Uova

E’ Pasqua e quindi scriverò di uova.
Non ho però voglia di parlar di uova né di gallina né di cioccolata e neppure di chimica o didattica delle uova di qualunque sostanza esse siano.
Alchimia, mistica e immagini: a questo mi limiterò in un pomeriggio freddo e piovoso.
Eccovi perciò un bell’ uovo cosmico :

uovo cosmico

John Dee –Monas Hieroglyfica- Anversa, 1564

L’astronomo e matematico John Dee (1527-1608)
utilizzò l’uovo per rappresentare l’etere, ritenendo che i pianeti descrivessero orbite ovali (Copernico era ancora alle orbite di forma circolare.
Secondo Paracelso “il cielo è un guscio che separa il mondo – considerato alla stregua di un uovo – dal cielo di Dio. Il tuorlo simboleggia la sfera inferiore, l’albume quella superiore, Il tuorlo: terra e acqua. L’albume: aria e fuoco.” (Paragranum 1530)

Hildegard von Binchen (1098-1179) una mistica, autrice di versi stupendi racconta:
“Poi vidi un’ immagine gigantesca, circolare e vaga. Si restringeva in cima come un uovo. Lo strato più esterno tut’intorno era fuoco chiaro.

uovo cosmico

Hildegard von Binchen Scivias (codice Rupertsberg) XII sec

Appena sotto vi era una scorza oscura. Nel fuoco chiaro fluttuava una liscia palla di fuoco scintillante.” Sotto la scorza scura Hildegard vede la sfera dell’etere con la Luna e le stelle e ancora apiù sotto una zona nebbiosa, che lei chiama “scorza bianca” o “acque superiori.”

Quello che propongo ora è invece l’uovo filosofico
Michael Maier narra di un uccello, che vola più in alto di tutti gli altri. Si tratta di trovare il suo uovo e di bruciarlo poi, con cautela, per mezzo di una spada ardente. Se Marte viene in soccorso di Vulcano, allora dall’uovo nascerà un uccello capace di sconfiggere il

uovo filosofico

Michael Maier, Atalanta fugiens- Oppenheim, 1618

fuoco e il ferro .

In questa enigmatico racconto son racchiusi simboli ancora più misteriosi ( l’uovo, caotica Prima materia, la spada il fuoco eterno “ che rende tutto poroso e permeabile, cosicché l’acqua può penetrare e ammorbidire il duro.”)

 William Blake, incisore e poeta di fine ’700, ci regala questa insolita nascita

W. Blake The Gates of  Paradise 1793

W. Blake The Gates of Paradise 1793

Il guscio allude al limitato campo visivo dell’uomo “ enorme ombra rappresa di tutte le cose della nostra terra vegetata, immensamente dilatata, e deformata nello spazio indefinito ( W. Blake, Milton).
Dopo la morte l’uomo lacera questo “velo della natura” che come uno strato di ghiaccio tutto ricopre.
W. Blake The Gates of Paradise 1793

“ Mercurio è freddo e umido esteriormente bianco e freddo nella sua umidità, ma nel profondo di sé è rosso, cioè incandescente e

Speculum veritatis XVII sec.

Speculum veritatis XVII sec.

secco. Per questo gli antichi maestri l’hanno chiamato uovo”(J. I Hollandus , la mano dei filosofi- Vienna 1746)
Nell’immagine  a lato l’uovo di serpente rappresenta l’eterna circolarità dell’Opera.

Concludo questa breve carrellata fra le uova, con una frase di Paracelso
L’uovo custodisce la vita e l’essenza. Sappi dunque che l’aria non è altro che caos e il caos non è altro che l’albume e l’uovo stesso,il cielo e la Terra

Particolare da Bosch – Il giardino della delizie – 1510

Particolare da Bosch – Il giardino della delizie – 1510

Tutto questo per augurarvi un’ ottima Pasqua.

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Il topo

ad ora incertaNon é stato facile ma finalmente ho in mano il volume di poesie di Primo Levi “Ad ora incerta”.  C’era un certo stupore negli occhi delle  commesse quando chiedevo di questo  libro e immancabilmente la domanda era ;

- Ma Primo Levi ha scritto poesie?-

Lascio che sia  lui stesso a rispondere:

“Chi non ha scritto versi? Uomo sono. Anch’io ad intervalli regolari, “ad ora incerta”, ho ceduto alla spinta: a quanto pare è inscritta nel nostro patrimonio genetico.

Sono scritti taglienti quelli raccolti qui, parole che arrivano dritte all’anima.

