Arte e chimica: Remedios Varo 2, le opere

Ed ora, l’analisi di alcune opere di Remedios Varo con l’interpretazione in chiave scientifica di Alan Friedman e alcune mie considerazioni.

Armonia

Remedios Varo Armonia

Remedios Varo
Armonia

Quello che mi ha colpito di questa tela è l’idea, fantastica, dell’universo composto su un pentagramma, come fosse una meravigliosa sinfonia. L’idea della musica alfabeto per la creazione, che vedremo in altre opere di Remedios, mi piace infinitamente e se poi, guardando il pentagramma, fra le note compaiono solidi e foglietti con pi greco e radice di -1, il compiacimento per questa fenomenale idea si trasforma in vero e proprio stupore :

Remedios Varo armonia- particolare

RADICE DI – 1 ?!

“In “Armonia”, lo scienziato decisamente androgino sta cercando di creare una “teoria del tutto”, avvalendosi di uno pentagramma, come dispositivo per l’organizzazione. Sulle righe, lo scienziato posa ortaggi, animali, pietre, piramidi, un pezzo di carta con scritto pi greco a sei cifre. Dal muro esce la mano del caso, un fattore essenziale per il successo scientifico, che aiuta lo scienziato nell’aggiunta di ingredienti per la composizione in corso. La stanza in cui lavora, appare in disordine, ma è questo il compito dello scienziato: cercare ordine in un mondo in cui l’entropia la fa da padrone. Un compito difficile, che può essere affrontato solo se lo scienziato è aiutato da un grande ottimismo”

Creazione degli uccelli

Quando fra le diapositive presentate da Maria Grazia è comparsa questa,

La creazione degli uccelli

Creazione: Polvere di stelle, energia, organizzazione

ho avuto un sussulto: polvere di stelle! E’ proprio polvere di stelle quella che l’improbabile creatore sta utilizzando per la sua opera. E quella macchina poi, complicata e apparentemente simile a vetreria chimica …

“Una donna con le piume e la faccia di un gufo in una mano brandisce un pennello che parte da un violino appeso lì, nel posto in cui dovrebbe esserci il cuore. Nell’ altra mano tiene una lente d’ingrandimento che proietta la luce proveniente da una stella, sulla pagina in cui è in procinto di volare via l’uccello, che sta disegnando. Un’ apparecchiatura tipo Rube Goldberg raccoglie polvere di stelle da un’altra finestra e la trasforma nei pigmenti rossi, gialli e blu con cui è disegnato l’uccello.
Qui, Remedios Varo ritrae i tre ingredienti necessari per l’origine della vita: la materia, fatta di molecole complesse che si sono formate dalla fusione stellare che ha luogo all’interno delle stelle. In questo modo la polvere di stelle diventa pigmento per la pittura. L’energia, di nuovo il dono del sole raccolta dalla stella attraverso la lente di ingrandimento e portata sulla pagina. L’organizzazione, il principio anti-entropia, rappresentato dal gufo donna con il violino al posto del cuore. L’origine della vita è una canzone che prende il volo”

Il flautista
Ancora la musica per la grande costruzione, la torre della vita e della sua evoluzione.

“Il musicista può essere visto come Charles Darwin, che sta costruendo una torre: la teoria dell’evoluzione. Da pietre contenenti fossili di trilobiti antichi, pesci, felci, e ammoniti a spirale. Ancora una vota la Musica è vista da Remedios Varo come principio organizzativo, ed è così che le note del flauto contribuiscono a costruire la matrice, a partire dai fossili, della possente torre dell’evoluzione”

Le sorgenti dell’Orinoco

"Exploration of the Sources of the Orinoco River."

“Exploration of the Sources of the Orinoco River.”

Nel 1947, Remedios Varo ebbe modo  di partecipare a una spedizione scentifico- entomologica ( o forse alla ricerca dell’oro) lungo il fiume Orinoco. Inoltre nel 1951,  un team di esploratori venezuelani e francesi, scoprirono le sorgenti di questo fiume, da sempre avvolte nel mistero. Ma quando dipinse questo quadro, Remedios aveva in mente  anche uno dei suoi autori preferiti.

