Frammenti di vacanze 2

Un itinerario fra ville e giardini. Solo impressioni e riflessioni suggerite da quanto  visto e che ho voluto riportare qui, senza particolari approfondimenti . Roba da vacanze,certo, ma  sempre con unpodichimica (poca davvero questa volta!)
Castello e giardino
il castello Savoia a GressoneyGressoney Saint Jean. In questo paesino della Valle d’Aosta, tra il 1899 e il 1904, è stato costruito un castello divenuto residenza estiva della regina Margherita di Savoia, moglie di Umberto I e madre di Vittorio Emanuele III. Guardando quelle torri , che danno alla costruzione l’aspetto di un castello fuggito da un libro di favole, la prima cosa che colpisce il visitatore è il fatto che ci siano voluti solo cinque anni per realizzare un edificio di quelle dimensioni per di più costruito non in mattoni ma in pietra (estratta nelle cave valdostane).
Si sono viste opere ben meno ciclopiche languire tristemente per anni e già vecchie alla loro inaugurazione. A memoria d’uomo, solo il Mac Donald di Castel Maggiore, sorto in quattro mesi e subito funzionante, può eguagliare tanta efficienza e velocità.
Certo questo castello, un regalo del re Umberto I alla moglie Margherita non ha dovuto soffrire lungaggini dovute a finanziamenti insufficienti, ad appalti concessi a ditte il castello Savoia a Gressoneyscalcagnate e in odor di mafia anzi! Il visitatore, o meglio, la visitatrice rimane incantata di fronte alla perizia con cui sono realizzati gli interni. Soffitti e pavimenti perfetti e con colori ancora incredibilmente vivaci per non parlare delle tappezzerie ( in seta e lino) mantenutesi intatte (anche perché non incollate alla parete). Ed è di fronte all’angolo preferito della regina di cui porta il nome che la visitatrice incomincia a sentire un certo disagio: un davanzale in legno massello che si trasforma in una seggiola dall’aria estremamente comoda, su cui Margherita amava riposare leggendo . Nessuno spiffero. La mente della visitatrice va subito ai suoi infissi, pagati a caro prezzo e montati in modo che anche la più lieve brezza possa liberamente circolare per la casa. Ed ecco che un pensiero si insinua fastidioso .
Sono passati solo 110 anni dalla realizzazione di quel castello: che ne è stato della manualità e perizia degli artigiani? Esiste, se pur a carissimo prezzo, o è scomparsa con carrozze e crinoline allo scoccare dell’era moderna? Che ne è stato della QUALITA’?
Rimossa la riflessione che porterebbe a conclusioni spiacevoli e poco vacanziere, la il castello Savoia a Gressoneyvisitatrice si concentra sulla visita e questa volta a colpirla è la presenza di termosifoni in ghisa accanto ai tradizionali e sontuosi caminetti. Anacronismo suggerito alla famiglia Moretti (proprietaria della villa dopo i Savoia e prima della regione Val d’Aosta) dai rigidi inverni alpini? A ben guardare, però, anche i radiatori hanno decorative zampe di leone e sì, sono proprio originali, conferma la guida. Considerato che l’invenzione dei termosifoni è attribuita a Franz San Galli  (1824-1906) intorno al 1850, che la prima fonderia italiana a produrre radiatori fu impiantata nel 1900 dall’ industriale Ambrogio Necchi (il figlio poi si specializzò in macchine da cucire) è evidente come l’ingegnere /architetto Emilio Stramucci, che progettò questo Castello, fosse molto attento alle innovazioni tecnologiche. Il Castello ha anche un impianto elettrico originale; non si dimentichi che Aosta, nel 1885, fu la prima città d’ Italia ad avere la luce elettrica! (Abbé Henry – Histoire de la valle d’Aoste-1929)
Altra cosa interessante è che le cucine sono esterne al palazzo ( la regina non voleva sentirne gli odori) e sono collegate da una ferrovia sotterranea (Decauville) con la quale arrivavano i piatti caldi (conservati in recipienti termici). Inoltre, acqua calda corrente nel confortevole bagno della regina!
La visitatrice dopo aver dato un ultimo sguardo alla spettacolare scala in legno e alle il castello Savoia a Gressoneyelaborate iniziali della regina (che se non fosse per un’ inutile A di Augusta coinciderebbero con le sue) esce dal castello per visitare il piccolo giardino roccioso,
inaugurato nel 1990, che raccoglie le specie più decorative di fiori alpini locali e provenienti da diverse parti del mondo. Profumi e colori sono davvero indimenticabili. Eccone l’immagine ma le fotografie non possono ricreare l’atmosfere di aromi, sfumature e trasparenze che un giardino può regalare.giardino alpino

 

unpodigossip.In questo castello Carducci incontrò la regina Margherita e ne rimase affascinato. Ecco la famosa ode che compare nelle Odi Barbare

ALLA REGINA D’ITALIA

XX NOV. MDCCCLXXVIII

Onde venisti? Quali a noi secoli

sí mite e bella ti tramandarono?

fra i canti de’ sacri poeti

dove un giorno, o regina, ti vidi?

