di questa ed il suo valore curativo.”

 

Buone vacanze!

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