Ancora miscugli

“Ancora miscugli?! Uffa!! In classe, in laboratorio, sul blog basta!”

la scienza della pasticceriaNoto però che nell’elenco di ambienti reali e virtuali  che avete menzionato nella vostra lamentazione iniziale , non è citata la cucina e quindi, oggi andremo proprio là. Nelle slide  si  parlerà, infatti,  della preparazione  di un miscuglio commestibile molto, molto semplice ma ho cattive notizie per voi! Ho comprato un libro fantastico ( che consiglio  caldamente a tutti!)

Dario Bressanini – La scienza della pasticceria – la chimica dei bignè –  Gribaudo

Ne sono certa: questo  migliorerà di molto la qualità dei miscugli culinari  che vi proporrò durante l’anno, aggiungendo anche  quel pizzico di complessità sufficiente a renderli  ancora  più interessanti.

 

 

 

 

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Magia

cappello mago“Come fa ad esistere la magia? E come ha fatto la gente a scoprirla per poi applicarla?”
La consegna era: scrivere una domanda, una curiosità, preferibilmente inerente alla chimica o comunque tale da richiedere risposte di carattere scientifico, alla quale fosse possibile dare risposta nel corso dell’anno, .
Le ragioni di questa richiesta erano molteplici: trovare centri d’interesse sui quali puntare nel corso dell’anno per coinvolgerli il più possibile, capire se fosse chiaro il concetto di scienza, capire se avessero recepito, a grandi linee, i campi d’intervento della chimica.
Non è stato facile tirar fuori qualcosa: d’acchito sembrava che nulla li incuriosisse o li interessasse. Poi qualcosa è saltato fuori, rivelando come il concetto di scienza non sia per nulla chiaro e quello di chimica men che meno.
Riproporrò la consegna fra tre mesi per vedere se c’è stato qualche cambiamento e intanto lavorerò sulle risposte alle domande possibili.
La domanda che ho scritto lassù in alto però , mi ha dato una violenta fitta al cuore. Badate bene non era
“esiste la magia ?’” e l’avrei considerato un modo provocatorio per dare il via a una discussione, un desiderio di approfondire il concetto di scienza.
Mi trovavo di fronte a un’affermazione. “La magia esiste” seguita dalla serie di domande incredibili “come è stata scoperta” e “quali ne sono le regole”.
Praticamente il programma della prima lezione nella scuola di magia di Harry Potter!
Ora, può essere che con gli anni la mia somiglianza con maga Magò si sia accentuata e questo abbia fatto scattare una serie di associazioni concretizzatesi in quella domanda. Certo, uscire dal mondo dell’infanzia è complesso, pensavo però che intorno a 16 anni il più fosse fatto e maghi e fattucchiere avessero trovato la loro giusta collocazione!
Guardando però la nostra Italia così culturalmente arretrata, soprattutto in campo scientifico, il dubbio è che non sia un difficile ingresso nel mondo degli adulti ad aver ispirato quella improponibile questione! Temo invece che sempre più si stia scivolando verso l’oscurantismo e la superstizione e la naturalezza mostrata nel porre la domanda ne è un’ implicita conferma.
Erano gli anni 70 quando, in televisione, Piero Angela faceva quel suo viaggio nel paranormale in cui con l’aiuto di un bravissimo prestigiatore svelava truffe di ogni genere. Ora siamo in controtendenza, ora in tv c’è Voyager e … non dico altro.
Eppure a me sembra che la scienza e la tecnologia ci abbiano regalato conoscenze, scoperte e invenzioni affascinanti e davvero magiche: perché non appassionarsi e ricercare l’origine e le regole di quelle discipline?
Voglio concludere questo post riportando una parte della prefazione al libro “La fisica dei perplessi” di Jim Al-khalili, Il testo si occupa di meccanica quantistica, quanto di più strano esista nel mondo della scienza e l’autore, per presentare l’argomento al lettori, sceglie alcune frasi, che mi sembrano in perfetta sintonia con il tema di queste righe.

prefazioneFeyman
Ho cambiato idea: lascio a questo video la conclusione.

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In laboratorio; bilance e cilindri graduati

Bilance e cilindri

Qualche slide atipica per ricordarvi cosa avete visto, udito e fatto in laboratorio.

 

 

 

Per saperne di più sugli strumenti di laboratorio leggete i due articoli di Sergio Palazzi pubblicati sul sito di Chimicare. In particolare  cercate gli strumenti e la vetreria che avete usato e leggetevi quello che dice sul picnometro,  lo strumento utilizzato per le misure di densità.