Una poesia  si intitola Pasqua  ma no, non ve la proporrò oggi.

Ne ho scelta un’altra,  un insolito  e ironico pensiero sul tempo.

Il Topo

E’ entrato un topo, da non so che buco,

non silenzioso, come è loro solito,

ma presuntuoso, arrogante e bombastico.

era loquace, concettoso, equestre:

s’è arrampicato in cima allo scaffale

e mi ha fatto una predica

citandomi Plutarco, Nietzsche e Dante:

che non devo perder tempo,

bla bla, che il tempo stringe,

e che il tempo perduto non ritorna,

e che il tempo è denaro,

e che chi ha tempo non aspetti tempo

perchè la vita è breve e l’arte  è lunga

e che sente avventarsi alle mie spalle

non so che carro alato e falcato.

Che sfacciataggine! Che sicumera!

Mi faceva venire il latte ai gomiti.

Forse che un topo sa che cosa è il tempo?

E’ lui che me lo sta facendo perdere

con la sua ramanzina facciatosta

E’ un topo? Vada a predicare ai topi.

l’ho pregato di togliersi di torno:

che cosa è il tempo, io lo so benissimi,

entra in molte equazioni della fisica,

in vari casi perfino al quadrato

o con un esponente negativo.

Ai casi miei provvedo da me stesso,

non ho bisogno dell’ altrui governo:

prima caritas incipit ab ego.

15 gennaio 1983

 

 

 

 

 

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Premio Dardos

Un premio per Unpodichimica! Grazie carissima Laurin42!

Premio Dardos

 

premio-dardos

Cos’è il Premio Dardos

In poche parole è un riconoscimento che viene consegnato ai blogger che hanno dimostrato impegno nel trasmettere valori culturali, etici, letterari o personali ; che dimostra la sua creatività , che esprime il proprio pensiero attraverso le sue letture e le sue parole.

Come funziona

Come tutti i premi di questo genere, è previsto un piccolo regolamento :

1) accettare (ma ovviamente non è obbligatorio) e comunicare il regolamento visualizzando il logo del premio.
2) linkare il blog che ti ha premiato
3) premiare altri 15 blog meritevoli avvisandoli del premio
” Premio Dardos” è la nomination del momento,  sono lusingata di averla ricevuta e ringrazio l’amica blogger :

https://lauracarpi.wordpress.com/

Ecco i blog che nomino anche se molti saranno già stati nominati  (o non accetteranno il premio):

Il coniglio mannaro

Scienza e musica

il blog della prof di diritto

Marisa Moles’s weblog

Barbarainwonderlart

dodicirighe

RaffRag’s Una Tantum

Knedliky

matematicamedie

Scientificando

Prosopopea

Questione della decisione

Letteredalucca

Science for passion

Crescere Creativamente

 

Non so se il mio blog trasmette tutte o anche solo in parte le  cose che  vengono premiate da questo riconoscimento. So per certo che che è nato perchè avevo voglia di raccontare, un po’di chimica,  e un po’ di altro e ho dedicato molto tempo per farlo. Sapere che ogni tanto qualcuno mi viene a trovare e apprezza il mio lavoro è già un  grosso premio.

 

 

 

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Castelli

Grigio: il cielo, il mare. Anche l’erba ha smorzato i toni brillanti di verde per mimetizzarsi e diventare un tutt’uno con aria e acqua. Eppure anche così, acromatica o quasi, quella terra a metà tra il fiume e il mare respira e il suo alito è incanto e fascino.
Indefinite, appena disegnate, lontane appaiono le sagome di due castelli. L’uno sorge dal mare come una misteriosa isola fatata; la torre dell’altro, sottile e determinata, si confonde con le nuvole laggiù, a sud.


Rigassificatore di Rovigo e Centrale Termoelettrica di Porto Tolle: questi i nomi dei due castelli che mai videro Guelfi o Ghibellini o udirono lo sferragliare delle armature di epici cavalieri.
RigassificatoreEnergia: produrre, immagazzinare, vendere centrale di porto Tolleenergia , queste sono le arti che le genti dei castelli praticano. E tutti i giorni riscaldano, bruciano, modificando l’acqua e l’aria intorno a loro.
In sicurezza, consci del patrimonio ambientale che vive lì fuori dai loro confini.
I castelli sorgono infatti nel Parco del Delta del Po, nella parte veneta e questi sono alcuni esempi di abitanti di quelle zone.

