Chimica: due parole ai miei nuovi studenti

Carissimi nuovi studenti,

questo è l’inizio di un viaggio che potrebbe essere davvero speciale. Quale sarà l’itinerario, quali meraviglie scopriremo, quali misteri sveleremo  e come sarà il nostro album di foto lo decideranno la vostra curiosità, la mia abilità di guida e soprattutto il clima che ci accompagnerà in questa avventura. Auguro a tutti noi che sia una lieve brezza quella che troveremo sulla nostra strada e, se proprio dovrà piovere,  che siano brevissimi temporali estivi seguiti da  splendidi arcobaleni.

Vi lascio :

questa lettera scritta qualche tempo fa, ma che rispecchia ancora il mio pensiero,

lettera

per i mie nuovi studenti

alcuni file, che serviranno per introdurvi alla materia

https://unpodichimica.wordpress.com/2013/10/18/chimica/

https://unpodichimica.wordpress.com/2013/10/16/il-chimico-questione-di-punti-di-vista/

e  queste  slide

a presto!

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Scoperta dei Raggi X: notizia da prima pagina

Fra stampa e  raggi x fu amore a prima vista. Quando si seppe della loro scoperta, il clamore fu enorme e la carta stampata di ogni paese si gettò a capofitto nella notizia. Ecco come descrive l’impatto di questo evento sul mondo scientifico Asimov:

La notizia di raggi x  suscitò nel mondo della fisica uno scalpore mai più visto da quando Oersted  aveva scoperto l’elettromagnetismo (1820) . Ne seguirono tanti lavori e tante scoperte rivoluzionarie ( quasi tutte conseguenza diretta della scoperta di Roentgen) al punto che lo scienziato è considerato il padre di una seconda rivoluzione scientifica, come Copernico lo era stato della prima(1543). Per questa  opera a Roentgen venne assegnato il premio nobel per la fisica (il primo) nel 1901. I. Asimov – Cronologia delle scoperte scientifiche.

Ma non fu solo il mondo scientifico a interessarsi alla nuova scoperta; questa cronologia evidenzia  quanto velocemente la notizia della scoperta dei raggi x si diffuse  in Europa e oltre oceano e quali furono suoi effetti immediati .

La scoperta avvenne a Würzburg   8 novembre  1895.   

Lo scopritore,  Wilhelm Röntgen ,  ne diede annuncio Il 28 dicembre 1895,  in una seduta al Physikalisch – Medizinische  Gesellschaft  di  Würzburg, illustrando in  17 punti, raccolti in una piccola monografia “  Eine neue Art von Strahlen”  (“Un nuovo tipo di raggi”) di  10 pagine,  i tratti più salienti della sua scoperta.

Il giorno di capodanno del 1896, Wilhelm Röntgen, si recò con la moglie Bertha  all’ufficio postale e inviò a un centinaio di persone  tra cui

Arthur Schuster a  Manchester
Friedrich Kohlrauch a Gottingen
Lord Kelvin a  Glasgow
Henre Poincare a Parigi
Professor Franz Exner a Vienna

altrettanti plichi contenenti  questa radiografia.

mano con anello

mano con anello
W. Roentgen 22 dicembre 1895.
radiografia della mano della moglie Anna Bertha Ludwig

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La fotografia venne esposta il 4 gennaio  in occasione del  cinquantenario dell’ Associazione dei Fisici di Berlino, ma, in quella sede, non se ne  fece cenno né si parlò  della scoperta nel discorso commemorativo.

Nonostante il silenzio dei canali ufficiali, la notizia era comunque destinata a fare il giro del mondo in pochissimi giorni.

Il professor Exner,  uno dei destinatari del plico spedito in dicembre, infatti, mostrò la radiografia a un ristretto gruppo di scienziati fra cui   professor Ernst Lecher  il cui padre Z.K.  Lecher era il direttore del  Vienna Press.

Il 5 gennaio il  “Die Presse”pubblicò in prima pagina, un articolo in cui si parlava di questa scoperta e dei suoi possibili usi in medicina

Se questa scoperta manterrà quel che promette, sarà  un grande risultato destinato ad avere interessanti conseguenze nel settore fisico e medico.

Il 6 gennaio la notizia venne  inviata da Londra a tutto il mondo e anche giornali americani come il New York Sun e il  St. Louis Post-Dispatch. ne parlarono

Il 7 gennaio il London Standard pubblicò la storia  della scoperta.