Ne le ardue rocche, quando tingeasi

a i latin’ soli la fulva e cerula

Germania, e cozzavan nel verso

nuovo l’armi tra lampi d’amore?

Seguiano il cupo ritmo monotono

trascolorando le bionde vergini,

e al ciel co’ neri umidi occhi

impetravan mercé per la forza.

O ver ne i brevi dí che l’Italia

fu tutta un maggio, che tutto il popolo

era cavaliere? Il trionfo

d’Amor gía tra le case merlate

in su le piazze liete di candidi

marmi, di fiori, di sole; e “O nuvola

che in ombra d’amore trapassi, -

l’Alighieri cantava – sorridi!”

Come la bianca stella di Venere

ne l’april novo surge da’ vertici

de l’alpi, ed il placido raggio

su le nevi dorate frangendo

ride a la sola capanna povera,

ride a le valli d’ubertà floride,

e a l’ombra de’ pioppi risveglia

li usignoli e i colloqui d’amore:

fulgida e bionda ne l’adamàntina

luce del serto tu passi, e il popolo

superbo di te si compiace

qual di figlia che vada a l’altare;

con un sorriso misto di lacrime

la verginetta ti guarda, e trepida

le braccia porgendo ti dice

come a suora maggior “Margherita!”

E a te volando la strofe alcaica,

nata ne’ fieri tumulti libera,

tre volte ti gira la chioma

con la penna che sa le tempeste:

e, Salve, dice cantando, o inclita

a cui le Grazie corona cinsero,

a cui sí soave favella

la pietà ne la voce gentile!

Salve, o tu buona, sin che i fantasimi

di Raffaello ne’ puri vesperi

trasvolin d’Italia e tra’ lauri

la canzon del Petrarca sospiri!

 

 

 

Parco e villa

villa DraghiMontegrotto Terme. L’dea era quella di visitare il piccolo museo del vetro ma in attesa della sua apertura pomeridiana, un piccolo ingresso accanto a un cancello monumentale, invita all’esplorazione.
Ed ecco un magnifico percorso all’ombra di grandi alberi. Un vero e proprio bosco che conduce a una villa ( villa Draghi) in una fantastica posizione panoramica. La villa in stile neogotico, è chiusa e viene utilizzata per eventi e spettacoli ma non ha importanza: la passeggiata per raggiungerla è la vera attrazione: una stradina che attraversa un parco di 32 ettari.
Lungo il percorso si incontrano castagni e, fra questi, i resti di un castagno monumentale (

castagno monumentale

castagno monumentale

descritto nel cartello quasi illeggibile “in stato vegetativo” ma non si direbbe) e querce gigantesche. Intorno si intravvedono viottoli, sentieri misteriosi e magici che invogliano all’esplorazione. C’è però un’ aria di abbandono, mitigata dallo splendore della natura, che mi dà cattive sensazioni. Un altro posto incantevole destinato alla morte per incuria e abbandono? Questo è un pensiero pungente e molto, molto fastidioso che mi è veramente difficile accantonare e neppure gli splendori dei vetri del piccolo museo riescono a togliermi quella strana malinconia poco vacanziera che mi ha colto.museo del vetro

 

Giardino botanico

Porto Caleri. Questo è un luogo davvero speciale. Ve ne parlo, anche se sottovoce, solo perché mi fido dei lettori di questo blog. La stagione che preferisco per visitarlo è l’estate perché con il caldo, i profumi sono più intensi e anche a occhi chiusi si percepisce il passaggio attraverso i tre ecosistemi: le odorose resine della pineta, il profumo intenso dell’ elicriso vicino al mare e della salsedine lungo la laguna. Anche i colori non scherzano: i verdi del bosco, il gialli del’ambiente marino, il viola della laguna. E il silenzio, interrotto da canti uccelli, fragore d’onde e solo lontano, molto lontano qualche voce deformata dal vento.
Qui è tutto molto curato: i percorsi, le indicazioni dei nomi delle piante, i cartelloni didattici con indicazioni su fauna e flora. Così si può intravedere la rana agile che si riposa nel laghetto palustre, scorgere la coda di un biacco che corre a nascondersi, riconoscere un caprifoglio etrusco o scoprire che cos’è un carletto.
E provare un forte senso di pace e di appartenenza al pianeta Terra.