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In sicurezza.
Così dicevano i responsabili della centrale quando bruciavano nelle caldaie olio combustibile, mefitico per uomo e ambiente, se non usato con le dovute cautele.
In sicurezza dicono quelli del Rigassificatore mentre aspirano l’acqua del mare per riscaldare il metano liquido.
Ma poi
I signori della Centrale sono stati condannati per disastro ambientale e, come rimedio al danno, progettano di convertire le caldaie del castello a … carbone, avendo abbandonato, a malincuore, dopo Fukushima, l’idea di aggiungere un bel Nucleare al nome del maniero.
E il Rigassificatore off shore? Accoglie metaniere provenienti da mercati orientali con il loro carico di gas naturale liquido. Lo riscalda utilizzando acqua di mare sterilizzata, lo ritrasforma in gas e lo immette nei gasdotti . Al mare restituisce acqua sterile con alti contenuti in cloro. In sicurezza.
L’Europa, chiamata in causa, si riserva di dare un parere a fronte di indagini più approfondite.

E intanto io mi chiedo: perché scegliere un territorio fragile come il Delta del Po per queste azioni invasive e così rischiose per l’ambiente?
E’ vero, il nostro territorio è tutto bellissimo e fragile e in qualunque punto presenta criticità per questi interventi comunque distruttivi.
E dunque, stando così le cose, non sarebbe necessario un pensiero politico illuminato o anche solo, un pensiero politico? Un pensiero che riconosca il genius loci e la vocazione dei territori, oltre alla possibilità di ricavarne guadagni immediati in termini di soldi e di scellerato consenso elettorale.
In tutto questo, spesso mi sembra di respirare le atmosfere descritte da Jarred Diamond nel suo libro “Collasso”.
Forse sto solo invecchiando, anzi, per fortuna sono già vecchia.

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“La chant de la Styrene”

3 anniPer i tre anni di questo blog, voglio dedicare a tutti quelli che mi seguono o che semplicementte passano da queste parti una canzone. Naturalmente non è una canzone di quelle che si percepiscono come sottofondo nei supermercati o dal dentista, anzi non è neppure una canzone è: “La chant de la Styrene”

Ancora  unpodichimica, ma questa volta in veste davvero speciale. Seguitemi.

Siamo in Francia alla fine degli anni ’50. La  Pechiney, Società Chimica ed Elettrometallurgica francese, incarica un giovane regista, Alain Resnais ( il grande maestro morto recentemente!) di girare un cortometraggio sulle meraviglie della plastica. Reisnais realizza un piccolo capolavoro con le musiche di Pierre Barbaud, l’inventore della musica algoritmica e il testo  di Raymond Queneau. Nel 1958 esce quindi il documentario,   “La chant de la Styrene”, dal titolo del poema in versi alessandrini, scritto da Queneau che  fa da commento al filmato.

Immagino che  Queneau, appena sentito il nome stirene, abbia impiegato un nanosecondo a fare l’associazione stirene – sirene- Omero. E proprio al canto delle sirene  (libro XII dell’Odissea) si ispirano  i versi dello scrittore francese.

Oggi probabilmente non sarebbero le  sirene ad associarsi alla parola stirene,  ma quelli erano altri tempi e lui comunque era Queneau.

Gli anni 1957/58 furono anni cruciali per l’evoluzione delle tecnologie delle materie plastiche. Se in Francia si cantava il polistirene, in italia iniziava la produzione del polipropilene e precisamente al 14 maggio 1957 risalgono i documenti che provano il collaudo del polipropilene isotattico a Ferrara.  Sì, proprio il polimero che ha dato vita al Moplen e al primo e unico Nobel per la chimica assegnato a un italiano , Giulio Natta. Il Nobel fu assegnato nel 1963 ( l’anno scorso era il cinquantesimo) e mi sembra interessante riportare  un frammento delle motivazioni che portarono all’assegnazione del Nobel al nostro scienziato. Il prof Fredga si rivolse a Natta dicendo

«In natura esistono molte macromolecole “costruite” in modo regolare e controllato, basti pensare alla cellulosa o al caoutchouc. Fino ad oggi noi tutti consideravamo che questo fosse un monopolio esclusivo della Natura dato che tali macromolecole sono realizzate con l’aiuto di enzimi. Il Prof. Natta ha infranto questo monopolio».

Quello era il passato:  in Italia oggi non si parla più di chimica (entità demoniaca),  di plastica, di scienza e di Natta o almeno, non in quei termini.

Ma torniamo alla nostra “Canzone dello stirene”: nel 1985 venne tradotta da Italo Calvino diventando “La canzone del polistirene”.

Ancora una volta il committente fu una società chimica: fu infatti  la Montedison a sponsorizzare l’opera.