In ritardo di una settimana sugli altri giornali europei,  anche il Corriere della sera riporta la notizia, sbagliando il nome dello scopritore, con il titolo:

Una meravigliosa scoperta della fotografia

In questi giorni è stata annunciata una scoperta delle più sorprendenti fatta dal prof. Roentzer (sic!)

Anche i giornali satirici  pubblicano vignette, caricature e poesie umoristiche. Ve ne propongo alcune, tradotte grazie  al  preziosissimo aiuto della mia amica Roberta Mignardi, esperta in  letteratura inglese, che oltre a darmi preziosi suggerimenti, ha  rielaborato alcuni passaggi, assolutamente oscuri nella mia  traduzione originaria!

Note. Nel primo verso della seconda quartina  della  poesia pubblicata dalla rivista satirica Punch, compare un “Dr Swift” che probabilmente fa riferimento alla poesia  di Jonathan Swift “Verses on the Death of Dr. Swift”. Nell’ultimo verso invece si cita una persona fingendo di camuffarne il nome   utilizzando i puntini: potrebbe essere Annie Besant all’ epoca direttore della sezione esoterica della Società Teosofica.
poesia Punch

poesia pubblicata sulla rivista satirica Punch l 25 gennaio 1896

La  seconda, Ritratto di donna ai raggi X, venne pubblicata dall’ autorevole rivista Life

poesia di K. Russel

ritratto di donna ai raggi X
poesia di Lawrence K. Russel
pubblicata il 12 marzo 1896 sulla rivista Life

electrical review

Wilhelma, Electrical Review
27 Aprile 1896

All’ inizio, ciò che accese maggiormente l’immaginazione furono più gli effetti fotografici di questi nuovi raggi, che non gli aspetti propriamente scientifici, tanto che invalse la moda di farsi radiografare la testa e le mani!. Nelle fiere di paese, nei grandi magazzini parigini c’erano dei box nei quali per qualche centesimo si poteva ammirare il proprio scheletro.

Th. A. Edison nel febbraio del 1886  riprodusse l’esperienza del fisico tedesco e realizzò uno schermo al wolframato di calcio che consentiva di ottenere radiografie molto luminose. Nel maggio dello stesso anno allestì a New York,  in una grande mostra dedicata all’elettricità,  un impianto dotato di un immenso schermo fluorescente. I visitatori si mettevano in fila per farsi radiografare le mani: un grande cartello consigliava  di infilare nei guanti una moneta  o una chiave per meglio identificarsi!

Anche se tutto ciò sembra  estremamente frivolo, ( e pericolosissimo!) in ambiente medico  la scoperta non venne affatto sottovalutata.

Nel febbraio 1896, i raggi X trovarono il loro primo uso clinico negli Stati Uniti nel Dartmouth, quando Edwin Brant produsse l’immagine della frattura  di un paziente per il fratello, un medico locale. Presto furono fatti  tentativi per  rendere più leggibili le immagini  di organi interni iniettando  sostanze radio-opache . La prima angiografia e le prime radiografie furono eseguite su militari  nei primi mesi del 1896.

In aggiunta ai poteri diagnostici di raggi X, alcuni medici  iniziarono ad applicare i raggi per  trattare le malattie. Nel  IX secolo era in uso trattare il dolore con l’elettroterapia e fu proprio un elettroterapista di Chicago di nome Emil Grubbe  che nel  gennaio del 1896, pochi giorni dopo l’annuncio del lavoro di Roentgen, irradiò una donna  affetta da un  tumore alla mammella; entro la fine dell’anno, diversi ricercatori notarono effetti  palliativi dei raggi sui tumori.

Alcuni  sperimentatori ebbero notevoli risultati nel trattamento di lesioni superficiali e problemi della pelle, mentre altri ancora studiarono l’eventuale azione antibatterica dei raggi.

I raggi X furono utilizzati anche a scopo  cosmetico ( depilazione) in cliniche specializzate  negli Stati Uniti e in Francia.

E questi sono solo gli inizi.