Pubblicato in approfondimenti, gite | Contrassegnato , , , , | Lascia un commento

Frammenti di vacanza 1

Un piccolo mosaico: le tessere sono le impressioni, le emozioni, provate guardando fuori, anche se di poco, dalla mia postazione abituale.

Cristalli

Ajoite nel quarzo

Ajoite nel quarzo

Ancora cristalli: ricordate che questo è l’anno internazionale della cristallografia?!
Questa volta la meta è a Firenze: Museo di storia naturale “La Specola”. Nelle sale del primo piano è esposta una collezione di cristalli e proprio non trovo aggettivi che possano anche solo far immaginare l’incredibile spettacolo che si presenta al visitatore. Colori, trasparenze e forme che riportano a fantastiche descrizioni di fiabeschi tesori. E’ solo esposizione dei favolosi pezzi di una collezione unica al mondo. Non ci sono poster esplicativi: solo i nomi dei minerali classificati seguendo la nomenclatura mineralogica della Mineralogical Association. Se, come me, non possedete la vista di un’ aquila, consiglio l’acquisto del libricino “Cristalli” in vendita all’entrata della mostra, che consente, una volta usciti dall’incantato stupore che la vista di tanto splendore suscita, di approfondire la visita con i nomi dei minerali proprietari di quelle magie.
Naturalmente una vota entrati nel museo consiglio di non limitarsi alla mostra ma di visitare anche le altre sale. Eccovi alcuni flash.

Arte

la Tribuna di Galileo

“La Tribuna di Galileo, inaugurata nel 1841 da Leopoldo II di Lorena, fa parte del Museo di

La Tribuna di Galileo

La Tribuna di Galileo

Storia Naturale dell’Università di Firenze e rappresenta uno dei pochissimi esempi di stile neoclassico a Firenze. 
La Tribuna, come il nome suggerisce, è dedicata a Galileo Galilei e venne eretta con lo scopo di collocarvi alcuni strumenti scientifici ideati proprio dallo scienziato toscano. Gli affreschi e i bassorilievi presenti sulle volte del tempio, inoltre, raffigurano strumenti, scoperte scientifiche e gli scienziati a cui tali scoperte vanno attribuite.

La ricetta
2014-07-18 12.40.28Nella sezione zoologia, mi sono imbattuta in una curiosità:  gli insetti commestibili. già  alcune popolazioni se ne cibano e in un futuro ( che auspico lontano) potrebbero divenire la nostra fonte primaria di proteine . Non oso pensare alle proposte dei programmi dedicati alla cucina insettariana e alle ricettine che verranno propinate da cuochi e personalità di spicco. E se Rossini e Bismarck hanno reso famose preparazioni di uova e bistecche a chi toccherà il privilegio di immortalare cavallette e lombrichi?

La poesia
Sempre per le sale della Specola, ecco l’incontro con il verme solitario, indissolubilmente

Tenia o verma solitario

Tenia o verma solitario

legato alla poesia di Ernesto Ragazzoni che sentii recitata da David Riondino. Ve la propongo, consigliandovi di ascoltare anche la superba interpretazione che ne dà il grande Gassman.

Solo è Allah nel Paradiso
del Profeta Macometto
solo è il naso in mezzo al viso
solo è il celibe nel letto,
ma nessun, da Polo a Polo,
come me sul globo è solo,
né mai fu, per quanto germe
ebbe lune del lunario,
perch’io solo sono il verme
lungo verme
cupo verme
cieco verme
bieco verme
triste verme
solitario.
Solitario sulla vetta
della torre antica è il passero
solitario. È la vedetta
solitaria in cima al cassero,
solitario è il soldo, o duolo,
del tapin ch’à un soldo solo,
solo andava il cieco inerme
e ben noto Belisario,
ma il più sol di tutti è il verme
lungo verme
cupo verme
cieco verme
bieco verme
triste verme
solitario.
Tutte l’altre creature
hanno moglie od hanno figli:
i canguri han le cangure
i conigli han le coniglie,
l’api accoppiansi nell’aria
e persin la dromedaria
tra le sabbie nude ed erme
ha il fedele dromedario.
Il più sol di tutti è il verme
lungo verme
cupo verme
cieco verme
bieco verme
triste verme
solitario.
Una vaga fantasia
alle volte pur mi coglie,
la mia mente vola via
e m’immagino aver moglie,
mi par d’essere, o cuccagna,
un bel nastro, una lasagna…
non più fitto in membra inferme
nel mio vil penitenziario
e non più essere un verme
lungo verme
cupo verme
cieco verme
bieco verme
triste verme
solitario.
Nastro a volte mi figuro
di annodarmi intorno a un collo
di fanciulla esile e puro.
In intingoli di pollo
altre volte invece parmi
da lasagna intingolarmi.
Il mio cor si tuffa in terme
di speranza… ed al contrario
resto sempre il verme, il verme
lungo verme
cupo verme
cieco verme
bieco verme
triste verme
solitario.
Pure il giorno verrà, il giorno
che uscirò fuori a vedere
come è fatto il mondo intorno
miserere, miserere,
finirò la vita trista
nel boccal di un farmacista
pieno d’alcool ed erme-
ticamente funerario,
perché io non son che il verme
lungo…
cupo…
cieco…
bieco…
triste VERME
SOLITARIO