Il 7 giugno 1985 l’editore  Vanni Scheiweiller chiese la collaborazione di Calvino per la produzione di un’edizione fuori commercio della traduzione de “La chant de la Styrene”  di Queneau corredata da un’acquaforte originale di Fausto Morlotti.

Calvino accettò l’ incarico di tradurre  l’opera  e, trovando difficoltà nell’interpretazione di diversi termini tecnici (9 per la precisione) si rivolse a Primo Levi, scrittore e   chimico, per averne un aiuto.  Non contento delle risposte avute, chiese lumi anche al suo editore Vanni Scheiweiller. (Popinga).

Eccovi ora il risultato del difficile lavoro di traduzione (Calvino morì nel settembre del 1985, poco tempo dopo la consegna del lavoro all’editore.)

 

La canzone del polistirene

 

“Tempo, ferma la forma! Canta il tuo carme, plastica!
Chi sei? Di te rivelami Lari, penati, fasti!
Di che sei fatta? Spiegami le rare tue virtù!
Dal prodotto finito risaliamo su su
Ai primordi remoti, rivivendo in un lampo
Le tue gesta gloriose! In principio, lo stampo.
Vi sta racchiusa l’anima; del lor grembo in balìa
Nascerà il recipiente, o altro oggetto che sia.
Ma lo stampo a sua volta lo racchiude una pressa
Da cui viene la pasta iniettata e compressa,
Metodo che su ogn’altro ha il vantaggio innegabile
Di produrre l’oggetto finito e commerciabile.
Lo stampo costa caro; questo è un inconveniente,
Ma lo si può affittare, anche da un concorrente.
Altro sistema in uso permette di formare
Oggetti sotto vuoto, per cui basta aspirare.
Già prima il materiale, tiepido, pronto all’uso
Viene compresso contro una filiera: “estruso”,
Ossia spinto all’ugello per forza di pistone;
Lo scalderà il cilindro al punto di fusione.
E’ lì che fa il suo ingresso nel bollente crogiolo
Il rapido, il vivace, il bel polistirolo.
Lo sciame granuloso sul setaccio si spinge,
Formicola felice del color che lo tinge.
Prima di farsi granulo, somigliava a un vibrante
Spaghetto variopinto: chiaro, scuro, cangiante.
Una filiera trae, dall’estruso finito,
Gli spaghi che una vite senza fine aggomitola.
E l’agglutinazione come si fa ad averla?
Con perle variopinte: un colore ogni perla.
Ma colorate come? Diventerà uno solo
Il pigmento omogeneo dentro il polistirolo.
Prima certo bisogna asciugarlo per bene
il rotante prodotto, dico il polistirene,
il nostro neonato, il giovane polimero
Del sempilice stirene, ma nient’affatto effimero.
“Polimerizzazione” designa, già lo sai,
il modo d’ottenere più elevati che mai
Pesi molecolari; non hai che far girare
Un reattore idoneo: mi sembra elementare
Come perle on collana, legate l’una in cima
All’altra, tu incateni le molecole…E prima?
Lo stirene non era che un liquido incolore
Coi suoi scatti esplosivi e un sensibile odore
Oseervatelo bene: non perdete le rare
Occasioni che s’offrono di vedere e imparare.
E’ dall’etilbenzene, se lo surriscaldate
Che stirene otterrete, anche in più tonnellate.
Lo si estraeva un tempo dal benzoino, strano
Figlio dello storace, arbuso indonesiano.
Così, di arte in arte, pian piano si risale
Dai canali dell’arido deserto inospitale
Verso i prodotti primi, la materia assoluta
Che scorreva infinita, segreta, sconosciuta.
Lavando e distillando quella materia prima,
-Esercizi di stile meglio in prosa che in rima-
L’etilibenzene scoppia per sua virtù esplosiva
Se la temperatura a un certo grado arriva.
L’etilibenzene il quale, com’è noto, proviene
Dall’incontro d’un liquido che sarebbe il benzene
Mischiato all’etilene che è un semplice vapore.
Etilene e benzene hanno per genitore
O carbone o petrolio oppure entrambi insieme.
Per fare l’uno e l’altro, l’altro e l’uno van bene.
Potremmo ripartire su questa nuova pista
Cercando come e quando l’uno e l’altro esistano.
Dimmi, petrolio, è vero che provieni dai pesci?
E’ da buie foreste, carbone, che tu esci?
E’ il plancton la matrice dei nostri idrocarburi?
Questioni controverse…Natali arcani e oscuri…
Comunque è sempre in fumo che la storia finisce.
Finchè non viene il chimico, ci pensa su e capisce
Il metodo per rendere solide e malleabili
Le nubi e farne oggetti resistenti e lavabili.
In materiali nuovi quegli oscuri residui
Eccoli trasformati. Non v’è chi non li invidii
Tra le ignote risorse che attendono un destino
Di riciclaggio, impiego e prezzo di listino.