Continua …

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Guardare, vedere , osservare

occhiGuardare vedere osservare ( poi descrivere): considero questo il punto di partenza di un percorso che abbia come fine la conoscenza, in qualunque campo. Come docente sull’ orlo della pensione (orlo che ogni anno si allontana in modo spaventoso), ancora non riesco a capacitarmi del fatto che solo una infinitesima parte dei miei studenti quattordicenni abbia acquisito, in otto anni di scuola, questa, chiamiamola con un termine che mi dà una lieve nausea, competenza. Molti hanno difficoltà già con il secondo passo: “vedere”, pochi arrivano all’ ” osservare”, uno, a volte, è in grado di descrivere. Ultimamente poi, anche il primo passo “guardare”, che non include necessariamente l’idea del vedere, in quanto si può guardare senza vedere, così come si può vedere qualche cosa senza rivolgervi intenzionalmente o coscientemente lo sguardo, crea non poche difficoltà. Confrontandomi con docenti di storia dell’ arte, ho notato che questo è un problema, che hanno anche i loro studenti.
Le domande che sento, e che mi sconcertano tutte le volte, sono “cosa devo vedere?” “ va bene se vedo questo?” “ che colore è?” “ cosa devo dire?” e anche la giustificazione che gli studenti adducono a queste loro incertezze: “ Lo so, ma non ho le parole”, mi crea qualche perplessità.
Questo non succede solo quando propongo esperimenti di chimica, che potrebbero essere vissuti come astrusi e avulsi dalla realtà, ma anche quando chiedo di descrivere un oggetto o un disegno. Insomma, guardando ( vedendo osservando) i miei studenti, penso che non a caso ci siano voluti millenni per arrivare al metodo scientifico e non a caso, dopo, tutto sia accaduto così in fretta.

Vedere non è per nulla innato e i pochi che nel tempo hanno sviluppato questa capacità hanno trainato l’umanità verso la conoscenza . Certo, con gli scarsi mezzi disponibili in passato ( e la fobia verso la tecnologia) giungere all’ osservazione vera e propria e quindi alla descrizione, non poteva che essere un percorso incredibilmente complesso che presupponeva una capacità di elaborazione straordinaria. Non a caso dal passato ci sono giunte  splendida matematica e filosofia ( quest’ ultima, splendida a discrezione del lettore).
Ovviamente queste sono mie considerazioni arbitrarie e bislacche, ma mi servono per introdurre l’argomento che tratterò in diverse puntate e che potrei intitolare:
protesi per osservare
Ho scelto due invenzioni e una scoperta che, a mio parere, funzionarono come chiavi di volta per l’evoluzione  dell’ esplorazione dell’Universo:
telescopio, microscopio, raggi X.

Queste tre immagini, due disegni e una fotografia, in qualche modo rivoluzionarono  il modo di percepire la realtà e furono prodotti  utilizzando proprio  gli strumenti e i raggi  sopraccitati.

Probabilmente, essendo miope dalla nascita, avrei dovuto includere, e quindi iniziare questa trattazione, partendo dagli occhiali passando poi alle lenti a contatto, per me la più grande invenzione del XX secolo, ma ben lungi dal sottovalutare queste meravigliose protesi, incomincerò dagli ultimi dell’ elenco: i Raggi X. Perché?
Incredibile quanti miei ricordi siano legati a queste radiazioni! No, non ho un album di radiografie che racconti di una mia sfrenata passione per gli sport estremi . Mi riferisco invece alla breve parentesi che va dall’ ultimo anno d’Università ai tre o quattro anni successivi, in cui la diffrazione ai raggi X mi svelò alcuni dei segreti della struttura dei metalli e, particolare non trascurabile, mi fece incontrare mio marito!

E la mia biografia finisce qui perché non voglio certo narrarvi di come questi , per certi versi inquietanti raggi, influenzarono e, in modo molto meno giocoso, continuino a influenzare la mia vita, ma della loro scoperta e dell’ enorme influsso che ebbero in diverse branche della scienza.
In qualche modo, inoltre, l’argomento è in linea con gli eventi che animano le pagine di giornali e social sia per quanto riguarda “ Raggi” che e soprattutto per quella “X”, l’incognita che aleggia sul nostro futuro.

continua…

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Primo Levi: poesia

primo Levi11 aprile 1987/11 aprile 2016

Ventinove anni fa moriva Primo Levi.