 

Fuori dai musei

 

alchemilla

alchemilla: niente guttazione.Le gocce sono di pioggia!

La pianta
Scarpinando per i sentieri di montagna intorno a Gressoney, pur stremata dalla fatica, inevitabile conseguenza di uno stile di vita all’insegna dell’immobilismo estremo, ho avuto la forza di fotografare l’alchemilla.
L’alchemilla vulgaris (detta anche erba stella), deve il suo nome all’alchimia. Gli alchimisti, infatti, utilizzavano le gocce che si depositavano ai margini delle foglie, per il fenomeno della guttazione. In condizioni di eccessiva umidità, l’acqua non evapora e la pianta perde gocce dagli idatodi (organi secretori d’acqua). Se avete in casa piante come la colocasia, forse avete notato questo fenomeno. Nell’alchemilla le gocce si formano sulle punte frastagliate delle foglie.
Gli alchimisti chiamavano quest’ acqua “acqua celestiale” o “acqua dei saggi” e la usavano per la ricetta della pietra filosofale
“Perché come non ci nutriamo del grano, ma siamo obbligati a ridurlo in farina, a separarne la crusca, a impastarla con l’acqua per fomarne il pane che deve essere cotto con un forno, per essere alimento conveniente, così noi prendiamo la pietra, latritiamo, ne separiamo con ilfuoco segreto ciò che ha di terrestre ; la sublimiamo, la dissolviamo con l’acqua dei saggi, cuociamo questa semplice confezione per farne una medicina sovrana.( Alfredo Cattabiani –Florario- Oscar Saggi Mondadori 1998).”
Viene anche utilizzata in preparati erboristici che avrebbero il potere di : prevenire l’avvizzimento del seno e la smagliature, curare congiuntivite e arteriosclerosi, funzionare da antinfiammatori, sedativi, cicatrizzanti.

La curiosità
E dopo le fatiche della montagna: le meravigliose acque termali, riposanti e rilassanti. E mentre mi beo tra gli spruzzi delle piscine del Villaggio della salute di Castel San Pietro ( vicino a Bologna), penso a … radiazioni. Non è pertinente? Vedremo!
Un piccolo salto temporale ed eccoci nel 1916. Vi propongo alcuni passi di un dotto capitolo “Emanazioni radioattive delle acque minerali e la loro importanza terapeutica” acque mineralitratto dal rimo volume di le acque minerali e gli stabilimenti termali, idropinici, ed idroterapici in Italia” VinaJ, Pinali- 1916
“ non è quindi la sola composizione chimica delle acque che deve richiamare la nostra attenzione, ma ancora la conoscenza delle sue proprietà chimico fisiche, avendo la scienza moderna accertato, come le acque delle stazioni di cura contengano maggiore numero di elementi di quanto si credesse in passato, come a dire metalli in stato particolare e dei gaz rari e specialmente emanazioni di radio e di torio.
Le recenti scoperte di Curie, di Charles, di Moureu, hanno di molto favorito tali ricerche , ma ciò che maggiormente interessa l’idrologo attuale è la presenza nelle acque dell’emanazione del radio , il prezioso metallo che esiste in quantità discreta nella profondità del suolo e che ha la principale proprietà di dar luogo alla formazione di gaz di emanazione. Questa lentissima trasformazione che si svolge nelle profondità delle rocce e viene portata alla superficie del suolo dalle acque, che vengono così a fornire eccellenti stazioni di cura.
Ma fa d’uopo osservare che se molte sorgenti contengono tracce di emanazione, poche scaturigini sono realmente radioattive, essendo necessario che una quantità apprezzabile di emanazione sia contenuta nell’ acqua, perché si possa ammettere la radioattività di questa ed il suo valore curativo.”