Nelle slide cito due libri:

il “Trattato elementare di chimica ” che , a dispetto del titolo, è un pò troppo impegnativo per il momento!

Primo Levi -L’altrui mestiere- Einaudi. Un libro splendido.  E di questo leggeremo e discuteremo  diversi capitoli.

A chi fosse interessato alla lettura degli scritti originali di Lavoisier (qualche visitatore del sito!) consiglio un libro  a cura di Marco Taddia docente di Chimica Analitica all’Università di Bologna e da Marco Ciardi docente di Storia della Scienza al Dipartimento di Filosofia dello stesso Ateneo  :

Antoine – Laurent Lavoisier -” Opuscoli fisici e chimici” – Bononia University Press 2005

Ancora un consiglio per visitatori interessati:

eccovi un libro ( datato e forse difficile da trovare) che trovo molto utile in quanto è un’antologia di testi originali, scritti da famosissimi scienziati,   su argomenti quali materia e energia:

A.Baracca, A.Rossi-Materia e Energia- Milano 1978

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Chimica cioè?

Eccovi le prime slide. Vi avverto: non aspettatevi un riassunto tradizionale; quello proprio non riesco a farlo. Provate a leggere le mie storie  e, visto che ci siete, date un’ occhiatina anche  qui. Naturalmente potete commentare,  suggerire, chiedere, aprire discussioni, interagire come meglio credete.   Vorrei che provaste a considerare questo spazio  come un punto di incontro, una piazza, che, con le sue attività, potrebbe rendere più piacevole e vivace il percorso ! Per ora, buona lettura!

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Ai miei nuovi studenti

avatarCarissimi studenti ancora sconosciuti,

mi chiamo Margherita Spanedda e sarò la vostra guida in questo tour ” Le meraviglie della chimica”: un fantastico viaggio tra i segreti di una materia sconosciuta o misconosciuta, che durerà un anno. Alcune escursioni saranno un po’ faticose ma vi assicuro: ne vale la pena!
Ricordate l’attrezzatura , importante per affrontare tutte le difficoltà, che potrebbero ostacolare il nostro cammino. Deve essere leggera e confortevole. Lasciate perciò a casa paure e pregiudizi: sono pesanti e creano un mucchio di problemi . Fate invece una buona scorta di curiosità. Non potete immaginare quanto sia utile per rendere facile e divertente anche l’itinerario più intricato e impervio ( Ah! non dimenticate il vocabolario, magari in edizione tascabile).
Ricordatevi l’immaginazione e la fantasia, indispensabili per questa escursione nella scienza: anche quello che può sembrare banale si può trasformare in qualcosa di inaspettato e veramente esplosivo se vi assicurerete una buona dose di questi due ingredienti!
Ricordate quelle domande che vi erano venute in mente in viaggi precedenti e alle quali ancora non avete dato risposta. Magari a soluzione potrebbe essere là, alla fine di un sentiero ancora inesplorato o nascosta in quello che da lontano sembrava un intricato e arido bosco e ora appare un magico luogo pieno di giganteschi funghi porcini.
E poi dimenticate. Dimenticate tutte le cose che avete imparato a memoria – e mai veramente capito- quelle che ora sono lì, appiccicate come inutile zavorra; non le poesie però! Di quelle ce ne sarà bisogno lungo tutto il cammino ( e non mi riferisco solo al nostro viaggio!).
Dimenticate la paura di non sapere e di non essere capaci di. Avete una grossa opportunità: affrontare un percorso nuovo: mettetevi in gioco, sperimentate e … fidatevi della guida.
Non è la prima volta che affronto questo viaggio e ne conosco le difficoltà. Vi indicherò i percorsi, ma lascerò che siate voi a scoprirne tutte le bellezze. Ad alcune domande risponderò, per altre risposte dovrete voi cercare, osservare e sperimentare. Nella mia valigia ho messo, insieme all’esperienza, la pazienza e la voglia di conoscere nuove persone, una grossa quantità di entusiasmo  Quello che tenterò di trasmettervi, infatti, non sarà un semplice fagotto di  nozioni ma un po’ di entusiasmo, un po’ di quello che provo io per questa materia e, nonostante tutto, per il mio mestiere.
Mi piace il mio modo di guardare il mondo: mi piacciono le mille storie che può raccontarmi una goccia d’acqua o un cristallo di sale. Mi piace poter osservare le cose da diverse angolazioni e vederle sempre diverse. Mi piace scoprire la complessità del mondo in cui vivo.
Vorrei fosse così anche per voi e mi impegnerò per raggiungere questo obiettivo.
Quando ci conosceremo quindi, tracceremo un itinerario, partendo proprio dalle vostre domande e dalle vostre curiosità.
In attesa di conoscervi, non mi resta che augurarvi

BUON VIAGGIO!