 

“ Hoyle potrebbe aver ispirato il dipinto di Varo “Esplorazione delle sorgenti del fiume Orinoco.” Questo lavoro, in cui il fiume sembra scaturire da dentro un piccolo calice, è un omaggio alla teoria di Hoyle che la materia è costantemente creata dal nulla.”

“Mi trovo infatti costretto ad ammettere che la natura dell’ Universo esige continua creazione- un perpetuo venire alla luce di nuovo materiale di fondo.” F. Hoyle – La natura dell’Universo
Remedios dipinse questo quadro nel 1959, quando la teoria dell’universo stazionario di Hoyle era già stata messa in discussione. Sarà poi definitivamente abbandonata nel 1964 in seguito alla scoperta della radiazione cosmica di fondo. Questa radiazione infatti, era stata predetta teoricamente come una naturale conseguenza di quel Big Bang, che la teoria di Hoyle considerava improbabile. (Il termine Big Bang, “grosso botto”  fu coniato nel 1949, prorpio da Hoyle e in senso dispregiativo!)

L’orologiaio

 L'orologiaio

il tempo relativo

In “Apocalisse o L’Orologiaio”, un uomo guarda serenamente una sfera luccicante simile al guscio di un atomo che entra attraverso la sua finestra, mentre i meccanismi degli orologi a cui sta lavorando vanno in frantumi.

L’orologiaio al suo banco è circondato da orologi a pendolo, ognuno dei quali segna lo stesso tempo. Ognuno di essi contiene un personaggio che indossa un diverso costume e rappresenta un’epoca. Improvvisamente, un vortice entra dalla sua finestra e lui alza lo sguardo, descritto così da Remedios stessa, con “una espressione di stupore e illuminazione”. Sta per avere una visione radicalmente nuova e rivoluzionaria di come funziona il tempo.
L’orologiaio “rappresenta il nostro tempo ordinario”, e tutti i suoi orologi operano all’interno della teoria newtoniana di un “universo a orologeria”, un sistema di assoluti, in cui il flusso del tempo è immutabile. Quindi, anche se i personaggi in costume rappresentano diversi periodi, il tempo segnato da ciascuno dei loro orologi è esattamente lo stesso.
La visione, che ha riempito l’orologiaio di sorpresa e ha costretto i suoi pezzi di ricambio a schiantarsi a terra, rappresenta la rivelazione einsteiniana che il tempo è relativo e ogni osservatore, a seconda del luogo, lo sperimenterà in modo diverso. Il tempo dunque non è un momento fisso che possa essere intrappolato all’interno di un orologio. Sicuramente questa visione è difficile da accettare per l’orologiaio, perché distrugge la premessa fondamentale su cui si basa il suo mestiere.

 

Natura morta

Una delle immagini più inquietante di Remedios, è quella dipinta nella sua ultima opera, finita prima della morte avvenuta nel 1963 a 54 anni , “Natura morta in movimento”.

ultimo
In questo quadro, la solita immagine, tipica delle nature morte, un vassoio di frutta, prende vita.

“I frutti sono mostrati mentre turbinano intorno a un tavolo, in una rappresentazione molto simile ai modelli che rappresentano le teorie degli astronomi sulla formazione del sistema solare. Pesche e arance si scontrano e gettano i semi sul piano dove germogliano in nuovi piante, mentre i piatti e tovaglia continuano a girare come se fossero possedute da una forza invisibile”

La pianta ribelle

la pianta ribelle

EPPURE
2+2 = 4 !

E qui Remedios sbeffeggia lo scienziato, che guarda strabiliato la pianta, che continua a produrre fiori e non numeri come le altre da lui fabbricate!

Al di là di qualunque lettura, che possa essere data della sua opera, quello che mi ha più profondamente colpito in Rimedios Varo, è il senso di pacata meditazione che pervade la sua pittura. Pur essendo tutte immagini caratterizzate da un continuo movimento, nelle sue visioni non  leggo conflitti, ma uno sguardo pacato, ironico a volte malinconico, che trasmuta la realtà rendendola enigmatica ed elegante. Guardate questo quadro intitolato “Dallo psichiatra”.

dallo psichiatra

Che eleganza,signora!