 

Buone vacanze!

Pubblicato in approfondimenti, l' almanacco | Contrassegnato , , , , , , , , , | 2 commenti

Il racconto: “Sulla luna”

Per qualche giorno non riuscirò ad aggiornare questo blog. Vi lascio perciò qualcosa da leggere:un mio racconto di quasi fantascienza non troppo lungo e un tantino bizzarro (come, del resto, quasi tutti i miei scritti). Buona lettura e a presto!

Sulla luna

sulla lunaEra il giorno di apertura. SP3 era in agitazione come sempre. Se si fosse sbagliata, confusa, impappinata. L‘ultima volta fu un vero disastro quando, nel pieno del racconto, le parole cervello e uccello si sovrapposero improvvisamente, creando non poca confusione sulle modalità di apprendimento utilizzate dagli avi. Non sopportava le risatine di scherno, i bisbigli, che questo genere di incidente di solito procura nei visitatori.
Ultimamente le accadeva sempre più spesso di non essere così lucida e chiara come un tempo. E non poteva neppure attribuire quegli errori alla vecchiaia: la parola vecchiaia era stata abolita.
Successe quando ci si accorse che era diventata economicamente troppo onerosa. Fu così che tutti iniziarono a morire nel fiore degli anni (non meno di 90) e nel pieno della loro attività lavorativa. D’altra parte, da tempi immemorabili, non ci si potevano più permettere costosi ozi pensionistici, e quindi, la fine arrivava quasi sempre lì, sul posto di lavoro.
Le carriere erano quindi lunghissime, ma la qualità delle mansioni affidate aveva un andamento a campana, soprattutto ai livelli più alti. Infatti si raggiungeva un culmine e poi, sebbene le qualifiche prendessero nomi sempre più altisonanti, con il passar del tempo, le attività svolte concretamente comportavano sempre meno responsabilità. Per intenderci, il gradino finale della carriera di un ricercatore dell’Ambiente era: Responsabile Sanificatore Unico, un’ attività che consisteva nella pulizia quotidiana di una strada o di una piazza..
SP3 era appena stata promossa da Direttore Generale del museo a Responsabile Diretto delle Relazioni Esterne ovvero, accompagnava i visitatori nel giro del museo. E questa non era certo la tappa finale della sua carriera, che prevedeva il titolo di Capo Edificio Espertissimo (mansione: indicare l’ubicazione delle toilette di tutti i piani).
Intanto SP3 girava vorticosamente per gli ambienti per evitare di fare errori di datazione e di collocazione dei reperti nel corso della visita: lì c’era la ruota di una Ferrari da corsa, là un cellulare vicino a un ridicolo modello di computer, e così via. Tutti pezzi preziosissimi portati lì dal pianeta di origine, Terra. Così almeno si diceva. SP3 sorrise. Ne aveva sentite di storie sulla Terra nella sua lunga permanenza al museo!
Si diceva che quel pianeta fosse stato un tempo abitato anche da viventi diversi dall’uomo: cose chiamate piante, roba che nasceva spontaneamente dal terreno e che a volte emetteva molecole di deodorante non sintetico. Inoltre si narrava dell’esistenza degli Animali, esseri che potevano avere due, quattro e anche mille gambe e che volavano, strisciavano e perfino nuotavano. Fin dove può arrivare l’immaginazione!
Intanto era giunta all’ultimo piano del museo. In un luogo un po’ nascosto, c’era una teca poco illuminata e con indicazioni vaghe nel cartellino. Conteneva un reperto sulla cui autenticità correvano molti dubbi e che quindi era stato isolato e dimenticato. SP3 aprì la vetrina, e ne trasse uno strano oggetto. Non era che un oggetto, un oggetto qualsiasi, ma ogni volta che lo vedeva qualcosa di strano si metteva in moto in lei. Era una specie di recipiente: finiva a punta e sulla parte opposta all’apertura aveva una sorta di appendice alta otto centimetri. Era rosso lucente, bellissimo. Non esisteva niente di simile lì sulla Luna nel 3000dT (dopo Terra).
Aveva fatto delle ricerche; da antiche scritture era venuto fuori un nome: scarpa. Si diceva si mettesse ai piedi per spostarsi (allora si diceva camminare) e quel particolare tipo di scarpa si indossava per ballare. SP3 non era riuscita a capire che cosa significasse ballare ovvero, muoversi a tempo di musica. Era la frase “tempo di musica” a riuscirle estremamente oscura. Sul significato di musica, infatti, si erano varie ipotesi, ma nessuno sapeva dire cosa fosse. Sulla Luna, infatti, non esisteva neppure il suono e ci si capiva attraverso sensori che traducevano i pensieri.