Questa è l’ultima delle poesie composte tra  il settembre 1984 e il gennaio 1987, pubblicate sul quotidiano La Stampa e raccolte nel volume:

Primo Levi – Ad ora incerta – Garzanti 2013

 

 

Almanacco

Continueranno a fluire a mare

i fiumi indifferenti

o a valicare rovinosi gli argini

opere antiche di uomini tenaci.

Continueranno i ghiacciai

a stridere levigando il fondo

od a precipitare improvvisi

recidendo la vita degli abeti.

Continuerà il mare a dibattersi

captivo tra i continenti

sempre più avaro della sua ricchezza.

Continueranno il loro corso

solo stelle pianeti e comete.

Anche la Terra temerà le leggi

immutabili del creato.

Noi no. Noi propaggine ribelle

di molto ingegno e poco senno,

distruggeremo e corromperemo

sempre più in fretta;

presto presto, dilatiamo il deserto

nelle selve dell’ Amazzonia,

nel cuore vivo delle nostre città,

nei nostri stessi cuori.

2 gennaio 1987

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Pubblicità

Una delle cose divertenti delle  vecchie riviste è la pubblicità. Spesso sono immagini belle, a volte stupiscono per il prodotto che pubblicizzano e a volte per il modo con cui scelgono di farlo. Certo i creativi di cent’anni fa  prediligevano la parola scritta all’immagine e spiegavano con grande enfasi le virtù e le caratteristiche del prodotto; poi questa tendenza è andata  attenuandosi tanto che oggi,  a volte, non si capisce bene la funzione di ciò che viene pubblicizzato..

Comunque non ho nessuna intenzione di scrivere un trattato sulla pubblicità, né vecchia né  nuova, ve ne mostrerò invece, due. La prima l’ho proprio  cercata dopo aver visto la mostra dedicata a  Enrico Fermi in corso a Bologna ( a proposito, se riesco a tornarci e a fare fotografie che abbiano un senso,  ve ne parlerò; nel frattempo fate così, andateci!), la seconda mi ha inorridito.

In una bacheca era in mostra la calcolatrice  che Fermi  portava sempre con sé; un oggetto ingombrante, dall’aspetto molto complicato, per nulla somigliante alle moderne calcolatrici, e con un nome impronunciabile: Burroughs. Eccovi ben tre pagine pubblicitarie  trovate sulla Rivista dell’Industria Italiana del 1917 dedicate a questo  strumento:

E  adesso la pubblicità trovata sulla rivista  dell’organo ufficiale dell’Ente Nazionale per le Industrie Turistiche “Le vie d’Italia”del 1926. Si tratta della Chinina Migone, un prodotto  per la cura dei capelli.

prodotto per la cura dei capelli

Mi disgusta e mi indigna. E mi chiedo: sarà passata inosservata o qualcuno avrà protestato? Veramente si poteva ridere su dell’acido gettato in faccia?

E io che mi lamento per la comicità di LOL, quello strano programma canadese che va in onda su RAI 2 dopo il TG!

 

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Possagno

 Canova le tre grazieSe cercate emozioni forti, aprite quella  porta  e il bianco vi inonderà fino a farvi mancare il respiro.

Se avrete la fortuna di un raggio di sole, sarà  Venere  in una magica luce dorata ad apparirvi  per prima tra  volti,  figure danzanti, nude  o avvolte in splendidi drappeggi  imprigionate  dall’ incantesimo della regina delle nevi .

Sono a Possagno, la porta è quella che conduce alla sala  progettata  nel 1957 dall’ architetto  Carlo Scarpa e le opere sono i gessi di  Antonio Canova.

Un luogo incredibile. Per lunghi istanti  sono  rimasta sola tra il bianco e un silenzio  che permetteva di sentire il respiro di quelle figure incantate.

Avevo incontrato  i marmi di Canova in Palazzi e musei e ho ancora vivissimo il ricordo di una mostra straordinaria vista a Venezia. Quelli di Possagno  sono solo i gessi, i modelli attraverso cui, con grande perizia,  quei marmi furono scolpiti: non avrei mai pensato di subirne così fortemente l’incanto. Il colpo di genio assoluto dell’architetto Scarpa,  fu quello  di immergere il bianco in altro bianco e di lasciare alla luce,  che inonda le sale, il compito di  avvolgere  e animare volti e corpi  trascinando  il visitatore fuori dalla realtà.