E’ un gesto indubbiamente di grande eleganza quello con cui, all’ uscita dello studio medico, la figura femminile si libererà di quella testa che tiene graziosamente in mano! Maria Grazia Morganti racconta che probabilmente la testa è quella del suo secondo marito, Benjamin Pèret, che essendo un poeta, e per di più surrealista, deve aver avuto un peso non indifferente nella vita della pittrice.
Altra cosa che apprezzo della narrazione di Remedios è la creazione dell’ intero mondo attraverso la polvere di stelle modellata dal lavoro femminile: la Terra viene tessuta, ricamata, cucita, nutrita. Remedios sentiva profondamente il dramma della condizione femminile, condizione che, se ancor oggi è ben lontana dalla parità e dalla giustizia, allora ( non troppi anni fa, non crediate) era un vero e proprio handicap per una donna che possedesse intelligenza e genialità.
Uno dei quadri che più mi commuove per la profondità della malinconia, del senso d’impotenza che trasmette, pur mediato da quel suo sguardo da osservatore imparziale della realtà è “ Donna in trappola” .

donna in trappola

non c’è scampo

Una donna costretta dal quotidiano all’ immobilità e a una lenta metamorfosi che la ingloberà nella tappezzeria della poltrona, sotto lo sguardo stupito e terrorizzato del gatto ( anche Remedios adorava i gatti!).
E se Remedios vi ha incuriosito e volete vedere altre sue opere, in attesa di una grande mostra, che forse non arriverà mai,  ecco un video che ne raccoglie un vasto numero.

 

suggerimenti

Remedios Varo: catálogo razonado
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Arte e chimica: Remedios Varo 1

Un colpo di fulmine. Quando a una conferenza sulle donne surrealiste tenuta da Maria Grazia Morganti nella Pinacoteca di Faenza, ho visto scorrere le immagini dei quadri di Remedios Varo, ne sono rimasta letteralmente ipnotizzata. In quelle tele c’era un incredibile intreccio fra arte, magia, scienza,alchimia, una visione del mondo profondamente empatica, capace di instaurare un processo di identificazione immediato fra me e l’autrice. Ogni tela era il magnifico riassunto di una fiaba che avrei voluto raccontare.
Mi sono però resa conto che questo effetto dirompente l’aveva solo su di me , il resto della platea era piuttosto perplesso e si chiedeva se l’autrice non soffrisse, per caso, di gravi disturbi psichici. Analizzando meglio le immagini, ho pensato che fosse proprio la mia formazione scientifica, a fornirmi una chiave di lettura diversa di quelle opere e a creare un feeling speciale fra me e l’autrice
A questo punto non vedevo l’ora di tornare a casa e mettermi a fare indagini per capire se avevo preso un clamoroso abbaglio o se questa mia interpretazione era corretta e, magari, condivisa da altri.
Non è stato facile, come quasi tutte le artiste donne si trova pochissimo in rete, niente nei libri, meno di niente in italiano. Comunque provate a seguirmi e ad analizzare gli indizi con me.
Partiamo dal racconto di Maria Grazia e scopriamo chi è:

Remedios Varo

Remedios Varo

María de los Remedios Alicia Rodriga Varo y Uranga
ovvero
Remedios Varo
Nasce nel 1908 ad Anglès, in Catalogna e il nome, piuttosto strano per noi, deriva da Santa Maria de los Remedios, una Madonna considerata miracolosa e venerata in Spagna a partire dal Cinquecento.
Visto che Remedios nasce subito dopo la morte della sorellina è facile supporre che sia stata battezzata così proprio per ringraziamento verso un voto esaudito (ma anche che l’idea della morte e del soprannaturale sia entrata fin da subito nella sua esistenza).
Non possiamo sapere quanto abbia pesato questa componente “mistica” nella sua educazione, ma è certo che dal padre, ingegnere idraulico e inventore di congegni vari, le deriverà la passione per gli ingranaggi e i macchinari, spesso bizzarri, che ricorrono nella sua pittura.
In ogni caso la ragazza doveva essere un tipo moderno e intraprendente: è infatti una delle prime donne a iscriversi all’Accademia di Belle Arti di Barcellona, in precedenza accessibile solo ai maschi. In quegli anni, comunque, Barcellona è una delle capitali europee più aperte alle novità artistiche, e ricca di movimenti d’avanguardia, come testimoniano anche gli esordi di Picasso, Mirò e Dalì.
Remedios entra a far parte del gruppo dei Logicofobisti che si dedicavano alla rappresentazione degli stati d’animo e col marito Gerardo Lizarraga, un artista anche lui, nel 1930 si trasferisce per un paio d’anni a Parigi.
Quando tornano a Barcellona, il clima politico è cambiato, e la guerra civile è ormai alle porte. Lo scontro fra nazionalisti e repubblicani infiamma molti giovani di ogni nazionalità che si precipitano in Spagna per partecipare ai combattimenti. In questo clima alla Hemingway, Remedios conosce Benjamin Pèret, un poeta surrealista di fede trozkista che si era arruolato nelle brigate internazionali, e fra i due scoppia la passione.
Nel 1937 tornano assieme a Parigi, dove Remedios ritrova Dalì ma soprattutto Oscar Dominguez e Esteban Francés, due vecchi amici e compagni di studio a Barcellona, anche loro pittori surrealisti, coi quali organizza un fruttuoso business di falsi De Chirico.
Nell’ambiente dei surrealisti circolano diverse artiste donne, come Leonor Fini o Meret Oppenheim, ma Remedios entra in sintonia soprattutto con Leonora Carrington, la compagna di Max Ernst che, come lei, incarna i due tipi di donna considerati da Péret

come gli unici adatti a provare l’amore sublime: la donna-bambina e la strega.
Le due si ritroveranno in Messico nel 1942 e passeranno molto tempo assieme a studiare testi di magia, cartomanzia, alchimia, mitologia, a dipingere, scrivere romanzi a capitoli alternati e preparare stravaganti ricette di cucina e pozioni magiche come quella “per scacciare i brutti sogni, l’insonnia e le sabbie mobili sotto il letto”, la cui ricetta è purtroppo scomparsa. Le accomuna anche l’amore per gli animali di cui Remedios rappresenta anche esemplari curiosamente ibridati, come la creatura frutto dell’incrocio fra un cane e un pollo che compare ne I vampiri vegetariani.
Del tutto particolare appare anche la sua concezione del giardinaggio, a giudicare almeno dei tubetti di colore che Remedios travasa in una notte di plenilunio intorno ad una pianta tropicale, forse allo scopo di ravvivarne i colori o chissà. Non a caso nel romanzo Cornetto acustico Leonora Carrington la rappresenterà nei panni dell’eccentrica, indomita Carmella.
Dall’inizio del suo trasferimento in America Remedios è molto attratta soprattutto dall’alchimia, che era stata oggetto di studio da parte degli artisti dada, specie Marcel Duchamp, e poi di molti surrealisti. Ne La chiamata del 1960,

La chiamata

La chiamata

si raffigura trasmutata in oro, il corpo ancora cosparso della polvere della pietra filosofale che tiene in mano.
Il suo interesse per Georges Ivanovic Gurdjieff – e le sue teorie sulla vita umana vissuta in uno stato di veglia apparente simile al sogno – sembra invece trasparire in molti dei suoi quadri, avvolti in un’atmosfera incantata in cui si svolgono scene che possono apparirci bizzarre ma in realtà possiedono una loro rigorosa logica interna.
Il Messico, dove il soprannaturale ha una sua dimensione riconosciuta e il misticismo è di casa, Remedios trova l’ habitat che le è più congeniale, lontano dalla dimensione più disincantata e “cartesiana” dell’ambiente artistico-letterario che frequentava a Parigi.
E così, anche i riferimenti a episodi vissuti in prima persona, come la spedizione in Venezuela, in cui partecipa ad una ricerca dell’oro lungo il fiume Orinoco, vengono riproposte con toni fiabeschi, venati da quell’ironia che non manca mai nelle sue opere, in cui le protagoniste (donne brune col viso a cuore, occhi a mandorla e folta capigliatura) sono quasi sempre autoritratti.