* Astenersi da Mentos e Coca Cola o almeno non limitarsi a quello ;)

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Verso Venezia

Da Chioggia a Venezia in motonave.
Avevo già fatto questo viaggio  seguendo un itinerario che prevedeva sbarchi su isolette, cambi di mezzi di trasporto, insomma, un insieme piuttosto divertente ma complesso, che mi aveva impedito di gustarmi il paesaggio lagunare. Non ricordavo proprio il momento dell’apparizione di Venezia,  evanescente e magica all’orizzonte come in un quadro di Virgilio Guidi.  Avevo però in mente alcuni  versi di Diego Valeri, poeta molto amato dalla mia maestra delle elementari, dedicati a Venezia:

C’è una città di questo mondo,
ma così bella, ma così strana
che pare un gioco di fata morgana
e una visione di cuore profondo,

Occhi puntati sulla laguna quindi, in attesa di tanto incanto.
Ed ecco il miraggio ma non è quello che descrive Valeri:

Avviluppata in un roseo velo,
sta con le sue chiese, palazzi, giardini,
tutta sospesa tra due turchini,
quello del mare, quello del cielo.

Non è quello che dipinge Guidi

Virgilio-Guidi-Marina-di-San-Giorgio2

Virgilio-Guidi-Marina-di-San-Giorgio.

ma per uno strano gioco di colori di luci e di riflessi vi assomiglia in modo per certi versi sconvolgente.

Marghera

Marghera vista dalla laguna

Marghera

Marghera
Quella strana visione di archi, camini, e ciminiere, che laggiù, tra i giochi d’onde e di sole sembra perfino bello, è uno dei luoghi più inquinati, discussi e odiati d’Italia.  Guardando quel  profilo,  che ricorda un’ enorme astronave atterrata da un mondo lontano, altre poesie mi vengono in mente. Poesie che forse non sono mai entrate nelle scuole ma che si leggevano sui volantini degli operai delle fabbriche di Marghera in lotta, una lotta impari contro la morte in sembianze di cloruro di vinile.
Le parole sono quelle del poeta – operaio Ferruccio Brugnaro

Cloruro di vinile
Nel nostro reparto si lavora il cloruro
abbiamo capito di recente che è una sostanza cancerogena
abbiamo parlato a lungo oggi di questo
abbiamo discusso, dibattuto
siamo stravolti
duri brividi corrono
sui finestroni
del reparto
il cloruro di vinile
non risparmia nessuno
la morte non è
mai stata
così presente
non si sente che la morte

Domenica 15 dicembre 1996

Ed è ancora la voce di Brugnaro a levarsi dopo quella vergognosa sentenza di assoluzione  (se le avete dimenticate o vi sono ignote, vi invito a leggere le fasi della vicenda giudiziaria)

Tutti assolti al processo
per le morti al petrolchimico
Lavoravamo tra micidiali veleni
sostanze terribili
cancerogene.
Non affermate ora
furfanti
ladri di vite
che non c’era alcuna certezza
che non c’erano legislazioni.
Non dite, non dite che non sapevate.
Avete ammazzato e ammazzate ancora
tranquilli indisturbati
tanto
il fatto non sussiste.
I miei compagni morti non sono
mai esistiti
sono svaniti nel nulla.
I miei compagni operai
morti
non possono tollerare
questa vergogna.
Non possiamo sopportare
questo insulto.
Nessun padrone
nessun tribunale
potrà mai recingerci
di un così grande
infame silenzio.

 Ancora una poesia di Brugnaro: mi piace moltissimo.

Verde e ancora verde
C’è una casa a Portomarghera
sotto le ciminiere
che un uomo
e un ragazzo
dipingono e ridipingono
continuamente.
Una volta lo fanno verde intenso
una volta verde chiaro
una volta verde
luminoso
che si vede anche
di notte
da molto lontano.
Non si stancano mai
la fanno verde
e ancora verde
e poi verde
come il colore dei prati
come il colore degli alberi.
La fanno verde lucida
certe volte
come un sogno
straziante
tra gli sputi neri
delle fabbriche.
L’aprile è scomparso da Portomarghera
la primavera
è morta
c’è solo
questa minuscola casa
che un uomo e un ragazzo
dipingono
e ridipingono
instancabilmente
tra canali di catrame
tralicci
bufere di polveri
micidiali
su ogni
germoglio
su ogni
segno
dolce
di movimento.

E mentre sono ancora rapita dal fascino nefasto delle ferraglie di Marghera, ecco apparire Venezia. Ma che cos’e quello strano condominio che deturpa il profilo della città?