Ho lasciato quelle stanze solo perché,  dopo molto tempo,  sono arrivati  altri visitatori e io non volevo udire voci , ma volevo  uscire di lì come da un sogno ,  di quelli che svaniscono lentamente lasciando sensazioni e impressioni, che accompagnano per l’intera giornata.

E così, tra il sonno e la veglia  ho continuato l’itinerario e dopo aver attraversato un cortile,  mi sono trovata  a scendere delle  scale che conducevano alle sale  in cui era in corso una mostra “ L’arte violata nella grande guerra”.

Ho letto il pannello di presentazione e il sogno, che ancora mi avvolgeva si è   immediatamente dissolto.  Sgomento. Così potrei descrivere la sensazione: un peso che  bloccava il respiro.

Non c’era bianco né luce intorno.

Nel 1917 una granata colpì il tetto della gipsoteca distruggendo la maggior parte delle opere  che conteneva .

Quelle meraviglie, che avevo visto poco prima, erano il risultato dei restauri  accurati Di Stefano Serafin,  all’ epoca il conservatore della gipsoteca,  e di suo figlio Siro.  Nel 1922 fra le manifestazioni  per il  centenario della morte di Canova,  ci fu l’ inaugurazione della  gipsoteca riparata,  con le opere rigenerate.  In quell’ occasione furono mostrate le fotografie dei capolavori straziati e fu grande l’emozione.  In  questa mostra  ci sono   le fotografie scattate durante il restauro,  e la rilettura  delle immagini dei capolavori mutilati  fatta  da due fotografi contemporanei Guido Guidi e Gian Luca Eulisse.  Ci sono anche i frammenti delle statue non più ricostruite e la descrizione delle nuove tecniche che hanno permesso di rifare i pezzi distrutti della Ebe,   (la cui splendida statua in marmo si può ammirare a Forlì) e che danno speranza per restauri futuri.

Nonostante  il messaggio di speranza,  la sensazione di sgomento  per quelle opere polverizzate dalla follia della guerra non si è placata,   anzi, si è acuita   guardando  le mutilazioni di quegli stessi  corpi che avevo visto danzare nella luce.

E poi, quelle teste e quegli arti mutilati si sovrappongono e si confondono con  le immagini di morte e di corpi straziati che da troppo tempo  arrivano da troppe parti del mondo. Quasi un’ abitudine,  un’ abitudine  che anestetizza il dolore e tramuta il raccapriccio in indifferenza. Impedisce di riflettere su come un’ esplosione, un istante, solo un istante,   strazi non solo la carne, ma  uccida lo spirito, cancelli il genio e tutta quella parte di noi che a volte ci fa sentire creature speciali, lasciando solo il veleno dell’odio e polvere.

gesso delle tre grazie

gesso delle tre grazie mutilato dalla granata del 1917

 

gesso di san Giovannino

gesso di san Giovannino mutilato dalla granata del 1917

 

E  così mi viene in mente una poesia di Primo Levi. Gli fu ispirata dalla lettura di un articolo di “Scientific American” sui buchi neri.

L’Universo, L’apocalisse, il dolore e l’inutilità, tutto in questi pochi versi che in qualche modo  sento vicini  ai miei pensieri .

Le stelle nere

Nessuno canti più d’amore o di guerra

 

L’ordine donde il cosmo traeva i nome è sciolto;

Le legioni celesti sono un groviglio di mostri,

L’universo ci assedia cieco, violento e strano,

il sereno è cosparso di orribili soli morti,

sedimenti densissimi d’atomi stritolati.

Da loro non emana che disperata gravezza,

non energia, non messaggi, non particelle, non luce;

la luce stessa ricade, rotta dal proprio peso,

E tutti noi seme umano viviamo e moriamo per nulla,

e i cieli si convolgono perpetuamente invano

30 novembre 1974

Primo Levi  Ad ora incerta

 

L’ultima parte della visita è alla  casa natale di Canova In mostra, oltre agli arredi,  gli  i disegni, i dipinti, in particolare quelli dedicati alla danza e infine gli  attrezzi usati dallo scultore, Interessante la parte dedicata alla tecnica usata dal Canova per realizzare le sue sculture.

Ed infine uno sguardo al piccolo giardino ancora addormentato, ma con la magnolia giapponese bianca in piena fioritura. L’unica parte del complesso museale, in cui non sia vietato fotografare!giardino della gipsoteca di Possagno

 

 

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Sangue, Soldi, Sudore, Sesso: quattro S per un cristallo!