Vita affascinante non c’è che dire! In continuo movimento, piena di passione, ma quale può essere il segreto, sicuramente celato nella sua biografia, che mi rende così famigliari quelle rappresentazioni?
Il primo indizio é facile: le macchine meravigliose da lei ideate erano sicuramente il risultato della passione per la tecnologia ( e la matematica?) trasmessale dal padre ingegnere idraulico e dalla conoscenza dell’opera di Bosch e di Leonardo, opere forse amate e studiate già dai tempi dell’Accademia.
In quei quadri, però, c’era qualcosa di più.
E poi … ecco arrivare nuovi indizi.
Secondo indizio. Arrivata in Messico, per vivere utilizzò la sua maestria nel disegno iniziando una collaborazione con la Bayer, l’industria farmaceutica. Ne curò la pubblicità e realizzò calendari nei quali illustrava malattie e medicine firmandosi con il cognome della madre Uranga.

Terzo indizio. Nel 1947 si trasferì in Venezuela dove il fratello Rodrigo era a capo di una equipe epidemiologica del Ministero della Salute Pubblica. Sotto la sua tutela, Remedios iniziò a studiare e disegnare zanzare per una campagna contro la malaria. In questa occasione partecipò ad una spedizione entomologica sull’Orinoco. Ecco quindi che, ancora una volta, il lavoro di artista di Remedios si confronta con il mondo scientifico.
Quarto e definitivo indizio. Nell’ Accademia di Madrid in cui Remedios si è formata, venne a contatto con testi di Marie Curie, HG Wells, Albert Einstein, José Ortega y Gasset, e Sigmund Freud . Era quindi a conoscenza del pensiero del suo tempo in diversi campi, compreso quello scientifico. Nella sua biblioteca personale c’erano testi di matematica, di fantascienza e libri di scienza divulgativi di Asimov e soprattutto di Fred Hoyle.
Fred Hoyle!Ecco sicuramente uno dei suoi ispiratori ! Divulgatore e autore di uno dei romanzi di fantascienza preferiti, “La nuvola nera” . Uno dei libri  di questo scienziato presenti nella biblioteca di Remedios, ce l’ho!

hoyle la natura dell' Universo
Infine, la prova inconfutabile del fatto che non solo io ho visto profonde tracce di scienza in Remedios :
il 10 aprile 2000 in occasione di una mostra su Remedios Varo al National Museum for Women in the Arts di Washington

il dottor Alan J. Friedman, un fisico e direttore della New York Hall of Science, ha tenuto una conferenza nella quale ha cercato di spiegare le ragioni del fascino che quest’artista esercita su ingegneri e scienziati.
Il dottor Friedman ha dimostrato come Remedios abbia metaforicamente trasmesso nei suoi dipinti alcune delle teorie scientifiche più rivoluzionarie e complesse dl nostro tempo, quali la teoria speciale della relatività di Einstein e la teoria di Darwin dell’evoluzione, o l’idea che gli esseri umani sono della stessa sostanza di stelle, in quanto i loro corpi sono costituiti dagli elementi prodotti nel ventre delle stelle milioni o miliardi di anni fa.
Ho così scoperto che uno dei primi libri di testo su relatività generale, ” L’enigma della gravitazione, ” di Peter Bergmann (Charles Figli di Scribner, 1968), ha utilizzato proprio uno dei dipinti di Remedios Varo, ” Il fenomeno dell’ assenza di peso, ” per la sua copertina.
Vediamo il quadro e sentiamo cosa ci racconta il dott. Friedman

varo weightlessness

fenomeni in assenza di peso

In ” Fenomeno di assenza di peso, ” un uomo, presumibilmente uno scienziato, si trova in una stanza con un certo numero di planetari sugli scaffali. Uno dei modelli che rappresenta , i movimenti della della Terra e della Luna, si è liberato della sua base e galleggia in aria. Se osserviamo la stanza ci accorgiamo che ce ne viene mostrato un duplicato sovrapposto all’originale, ma con un angolo di 30 gradi.

“Questa stanza illustra la teoria della relatività ristretta reso in senso reale e surreale. Al cuore della teoria di Eistein ci sono le equazioni Lorentz. Per dare un’idea del loro significato, si potrebbe disegnare un grafico cartesiano di assi X e Y; ruotando il grafico di 30 gradi è possibile vedere come varia lo spaziotempo durante il moto”

Osservando poi lo scienziato potremmo riconoscere un Einstein giovane ( non aveva ancora 20 anni quando concepì la relatività ristretta) con i capelli non ancora bianchi, ma già spettinati e ribelli. L’uomo è colto nell’attimo in cui l’idea si concretizza, il modello prende forma : c’è un altro modo di trattare la gravità. Lo sguardo è concentrato quasi spaventato per l’ importanza del momento e l’ enormità dele implicazioni della sua nuova teoria.