Nave a Venezia

Adesso è tutto più chiaro.

navi a Venezia
No, non è uno stralunato dipinto di Guidi quello che ora ho in mente ma piuttosto il nero dei segni di Emilio Vedova, molto più adatti a interpretare il colore del mio umore.

O forse no: è questo Andy Warhol a dare un senso al tutto!!!

warhol
Meglio concludere con  un po’ di musica:

quella colta e bellissima di Luigi Nono, omaggio all’amico Emilio Vedova, ma a mio parere adattissima a  cogliere e interpretare i sentimenti di quelli che arrivano a Venezia dalla laguna.

Quella popolare e provocatoria  dei Pitura Freska che affermano:
“Marghera senza fabriche saria più sana ‘na jungla de panoce, pomodori e marjuana”
Come dar loro torto?

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L’estetica delle macchine

 Le industrie italiane illustrate (marzo 1918)
rivista indusrtia italianamotore  isotta fraschiniUna rivista di quasi cent’anni fa è una miniera di curiosità, scoperte, previsioni fallaci o lucidamente profetiche, di immagini e pubblicità raffinate o incredibilmente ingenue; quella che sto sfogliando ora, è dedicata all’industria e al suo sviluppo in Italia. Fa una certa impressione leggere le opinioni, le speranze, le delusioni , le proteste verso un governo tacciato di immobilismo, degli industriali italiani di inizio secolo. Non è però uno scritto politico quello di cui voglio raccontare, ma un interessantissimo articolo a firma dell’Ing. Arch. Arduino Berlam, dal titolo: L’estetica delle macchine. (I Berlam, Giovanni, Ruggero e Arduino, furono una Calcolatricedinastia di famosi architetti triestini. Arduino negli anni 23 /27 realizzo a Trieste il Faro monumentale e il grattacielo Aedes  anni 26/28)
L’articolo in questione ha come sottotitolo “ Verso la creazione di uno stile Italiano nelle industrie metallurgiche e meccaniche”.
Berlam parte con l’affermazione che quando si produce un oggetto questo deve essere buono e bello e, se è relativamente chiaro il concetto di buono, che riassume qualità quali rendimento, economia, praticità e rapida esecuzione, sul concetto di bello le cose si complicano. L’autore sottolinea il fatto che per oggetti che non abbiano la mera funzione ornamentale ( quali: soprammobili, vasi e via dicendo) Il pubblico è attento alla funzionalità, mentre poco si interessa della bellezza. Deve essere quindi, compito del tecnico occuparsi dell’estetica “ perché anche questa rappresenta un elemento di perfetto godimento”.
Berlam argomenta questa affermazione prendendo come esempio la casa: la sua funzione primaria è quella di protezione contro le inclemenze del tempo, i malviventi e i pericoli del mondo, poi le si richiede la comodità dei vari ambienti e in ultimo, che l’aspetto interno ed esterno sia tale da rallegrare e dare un senso di piacere a chi è dentro e a chi è all’fuori dall’edificio. Ed ècco quindi fin da tempi antichissimi l’architettura: arte e scienza insieme.
Per far sì che i prodotti dell’edilizia riuscissero belli, si stabilirono minute regole di proporzione, desunte empiricamente dagli esempi meglio riusciti si chiese la collaborazione delle arti sorelle : pittura e scultura.(…) L’arte di arredare, poi , le abitazioni seguiva di pari passo l’architettura e ne seguiva di pari passo le vicissitudini. macchine(…). Ma quasi tutto ciò che l’uomo produsse fin quasi a metà del secolo nono era più o meno tradizionale, ogni oggetto cioè aveva vetuste tradizioni di forma. Ciò significa che un costruttore di sedie poteva e può ancora ricorrere a modelli egizi, greci medioevali, barocchi né più ne meno che un architetto per i suoi edifici, un liutaio per le sue arpe, un incisore di monete per i suoi lavori.
Quand’ecco presentarsi in lizza una nuova creatura senza storia, senza tradizione, eppure recante in sé i germi di un predominio assoluto dell’attività umana. Questo organismo senza antenati nobili ( i suoi padri erano addirittura miserabili) è la MACCHINA potente collaboratrice dell’uomo in ogni sua impresa di pace e di guerra, colei che sostituisce gli schiavi nei lavori, il cavallo nei viaggi, il bue sui campi, l’elefante nelle battaglie. Ormai la macchina fa tutto per l’uomo e l’uomo vive per la macchina.
refrigerante per setificiA questo punto Berlam fa una breve storia delle macchine , dalla loro nascita, avvenuta nei laboratori di scienziati sperimentatori e una breve infanzia in cui potevano configurarsi più che altro come apparati di fisica, a un’ adolescenza nelle officine fumanti e nelle strade a trascinare convogli.
E,come molti adolescenti cresciuti troppo in fretta, le macchine erano assai brutte. Vi furono poeti che le cantarono e ne erano ben degne per ciò che dovevano diventare tra breve, ma non perciò che erano allora. Non si può immaginare nulla di più goffo di più tremolante di più sgangherato che quelle prime macchine a vapore fisse o quella prima locomotiva dello Stephenson, che si conserva ancora in Inghilterra come un fossile dell’epoca preistorica. (…) Ormai da qualche decennio le macchine ed i vari pezzi metallici dovuti all’industria metallurgica hanno una loro bellezza, che pure non essendo avviso per i consumatorispecialmente cercata, né essendo scopo a se stessa, viene universalmente apprezzata.
E’ una bellezza quasi paragonabile a quella dei prodotti naturali che – mentre corrispondono con tanta precisione al loro scopo- mai offendono l’occhio con brutte linee, con squilibri, con disarmonie di colori.
Anzi è da ritenersi che da un intelligente esame dell’anatomia strutturale di organismi vegetali ed animali, l’ingegnere ricaverebbe utilissime ispirazioni per i suoi lavori : per esempio, quale serbatoio isoante è più perfetto della noce di cocco? Quale sostegno elastico è più ben fatto che lo stelo dell’avena? Quale istrumento ottico può paragonarsi all’occhio degli animali?
Seguono poi una serie di regole a cui attenersi per la produzione di macchine con un certo valore estetico: Scelta adeguata del materiale, simmetria, armonia di linee curve e rette, colori discreti quali grigio, bruno e nero (assolutamente da bandire rossi e verdi!), lavorazioni accurate e la ricerca di un proprio stile.
Quindi la conclusione:
E’ bene che anche nelle macchine si procuri di avere un tipo nazionale italiano perché ciò è indizio di maturità e di forza produttiva. Noi dobbiamo volere che all’estero , in quei paesi dove in ogni tempo si copiarono i capitelli e le altre forme della nostra architettura civile, dove i nostri antenati insegnarono tutto, dal melodramma all’indagine sperimentale scientifica,si posa ancora insegnare come una macchina possa accoppiare l’efficienza ad un genere di bellezza tutto nuovo e tutto suo.
Penso che l’appello di Arduino Berlam sia stato ampiamente colto: le macchine, di ogni tipo, hanno sicuramente migliorato la loro estetica e un grosso contributo è venuto proprio dagli ingegneri/architetti italiani