Soldi, sangue, sudore, sesso?

• Quale sarà mai il misterioso cristallo dalle quattro S?
Allume di rocca!allume-di-rocca
Delusi? Non lo avete mai visto né sentito nominare? Forse perché siete poco green e non frequentate i mercatini salutistici: di allume di rocca, sono quei grossi cristalli venduti come deodoranti naturali. Poi, se siete lettori di etichette, scoprirete che è anche l’ingrediente principale dello stick emostatico utilissimo in caso di sgocciolanti taglietti da rasoio o altro oggetto appuntito (sangue).emostatico

• Che cosa è l’allume di rocca?
Abbiate pazienza, ma per rispondere, mi vedo costretta a propinarvi un po’ di chimica.
Sappiate dunque che l’allume di rocca è un sale doppio di alluminio e potassio a cui si dà la formula

KAl(SO4)2. 12 H2O

dove l’anione solfato SO42-  è bilanciato dai cationi di potassio K+  e alluminio Al 3+ . Ogni ione metallico è circondato da 6 molecole d’acqua per cui si parla di un sale dodecaidrato.

• Perché l’allume di rocca è tanto prezioso?
E’ proprio la presenza di quello ione Al 3+  che lo rende utile e prezioso (soldi)  in diversi campi, spesso molto legati al denaro. Ad esempio nel 1540 Vannoccio Biringuccio scrive nella sua famosa “De la Pirotechnia” :
“ L’allume è necessario ai tintori non meno che il pane all’uomo”.
Oggi si sa che l’uso dell’allume di rocca come prodotto di primaria utilità nell’industria tessile per la mordenzatura dei tessuti si deve al fatto che lo ione metallico Al 3+   si attacca alla molecola di pigmento e la trascina nelle fibre dove viene precipitata in forma di idrossidi polimerici insolubili. Questi prodotti agiscono ostacolando in modo efficiente la lisciviazione del colorante durante il lavaggio, impedendo così ai tessuti di scolorire.
Lo stesso meccanismo, la precipitazione, è utilizzata quando si trattano le acque reflue con allume. In questo caso vengono precipitati idrossidi di alluminio insieme con vari inquinanti; si forma così una fase solida facilmente separabile.
Si può poi giustificare l’uso dell’allume di rocca come deodorante naturale (sudore): è proprio lo ione alluminio che, occludendo parzialmente i pori, ha un effetto antitraspirante. Se date un’occhiata alle etichette degli antitraspiranti oggi in commercio (spesso anche quelli “Al free”) scoprirete che contengono proprio sali di Al di vario tipo.


Quelli a cui ho fin qui accennato, oltre alla concia delle pelli, erano solo alcuni degli usi del composto conosciuti nell’antichità:  di altri (più originali) ne parlerò in seguito!

Sentite, inoltre, anche per che cosa veniva usato:

“L’ allume entra nella composizione di molti rimedi della farmaceutica ed è sovente impiegato nelle arti e nella economia domestica. Unito al sego rende le candele più consistenti, dà corpo ai pastelli dei pittori, serve per imbianchire l’argento, per inargentare il rame, preparare il cuoio, e per altri infiniti usi. È necessario nella composizione dell’azzurro di Berlino e delle tinte nelle quali dispone le sostanze che si vogliono colorire, corrode leggermente le loro superfici, dilata i pori, e somministra una favorevole base alle particelle coloranti, che fissa nei corpi. Si potrebbe ancora adoperare con vantaggio nel preservare le carte ed i legni dall’attività del fuoco.” J .Delumeau, l’alun de Rome XV-XIX siècle, Paris 1962.

• Da dove viene l’allume di rocca?
Anche se ora può essere prodotto artificialmente, per lungo tempo si è usato l’allume che si trova in natura. L’importanza del prodotto giustifica i tanti tentativi di possedere il monopolio della sua produzione che sono stati tentati da diversi stati.
Vale la pena di spendere due parole sulle vecchie modalità di produzione.
Mentre la pietra che si trovava nei deserti egiziani era facile da lavorare, estrarre l’allume da scisto era piuttosto complesso viste le scarse conoscenze chimiche dell’epoca. Le tecniche di produzione ci vengono meticolosamente descritte e illustrate nel capitolo XII del “De re metallica” di Giorgio Agricola.