Della strenna Motedison, ne furono stampate 99 copie numerate e 3000 con  una versione ridotta dell’acquaforte originale di Morlotti. La cartella conteneva anche le due lettere di Calvino, a Primo Levi e a Vanni Scheiweiller.

 

 

 

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Olio di sasso: la storia

Raccontando la conferenza di Milena Bertacchini: Quando il petrolio era un Olio di Sasso miracoloso.

sonetto

componimento poetico del 1753 di Everardo Audrich nel suo libro “Egloghe filosofiche ed altri poetici componimenti nei quali si spiegano varie delle più celebri opinioni della moderna Fisica” Firenze 1753

E dopo un po’ di poesia, il grafico

In questa immagine è riassunta  la storia dell’area del Modenese,  in relazione all’attività delle salse e all’ eventuale sfruttamento, a partire dalla loro prima menzione, nelle storie naturali di Plinio, fino ai giorni nostri. Nel 1982 la zona  è stata dichiarata riserva regionale .

cronistoria area salse

fonte: Gualmini – Ori

Ecco che  allora  i primi a usare l’olio minerale come unguento furono i monaci benedettini intorno al 1300. L’olio delle Salse quindi fu subito  raccolto non solo per l’alimentazione delle lampade del tempo, ma fu molto apprezzato anche in medicina per le sue qualità balsamiche e lenitive, nonché di assicurato valore come purgante e medicinale contro pidocchi e acari della scabbia. Proprio per queste proprietà, i Monaci Benedettini di S. Pietro in Modena raccoglievano e lavoravano il “petrolio“ delle Salse per poi commercializzarlo come “Olio di Santa Caterina
Un altro uso dell’olio era quello di trasformarlo in bitume e usarlo come impermeabilizzante per gli scafi delle navi.
Questa immagine tratta dal “De re metallica” di Giorgio Agricola nome latinizzato di  Georg Bauer, geologo – naturalista germanico nato in Sassonia nel 1494, mostra la lavorazione del bitume

lavorazione del bitume

Giorgio Agricola: De RE METALLICA”
lavorazione del bitume

E’ poco noto, ma nei secoli scorsi le salse emiliane, specie quelle della zona di Sassuolo (sax oleum = olio di sasso) erano tra le principali fonti di petrolio di tutto mondo occidentale. In Oriente, altre fonti comparabili erano rappresentate dalle “fontane di fuoco” e dai “laghi bituminosi” della Persia, citati da Marco Polo.

Ma torniamo al nostro olio. E’ del 1460 l’opera manoscritta di Francesco Ariosto che descrive le virtù medicamentose dell’olio di sasso. Si intitola “ De Oleorum principis olei Monzibinii Ortu et virtute” ed è dedicata al principe D.Borsio.
Fin dai tempi dell’Ariosto, dal monte Zibio (l’attuale Motegibio nel comune di Sassuolo, Modena) si ricavava una specie di bitume che sgorgava da una sorgente. L’Ariosto descrive che intorno alla sorgente vi fosse una certa terra nericcia, pregna d’olio, da cui, ricavandone delle zolle e sminuzzandole, poi facendole lievemente scaldare in caldaie di bronzo e poi chiudendole in borse di lana e spremute nei torchi, si ricavava l’olio.
L’olio di monte Zibio divenne famoso in tutto il mondo per le proprietà medicamentose descritte dall’ Ariosto. Per un certo periodo l’oblio avvolse l’Ariosto e il suo manoscritto fino a quando non venne dato alle stampe nel 1690 in Germania da Oligero Becabeo e poi nel 1698in Italia da Bernardo Ramazzini.
L’olio di sasso era comunque  conosciuto e apprezzato. A dimostrazione di questo, il ritrovamento di alcuni foglietti scritti in tedesco o in francese, nei quali vengono lodate le virtù terapeutiche di questo prezioso unguento modenese.

trasporto del petrolio

raccolta e trasporto dell’olio di sasso

Interessantissima questa stampa francese che risale al 1540 , che, come in un fumetto, descrive l’attività che ferveva attorno all’estrazione dell’olio. Si vede l’olio che scende dalla roccia, viene raccolto in recipienti chiusi e trasportati con vari mezzi: carri cavalli, a piedi. Curiosa la presenza di un cammello che fa pensare a esportazioni verso terre lontane. La tartaruga e la salamandra visibili in primo piano, probabilmente alludono alle proprietà di antidoto potente contro i veleni di rettili e insetti.
Ai piedi della roccia si vedono dei maiali che bevono e questo ci porta alla leggenda che spiega in che modo ci si accorse delle virtù terapeutiche di quest’olio.