In ogni caso, dopo anni di disquisizioni e ipotesi, gli studiosi avevano archiviato quell’oggetto come falso. E a ben pensarci, chi avrebbe mai potuto mettere quelle cose ai piedi e poi quali piedi. Ormai, quelle inutili appendici non esistevano più sostituite da parti meccaniche, che rendevano molto più veloce spostarsi sul terreno lunare. Si poteva così sfruttare la quasi l’assenza di gravità e sfiorare appena il suolo quasi in un principio di volo.
SP3 però aveva continuato a far ricerche su quell’oggetto dimenticato e aveva scoperto il resto del mito. La leggenda narrava che la prima donna a mettere piede sulla luna, volesse lasciare lì, sulla superficie lunare, qualcosa che potesse essere inequivocabilmente associata al genere femminile in modo che fosse chiaro che, fra i colonizzatori del nuovo mondo c’erano anche loro, le donne e con un ruolo da protagoniste. Così scelse le scarpe col tacco (il tacco doveva essere l’appendice di otto centimetri) e le lasciò lì, sulla superficie lunare, a perenne ricordo.
SP3 sorrise pensando all’inutilità di quel gesto. Nel suo mondo, infatti, uomo, donna erano solo nomi e non c’era differenza fra i due sessi. Anzi nel vocabolario quella parola, sesso, non compariva più in nessuno dei significati. Solo certi storici la citavano come una curiosità del passato. L’assurda pratica della procreazione era un fatto che interessava solo i medici: ovuli e spermatozoi si ritrovavano in provetta senza bisogno di inutili contatti. I bambini, poi. C’erano apposite unità mobili che li addestravano e impedivano che circolassero per il mondo fino a quando avessero perso quella fastidiosa voglia di conoscere e di far domande. Niente pianti, niente risa sulla luna. Tutto era silenzioso, pacato. Da tempo anche la parola amore era caduto in disuso, anche questa cancellata dai vocabolari. Bacio, carezza, non si sapeva neppure cosa fossero in quel mondo efficiente in cui il lavoro era l’unico valore. Si era tutti un po’ uomini, un po’ donne e un po’ macchine.
Il cambiamento era stato lento ma sistematico. I primi a cadere furono gli ideali, considerati troppo vaghi per essere utili; poi fu la volta delle idee. E poi anche il semplice pensare fu guardato con sospetto. I sensori applicati al cervello impedivano il pensiero libero se non per brevi istanti e anche i sogni erano controllati. La causa ufficiale, per giustificare tutto ciò, era che bisognava adattarsi condizioni estreme, era una questione di sopravvivenza. E così, pezzetto per pezzetto erano stati smontati e modificati. Ma sopravvivevano, anche se le ragioni di questo sopravvivere erano piuttosto oscure, ancora più oscure di quanto non fossero quelle del vivere per gli antenati terrestri.
Nessuno però si poneva domande esistenziali: erano programmati per vivere, vivere e basta.
Eppure, nonostante tutto, SP3, ogni volta che guardava quella scarpa rossa, sentiva rinascere stimoli antichi, sentiva nell’aria come una musica e aveva voglia di ballare. E così, anche quel giorno, dopo aver estratto la scarpa dalla bacheca, pur ignorando il significato di ciò che stava facendo, cominciò a ondeggiare ritmicamente e intorno le pareva di udire suoni, voci umane, grida di bambini.
Le pareva di sentire il calore di carezze e si sentiva felice, anche se non sapeva si dicesse così, mentre sentiva il battito veloce del suo cuore. Veloce, troppo veloce.
L’addetto alle pulizie D103 la trovò così, seduta sul pavimento e con una strana espressione sul viso. Un sorriso, seppe poi, dopo essersi documentato. Tra le mani. SP3 aveva un oggetto rosso. Un puro semplice oggetto nient’altro che un puro semplice oggetto eppure l’addetto D103 sentì un brivido, quando lo prese tra le mani e lo ripose nella teca. Per sempre.

 

 

 

Pubblicato in approfondimenti, favole | Contrassegnato , , | Lascia un commento

La buona notizia

 

la buona notiziaLa buona notizia del venerdì

Marco ha conseguito la maturità scientifica con 100/100 !!! Complimenti!