 

In breve il procedimento era questo.

Nella roccia scistosa sono contenuti ferro e alluminio, oltre a una forte quantità di componente organica. La prima operazione consisteva nel bruciare la pietra su un fuoco di legna: in questo modo la pirite, FeS2, presente nella roccia veniva ossidata molto lentamente a ioni Fe3+  e ossidi di zolfo. Gli ioni metallici solubili, soprattutto ferro, potassio, sodio e alluminio venivano poi estratti con acqua, che trasformava anche gli ossidi di zolfo in ioni solfato. Questo liquido doveva poi essere concentrato e infine si precipitavano i cristalli di allume. Curiosità chimica: normalmente con questa tecnica si produceva allume di potassio, ma dove veniva utilizzata come reagente anche “urina di fanciullo” (nello Yorkshire), il prodotto finale era allume di ammonio.

• E adesso un po’di storia.
Siamo nell’anno 1462 sotto il pontificato di Pio II, Silvio Enea Piccolonimi.

Nei suoi “commentari” il papa in persona ci racconta della scoperta nei monti della Tolfa del preziosissimo allume. La storia è questa.
Un giorno Papa Pio II ricevette la visita di Giovanni di Castro, un tintore che aveva soggiornato a Costantinopoli arricchendosi e divenendo espertissimo di allume. Fuggito da Costantinopoli dopo la conquista mussulmana, era venuto in Italia ed era stato nominato Commissario generale sulle Rendite della Camera Apostolica.
Un giorno, percorrendo le campagne della Tolfa, Giovanni di Castro venne attratto da una certa vegetazione che gli ricordava quella analoga dei terreni alluminosi d’ Oriente. Si fermò, vide le pietre. Ne prese una e le dette un morso: aveva il sapore della salsedine. Ne raccolse qualcuna e le riscaldò secondo la procedura a lui nota: si trattava di allume. Si presentò allora al pontefice dicendo:
”Oggi ti porto la vittoria sul Turco. Egli estorce ogni anno ai cristiani più di trecentomila monete d’oro per via dell’allume con cui tingiamo le lane di diversi colori, ma io ho trovato sette monti di questa sostanza da bastare a sette mondi. Se ordinerai che si facciano venire operai, si predispongano fornaci, si cuociano pietre, fornirai allume a tutti gli europei e tutto il guadagno del Turco verrà a cessare”.
Il papa considerò queste parole “ deliramenta”, cioè fantasie senza fondamento, ma Giovanni tanto insistette che furono mandati tecnici a verificare e i risultati furono migliori di ogni aspettativa.
Iniziò subito la produzione e il papa, da buon cristiano, destinò i proventi all’organizzazione di una crociata. Di qui il nome: “allume della santa crociata”.
Giovanni di Castro ebbe una statua equestre e ricchezze; la zona di Tolfa e dintorni ebbe un notevole e disordinato sviluppo urbanistico come risulta da questo ironico sonetto scritto da Annibal Caro che nel 1505 ebbe a visitare quelle zone.

sonetto

Nel luogo in cui si svolgevano tutte le attività connesse alla lavorazione dell’ allume crebbe un paese che prese il nome di Allumiere e divenne comune nel 1826.
L’industria dell’allume continuò a funzionare fino alla fine dl 1700, quando entro in crisi perché venne prodotto allume artificiale e, comunque, all’allume naturale si incominciarono a sostituire nuovi prodotti la cui realizzazione risultava essere più economica.
Prima di quella data, in Europa ci fu una vera lotta per averne il monopolio. Alla fine del ‘500, in Inghilterra, Enrico VIII creò momenti di grande tensione con gli stati cattolici quando incrementò la produzione di allume da scisto nello Yorkshire mettendo a rischio il monopolio dello Stato Pontificio.
Una storia interessante è quella della svedese Christina Piper. Aveva 27 anni quando nel 1700 il marito partì, con il re di Svezia Carlo XII, per una lunga guerra e non fece più ritorno. Christina dopo la partenza del consorte, rimase sola a tirare avanti la baracca con quattro figli piccoli. Ma non si perse d’animo: nove anni dopo la morte del marito, nel 1716 Christina fece un investimento destinato a lasciare un segno: comprò un’attività in crisi ad Andrarum in Scania, nel sud della Svezia e la trasformò in una fiorente industria per la produzione di allume. La fabbrica sopravvisse per almeno 2 secoli e precisamente fino al 1912. In tempi non certo facili per le donne, quella di Christina fu davvero una grande impresa.
E se per Christina l’ allume è stato sinonimo di emancipazione, l’uso che ne fecero le donne in passato ci parla della loro difficile condizione.