Dunque, si narra che
un contadino si accorse che uno dei suoi porci era affetto da scabbia. L o portò perciò nelle paludi a morire. Dopo qualche tempo ritornò nella palude e ritrovò il porcello guarito. Allora lo riprese e lo rimise con gli altri. Ma l’animale si ammalò di nuovo e allora il contadino lo riportò nella palude . Lì si notò che il porcello si dirigeva sicuro verso una pozza di olio per poi rotolarvisi dentro. Dopo qualche abluzione il suino guarì. La guarigione doveva quindi attribuirsi a quell’olio miracoloso che da allora venne utilizzato non solo a scopi veterinari, ma per quasi tutti mali.

documenti dell'archivio

documenti dell’archivio

Fra le carte dell’Archivio Comunale, Romano Bertacchini, fra i curatori della conferenza, ha rinvenuto documenti nei quali l’olio viene citato nelle liste dei medicinali presenti nelle farmacie e che dimostrano quindi come  fosse considerato un medicamento a tutti gli effetti.

Ecco alcuni scritti che descrivono l’olio e ne  decantano le virtù.

Nello scritto del Pivati , si parla dei tre colori dell’olio. Quello bianco, quasi profumato era il più pregiato. Già allora però gli stranieri si lamentavano per la tendenza che avevano gli italiani di adulterare l’olio di sasso, vendendo per olio bianco, olio addizionato a olio nero e ad altre impurezze.
Interessante un opuscolo del 1640 opera di Bartolomeo Bertacchini di Montefestino, un paesino vicino a Vignola, intitolato “Breve descrittione delle eccellenti virtù dell’oglio di sasso”. Si tratta di un vero e proprio opuscolo pubblicitario in cui l’autore- imprenditore farmaceutico esalta le virtù  terapeutiche dell’olio, fornendo le istruzioni per l’uso per ben trentacinque malattie.
Sentite qui:
prima giova agli stomaci frigidi, umidi e ventosi i quali provocano catarri, tossi umide e secche, dolori di petto alito cattivo, ansietà, tremore di cuore debolezza e molte atre infermità. Occorre ungersi con quest’olio la mattina e la sera, la bocca dello stomaco e del ventre, applicandovi sopra un tovagliolo caldo o una pezza di lino e continuando così

pietre contenenti idrocarburi

pietre contenenti idrocarburi

per alcuni giorni.
Vale mirabilmente contro la peste, ungendo le narici del naso, le arterie della testa e delle mani ogni sera e ogni mattina
E poi
“Distrugge le formiche in otto giorni e le cimici dai letti e inoltre questo liquore riesce eccellentissimo appresso li pittori valendosi di esso per dipingere nobilmente.”
Buffo vero? Impensabile al giorno d’oggi! Ancora un po’ di pazienza e vedrete che c’è poco da ridere.

Questo opuscoletto venne pubblicato integralmente nel numero settembre/ ottobre del 1964 di “Esso rivista”.
Poi come tutte le cose, l’olio di sasso conobbe un periodo di declino e se prima se ne decantava il profumo delicato, ora il Vallisnieri dice:

Valisnieri odori dell'olio di sasso

Valisnieri
odori dell’olio di sasso

E oggi? Che ne è del pregiato olio di sasso?

Museo Gemma

olii del museo Gemma

Sino agli anni ’70, l’uso più celebre dei fanghi delle Salse è stato indubbiamente l’impiego curativo fatto presso le Terme della Salvarola di Sassuolo, dove si applicavano maschere e fangature per finalità dermatologiche e cosmetiche.
Lo stabilimento termale della Salvarola fu fondato nel 1884 ed acquistato dalla Società Alessandro Cattini nel 1908, che rinnovò l’impianto architettonico costruendo una facciata in stile liberty tuttora esistente. Con lo scoppio della prima guerra mondiale nel 1915, lo stabilimento venne chiuso per essere poi riaperto nel 1958 per volontà del cavaliere Vincenzo Gibertini.
I fanghi curativi impiegati oggi presso la Salvarola sono ricavati da una sospensione argillosa, lasciata maturare in vasca (fangaia) per almeno sei mesi, ottenuta da argille di provenienza appenninica ed acqua termale salso-bromo-iodica che fuoriesce da una delle sorgenti dello stabilimento note da secoli.