Leonardo sinisgalli

tratta da: Macchine fantastiche di Antonio Castronuovo -stampa alternativa

Mentre leggevo quest’articolo, però, un altro ingegnere/architetto mi è balzato alla mente: Leonardo Sinisgalli fondatore della preziosa rivista “Civiltà delle macchine”. Sinisgalli, poeta e scrittore oltre che architetto, era affascinato dalle macchine. Nel 1937 pubblicò “ Ritratti di macchine” una serie di sue tavole di macchine, disegnate con squadra e compasso e affascinanti come composizioni astratte. Nel 1955 organizzò a Roma una mostra, Arte e industria, dove evidenziava la parentela tra creazioni di artisti e invenzioni di ingegneri, collocando macchine accanto a tele di Klee e Kandiskkij.
Ma Sinisgalli va oltre la mera estetica. In “Furor mathematicus” (1944) spiega che non è all’aspetto esteriore della macchina ad affascinarlo, ma il suo meccanismo, il suo cervello e

frontespizio di Furor mathematicus

frontespizio di Furor mathematicus
ristampa del 1982 in 1000 copie

dice:
Io non amo le macchine come Oggetti, le amo come Congegni. (…) Una ruota dentata, una vite, mi commuovono quanto un girasole. Questo Teatro di movimenti predestinati, in cui una piccola esitazione, un ritardo può cagionare un disastro, mi avvince, mi esaspera.”
Ma queste macchine, giovani ai tempi di Berlam, mature con Sinisgalli oggi, XXI secolo, sono già vecchie. Voglio lasciarvi con l’immagine di un artista, Mattia Moreni, veggente come tutti gli artisti, che ci riporta alla fine del secolo scorso, quando ormai un altro tipo di macchina, soppiantate viti e ingranaggi e raggiunta la sua maturità estetica, stava per impossessarsi del mondo.mattia moreniQuesto, invece, non era prevedibile.

stampante 3D

stampante 3D al lavoro
fotografata a Faenza in occasione di Argillà 2014

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