• Ars Amatoria, contraccezione e allume di rocca (sesso)
L’allume di rocca ha anche proprietà astringenti e proprio per questo ebbe un suo peso nell’ars amatoria. .

Anche se, come le recenti, appassionanti discussioni in parlamento ci hanno ricordato, l’atto sessuale può essere giustificato solo dal compito imposto da Dio: “ crescete e moltiplicatevi”, di metodi anticoncezionali trasudano i secoli.

Si inizia coll’uso di una sostanza pastosa mescolata a sterco di coccodrillo consigliate alle donne egizie in un papiro del 1850 a.C. Si prosegue con il pessario, impasti di piante ricche di tannino utilizzato dagli indigeni di Sumatra e perfezionato nei secoli fino ad esserne elencate 123 varietà nel 1864 dall’Associazione Medica Internazionale. Naturalmente non si disdegnano anche sistemi puramente meccanici, come le spugne, o decisamente atletici:
“Subito dopo, i due si separino e la donna si alzi bruscamente, starnutisca e si soffi il naso parecchie volte e gridi ad alta voce. Ella dovrebbe saltare con violenza indietro di circa sette o nove passi”
In questo quadro senz’altro vario, ma di dubbia efficacia sia per la bizzarria delle ricette, sia per la scarsa chiarezza circa i metodi di somministrazione, ecco che si inserisce l’allume. Sono le proprietà astringenti di questa sostanza ad attirare l’attenzione: se la farmacologia lo utilizzava per restringere tessuti o “ parti allentate”, se funzionava (?) per ridurre il prolasso dell’utero, perché non provarlo anche per restringere il collo dell’utero? Le ulcere, le piaghe e le infezioni che l’uso di questi metodi provocavano spesso portavano a sterilità: si poteva quindi dedurre che funzionassero!
Le proprietà astringenti dell’allume venivano sfruttate anche per ingestione, ma se si fosse saputo in giro che il pane veniva sofisticato con abbondanti dosi di allume per renderlo più pesante, probabilmente l’assunzione per via orale di questo rimedio avrebbe avuto un crollo. La massiccia ingestione di allume con pane sofisticato infatti, pare non abbia mai avuto alcun effetto sulla natalità.
Le proprietà astringenti dell’allume avevano anche un’altra funzione. La libertà sessuale non è e non è mai stata prerogativa femminile e, anche se oggi sembra essere un po’ offuscata come valore, la verginità ha sempre avuto grande importanza in società in cui il corpo della donna era soggetto alle leggi di mercato e diventava proprietà con il matrimonio. Pomate e lavande, a base di allume, mirra, assenzio, ceneri di corna di cervo e molto altro, erano ritenute di grande efficacia per riportare la parte all’antica purezza ed evitare spiacevoli conclusioni della prima notte di nozze.
La verginità era poi utilizzata per alzare il prezzo delle prestazioni mercenarie e l’uso degli astringenti aumentava il guadagno delle mezzane che “accomodavano le ragazze con allume di rocca, il sale di Saturno, la consolida major” e le rivendevano più e più volte spacciandole per vergini.
A chi pensasse che oggi le cose vadano ben diversamente, ricordo che esiste l’ imenoplastica .

Concludo con questi cristalli  di allume ottenuti in laboratorio da soluzione sovrasatura.

Si può fare di meglio e non escludo di raccontarvi come. Forse, un giorno.

cristalli di allume di rocca

cristalli di allume di rocca ottenuti nel laboratorio dell’ITCG Oriani da soluzione sovrasatura: 20g per 100 mL di acqua lasciata evaporare.

Fonti:

Ottorino Morra – Tolfa-  Cassa di Risparmio di  Civitavecchia 1979

Nicoletta Nicolini – La par condicio ovvero l’allume nell’arte amatoria -La chimica e l’industria n°77- agosto/settembre 1995

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