Qualora decidessimo di andare alle terme a Baku, invece, le cose cambierebbero non poco. Là viene proposto il naftalan che porta nel nome la sua natura (naftalene, idrocarburo aromatico). A cosa serve? Ecco qua, riporto di sana pianta le indicazioni trovate nel sito.

Azione terapeutica di naftalan
-antiinfiammatoria
-vasodilatativa
-desensibilizzante
-azione sul metabolismo delle proteine e dei elettroliti
-azione ipocoagulante
-azione sulla crescita e sviluppo delle cellule cutanee
Modi di applicazione di naftalan
Applicazione generale
-bagni nelle vasche con naftalan olio
-spalmatura di tutto il corpo con naftalan
Applicazione locale
-spalmatura delle parti del corpo con naftalan
-iontoforesi con naftalan
-sonoforesi con naftalan
-masticeterapia(prodotto solido di naftalan)
Non vi ricorda qualcosa? qualcosa che sembrava così fuori dal tempo?

E comunque se volete prenotare questi sono i link

http://www.naftalan.hr/it/o-naftalanu

http://www.saunamecum.it/Stabilimenti%20Asia/Localita%20Azerbaijan/Naftalan.asp

Come chiusura di questa chiacchierata, che è solo una sintesi della bellissima conferenza che Milena Bertacchini ha tenuto all’ Archivio Comunale di Modena, voglio mostrarvi alcune pagine del manoscritto dell’800 che ci è stato mostrato al Museo di mineralogia Gemma 1786, di cui Milena è curatrice. Un vero tesoro. Sono due volumi in tedesco che contengono le analisi di oltre 2000 pezzi che furono donati al Museo dalla famiglia Estense. Non un mero catalogo quindi, ma una fonte preziosa d’informazioni che ancor oggi ha in serbo piacevoli sorprese per lo studioso che lo sfoglia.

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Olio di sasso: introduzione

Olio di sasso

Premessa
Quando il petrolio era un Olio di Sasso miracoloso. Questo il titolo di una conferenza scoperta per caso curiosando nella homepage dell’ università di Modena.
Intrigante, soprattutto perché la relatrice, Milena Bertacchini, è una geologa e la sede, in cui si terrà l’ iniziativa, è l’Archivio storico del comune di Modena. Leggendo meglio, scopro poi che la conferenza è parte di un ciclo di incontri con un titolo evocativo e per certi versi misterioso:
Quando le medicine profumavano di siepi. Il tempo della Teriaca: un viaggio tra speziali e medici.
Devo saperne di più e quindi: gita a Modena. Niente di avventuroso, abitando nei pressi di Bologna, significa mezz’ora di viaggio.
Impressioni a caldo
L’Archivio del comune di Modena è un affascinate luogo rivestito da enormi scaffali colmi di faldoni, ordinati per data, custodi delle vicende e dei segreti della città sin da quando era “libero comune”.
Già l’essere lì, tra carte complici della storia della città, era motivo sufficiente per dichiarare la mia trasferta modenese un successo. La conferenza, poi, mi ha letteralmente catturato e convinto della necessità di ritornare a Modena il giorno dopo per la visita al museo di mineralogia.

Prima di raccontarvi come è andata, però, vi propongo il trailer

 

Per chi non conosce il territorio, che circonda l’antica Mutina è necessaria una piccola digressione geologica.
Nell’Appennino modenese sono localizzate zone dove la terra ribolle sbuffa e s’infiamma. Il più famoso di questi luoghi è oggi riserva naturale e sono le Salse di Nirano.
Cosa sono le Salse? (Fonte Gualmini Ori)
Sono sorgenti che emettono, con modalità e in quantità e rapporti relativi estremamente variabili:
• acqua (salata-salmastra)
• sedimenti (in forma di fango più o meno denso)
• gas (principalmente metano)

IL SALE

Le acque salate-salmastre provengono di solito da un serbatoio “fossile” più o meno profondo (da centinaia ad alcune migliaia di metri) ed antico (milioni o decine di milioni di anni).