Marco? Non sarà un po’ troppo personale come notizia del venerdì?
No, non lo è.
Marco Cameriero è un ragazzo fantastico che ho incrociato sul web, dapprima leggendo i suoi commenti sempre molto profondi e pertinenti  sul  blog di Annarita Ruberto,  e poi, scoprendo la sua pagina, Marco’s room. Attualmente  i suoi post sono anche sul blog il Tamburo riparato che, da qualche tempo,  lo vede tra i suoi  collaboratori.
Con la sua competenza informatica mi ha aiutato quando uscì un Carnevale della Chimica da me ospitato ( il mio primo!!) devastato dalla “ puntovirgolite indelebile” ,vale a dire un punto e virgola ogni due parole, incancellabile.
Acuto, curioso, competente è lo studente che ogni prof vorrebbe incontrare perché allievi del genere obbligano a uscire dalla routine e a crescere professionalmente.
Mi hanno perciò molto colpito le sue riflessioni profonde e amare sulla scuola: riflessioni che però in gran parte condivido.
Ho sempre pensato che attualmente il nostro sistema scolastico agisca come una sorta di laminatoio con la funzione di foggiare cervelli dello stesso spessore scartando tutto quello che è più basso o più alto. Ultimamente si è lavorato molto per ridurre le dimensioni del prodotto in uscita, rendendo così l’ambiente scuola sempre più inutile quando non addirittura dannoso per chi mostrasse interessi o curiosità un po’ troppo elevati.
Non penso che ci saranno miglioramenti per il futuro perché le riforme non vanno nella direzione di modificare il sistema in modo da creare un ambiente in grado di valorizzare le capacità di ogni singolo individuo e nel contempo mettere in luce le eccellenze invece di appiattirle e mortificarle come oggi, purtroppo, succede.

E a Marco, ragazzo eccezionale deluso da questa scuola grigia e  notevolmente noiosa, invio  una brevissima lettera.
Caro Marco,
sono certa che comunque tu sia riuscito a impossessarti di tutto quello che la scuola aveva di buono da offrirti. Certo il dono finale è un pacchetto veramente minuscolo e forse anche mal incartato. Peccato, ma questo non influirà minimamente sul tuo futuro perché tu hai le capacità che occorrono per far tesoro di quel poco e riempire la tua valigia personale nel migliore dei modi. In fondo credo che la scuola, non seguendoti come avresti voluto, ti abbia in certo qual modo costretto a diventare tu stesso l’artefice delle tue conoscenze . Purtroppo questo ha funzionato con te perché sei quel super Marco di cui parlavo. Per gli altri , quelli che non sanno muoversi con la tua disinvoltura nei meandri del sapere, il percorso sarà decisamente più difficile.
Ti auguro un futuro pieno di sorprese e di scoperte favolose e ti lascio con questa frase di Erwin Schrödinger tratte da “ Scienza e umanesimo”.

La domanda che ci assilla è da dove proveniamo e dove andiamo, tutto ciò che possiamo osservare da noi stessi è ciò che ci circonda attualmente. E’ per questo che abbiamo l’ansia di scoprire su di esso tutto quanto possiamo. Questa scienza, l’apprendere, il conoscere, questa è la vera sorgente di ogni impresa spirituale umana. Cerchiamo di scoprire quanto possiamo sull’intorno spaziale e temporale del luogo nel quale ci troviamo posti dalla nascita. E nel tentativo proviamo un piacere, lo troviamo estremamente interessante.( Può non essere questo il fine per il quale viviamo?).

 

 

Altre buone notizie

Da Laurin42

La buona notizia del venerdì: La Svezia sperimenta la giornata lavorativa di 6 ore

da Marisa Mole’s Weblog

LA BUONA NOTIZIA DEL VENERDÌ: PAPA’ PERCORRE 300 KM A PIEDI PER SALVARE LA VITA AL FIGLIOLETTO
Pubblicato in La buona notizia | Contrassegnato , , | 4 commenti

Il pavone

Il pavone, da me  filmato nel meraviglioso  parco della fondazione Magnani Rocca, sembra proprio il protagonista di questa poesia di Guillaume Apollinaire:

Le paon

En faisant la roue, cet oiseau,

dont le pennage traine à terre,

apparait encore plus beau.

Mais se découvre le derrière.

Il pavone mosaico di Ines Morigi

Il pavone
mosaico di Ines Morigi

 

Il pavone

Quando questo uccello fa la ruota

con le penne che strascicano a terra,

sembra  ancora più bello.

Ma si scopre il sedere.