Si tratta di acque sotterranee deposte insieme ai sedimenti, che si accumulavano in passati tempi geologici, sul fondo di antichi bacini marini o lagune.
Esse quindi ereditano, anche dopo tanto tempo, la salinità marina originaria, mantenendola più o
meno inalterata o modificandola in aumento (concentrazione) o in diminuzione (diluizione) in
funzione di lenti e complessi fenomeni evolutivi.
Le acque delle salse emiliano -romagnole, tutte abbastanza simili tra loro, hanno una salinità (prevalentemente da NaCl) tra un terzo e metà di quella marina (10-15 g/l).
Sono in genere variamente fangose (da pochissimo a molto) in quanto trasportano in sospensione quantità molto variabili di sedimenti solidi (di solito limo e argilla, a volte sabbia ed anche sassi) stemperati attraversando le formazioni rocciose del sottosuolo durante la loro risalita.

IL GAS
Nelle acque delle salse spesso gorgogliano, in quantità e con modalità molto variabili, bolle di gas.
Le modalità di gorgogliamento del gas variano con la densità del fango.
Anche la tipologia degli “apparati” esterni di emissione di una salsa varia molto con la
densità del fango emesso. A seconda che esso sia denso o liquido, si avranno
strutture positive (“coni”), dette anche “vulcani” o “vulcanelli” di fango, o negative (“polle”), rispettivamente.
Si tratta principalmente di metano (CH4), di solito fra 95 e 98 %. Il restante 2-5 % è costituito da altri idrocarburi gassosi (etano, propano, butano),azoto, ossigeno, anidride carbonica, gas rari
(argon, neon), ecc. Questa caratteristica è dimostrata dal fatto che i gas emessi dalle salse si incendiano facilmente.

IL PETROLIO

A volte, vengono emesse anche quantità più o meno modeste di idrocarburi liquidi (petrolio), in forma di veli bruni o neri o aloni oleosi iridescenti.
Questo è un ulteriore indizio del legame con un giacimento di idrocarburi (esistente o in
formazione per alterazione di antichi accumuli di sostanza organica ancora presenti in
profondità). In passato, si pensava che anche in Italia il fenomeno delle salse fosse collegato alla perdita e dispersione (“leakage”) da giacimenti esistenti più o meno grandi. Le numerose trivellazioni effettuate nei campi di salse (già a partire dalla fine dell’800) hanno però dato risultati nulli o molto modesti.
Come recentemente dimostrato su base scientifica, questi costosi insuccessi sono dovuti al fatto che le salse appenniniche derivano da giacimenti di idrocarburi molto “giovani” e quindi necessariamente alquanto limitati e dispersi.

Da quando si ha notizia di queste terre ?
Questo è uno degli interessantissimi punti sviluppati da Milena Bertacchini nella sua conferenza.

Zone così particolari non potevano essere sfuggite agli antichi e infatti:

Plinio  (23 d.C. – 79 d.C)  ne fa cenno nel suo Historia Naturalis
Riporto la citazione, tratta da
Storia Naturale, libro secondo, nella traduzione di Giuseppe Bianconi ( Bologna 1840)
Capitolo CX – Miracoli di fuoco solo
Esce nel contado di Modena da un certo luogo, non sempre una fiamma: ma ogni anno nei giorni consacrati a Vulcano.
Ecco ora la descrizione di queste fiamme riportate dal Giornale di letterati curato da Vallisnieri.

i fuochi nelle Salse del modenese

descrizione di un’ esplosione delle salse intorno a Modna fatta da Plinio e riportata nel Giornale dei Letterati curato dallo scienziato Vallisneri

L’ideale sarebbe leggere la descrizione e seguire questo video che mostra un fenomeno analogo ripreso recentemente a Baku, capitale dell’Azerbaigian, dove le salse, conosciute fin da tempi remoti e collegate a importanti giacimenti petroliferi, sono ancora in piena attività.

Per avere altre segnalazioni delle meraviglie del territorio modenese bisogna aspettare il quindicesimo secolo, a causa della scarsità dei manoscritti e delle fonti storiche scritte.
A partire dal 1460 anno in cui Francesco Ariosto (parente di Ludovico), scrisse sulle” Emanazioni petrolifere del monte Zibio”, abbiamo tutta una serie di descrizioni dei fuochi e delle emanazioni naturali infiammabili da parte di illustri scienziati quali Agricola, Falloppio, Cardano e via via fino al 1776, data cruciale, perché proprio in questo anno, arriva la grande scoperta di Alessandro Volta dell’”aria infiammabile nativa delle paludi” ( metano) che, dopo millenni di ipotesi scientifiche e pseudoscientifiche, chiarirà la natura dei fuochi e delle emanazioni infiammabili naturali.

Ma e l’olio di sasso? Nn, niente paura , non l’ho dimenticato solo , voglio creare …
Unpodisuspence

Perciò
Continua…

 

 

 

 

 

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