 

Solo il pavone?

 

 

 

Pubblicato in approfondimenti, chimica per modo di dire | Contrassegnato , , , , | 1 commento

Poesia

Una poesia di Roald Hoffmann (premio Nobel per la chimica  nel 1981) tratta dal suo libro ” Come pensa un chimico”

Dall’abbondanza alla carestia

Le cose

lì fuori o

dentro là

da qualche parte,

sembrano elemosinare

qualcuno che le riordini

Così, concepite per essere descritte,

ordinate, sono di fatto in formazione. Bello,

ma ciò che rende le cose spiritualmente interessanti è

l’essere in formazione, poichè successivamente,

esse ritornano semplicemente

ad essere

cose

 

 

Pubblicato in approfondimenti, chimica, didattica | Contrassegnato , | Lascia un commento

La buona notizia

ti ho vistoUn nuovo messaggio per gli alieni
Questa notizia è per lo meno insolita e credo possa entrar a far parte della buone notizie del venerdì.
Leggo da Galileo

Nel 2015 partirà dalla Terra un messaggio digitale verso la navicella New Horizons. Sarà destinato a eventuali forme di vita extraterrestri
La Nasa lancerà a breve una campagna di crowdsourcing
per decidere il contenuto del messaggio da affidare alla sonda New Horizons, sviluppata dall’agenzia spaziale americana per l’esplorazione di Plutone e del suo satellite Caronte.
New Horizons è decollata a gennaio 2006 dalla base di Cape Canaveral e, se tutto va bene, raggiungerà Plutone a luglio dell’anno prossimo. Dopo aver compiuto le sue osservazioni, invierà alla Terra tutti i dati raccolti e quindi proseguirà indefinitamente il suo viaggio all’esterno del Sistema Solare: è per questo che Jon Lomberg, che aveva già lavorato al Golden Record (il disco per gli extraterrestri a bordo delle Voyager 1 e 2, risalente al 1977), ha pensato di elaborare un nuovo messaggio per lo Spazio profondo. Stavolta, però, spiega lo scienziato, si tratterà di una registrazione completamente digitale, che verrà inviata in streaming alla memoria dei computer di New Horizons. Il progetto, che sarà lanciato ufficialmente il prossimo 25 agosto, si chiamerà One Earth Message.
“Daremo la possibilità a chiunque di partecipare”, racconta ancora Lomberg, “e inviare una propria foto nello Spazio. Saranno gli stessi utenti a votare i contenuti migliori”. L’équipe di Lomberg si limiterà a un controllo editoriale per evitare che nessuna “immagine inappropriata” passi il vaglio, ma l’ultima parola spetterà comunque alla Nasa. Anche se la sonda non dovesse mai incrociare un extraterrestre, comunque, lo scienziati sottolinea l’alto valore sociale dell’iniziativa: “Finora le persone sono state ispirate dalla registrazione a bordo di Voyager, il ritratto della Terra del 1977. Il mondo, oggi, è molto diverso, e il nuovo messaggio rifletterà speranze e sogni della seconda decade del ventunesimo secolo. Speriamo che sarà un esempio di creatività globale e di cooperazione, qualcosa che il mondo possa condividere come una grande impresa.

Allora al lavoro dunque! In che modo si potrebbe stuzzicare la curiosità e l’interesse di un alieno e indurlo a mandarci una risposta? Magari meno sibillina di un semplice “wow”
Se volete qualche idea, provate a curiosare nell’ edizione di settembre/ ottobre 2012 dei carnevali della chimica e della fisica che affrontavano in contemporanea l’argomento “ Cercando tracce di vita nell’Universo”. Leggetevi gli interessanti contributi pubblicati su Scientificando  a cura di Annarita Ruberto per la fisica e su Divulgazione Chimica
a cura di Franco Rosso per la chimica

Uno dei mie contributi si chiamava “Ti ho visto” : qualora vi interessasse, cliccate!

Qui invece troverete informazioni sul primo messaggio inviato agli alieni

Ne approfitto per consigliarvi qualcosa per le vacanze:
Paul Davies – Siamo soli? – Mondadori 1994
Italo Calvino – Le cosmicomiche- Einaudi 1978
E ora non mi resta che salutarvi con le famose parole di Fermi ( a proposito, non perdetevi questo articolo di Annarita Ruberto

Dove sono tutti quanti ?

Altre buone notizie

Laurin42 : L’oca Becco di rame proposta alle Paraolimpiadi di Rio del 2016

Pubblicato in La buona notizia | Contrassegnato , , , | 1 commento