Interessante vero? Ma non è finita: il seguito della storia nel prossimo post!

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11 luoghi che non dimenticherete

Vi sono luoghi capaci di scatenare emozioni ancora sconosciute, di scavare profondamente nell’anima per poi nascondersi lì, per sempre.
A volte sono luoghi lontani, esotici e trasportano profumi sconosciuti, a volte sono a pochi passi e profumano di odori lontani nel tempo, capaci di condurci nel lago quieto della nostalgia e del ricordo
Vi sono poi luoghi capaci di risvegliare la curiosità, la voglia di sapere, luoghi che non danno lapidarie risposte stereotipate, ma indicano i percorsi imprevedibili e affascinanti della conoscenza.
E’ tempo di vacanze e voglio perciò indicarvi alcuni di questi luoghi per me così speciali. Cercherò anche di spiegarvi che cosa li rende così magici e vorrei farlo usando poche parole perché ciò che accomuna molti di questi posti e li rende unici, è il prevalere di suoni, di musiche non umane. La poesia è però linguaggio universale e lascerò quindi che sia un haiku ad accompagnarvi in alcuni di essi.
Non pensiate che questi, perché richiedono di essere ascoltati in silenzio, siano luoghi “ naturali”: nessuno di essi esisterebbe senza l’opera dell’uomo. Qui, però, invece di irrompere con la sua azione devastante, la nostra specie ha cercato equilibrio e armonia entrando in empatia con la natura, aggiungendovi bellezza con il suo lavoro quotidiano, l’arte e la scienza.
Quella che segue, non è una classifica, ma solo un elenco. Un elenco di 11 luoghi. Avrei voluto fare una classica, simmetrica lista da 10, ma non sono riuscita a eliminarne neppure uno.

Eccovi dunque
11 luoghi che non dimenticherete.

Giardino botanico litoraneo di Porto Caleri

E’nato per salvaguardare e studiare la flora e fauna del litorale dell’ alto Adriatico. Non troverete niente di esotico, ma finalmente saprete il nome di quel bel fiore giallo o di quel cespuglio spinoso. Splendido in primavera per le fioriture, in estate per i profumi

A valle nel fiume
Rumore di reti gettate
Luna velata
Yosa Buson (1715- 1783)

2 ) Giardino Andrè Heller Gardone Riviera
Questo è un vero giardino, impreziosito da opere d’ arte di artisti famosi che compaiono inaspettate.

Qui
Raggiungono il mio occhio
Solo cose fresche
Mtsuo Basho ( 1644-1694)

3) Ca’ la Ghironda Ponte Ronca di Zola Predosa Bologna
Un parco con sculture perfettamente inserite nell ambiente e capaci di suscitare emozioni.

con il succo dell’erba
mi diverto a dipingere
il ventaglio piatto
Yosa Buson (1715- 1783)

4) Il giardino dei Tarocchi  Capalbio( località Garavicchio) Grosseto. Niki de Saint Phalle
La realizzazione del sogno di una vita. Un’ opera gigantesca progettatae realizzata da un’ artista che amo molto per l’ allegria e la vitalità che trasmettono le sue opere coloratissime e protese verso il cielo

Oltre il valico in fondo
una città fortificata,
e stormi di aquiloni
Tan Taigi (1709-1771)

5 ) Sacro Bosco di Bomarzo Bomarzo Viterbo

I mostri di pietra sembrano creature immobilizzate da un incantesimo ma destinate a riprender vita, un giorno.

Luna d’estate:
perduto nell’erba lo sguardo
del guardiano del tempio
Yosa Buson (1715- 1783

6) Parco dei monti Sibillini– Castelluccio di Norcia

L’ambiente è fortemente modificato da agricoltura e pastorizia. Paesaggio sorprendente.

vado nella brughiera vasta:
verso di me vengono
torri di nubi
Yosa Buson (1715- 1783)

7) Vie delle Valli Rosolina
ne ho già parlato più volte:imperdibili i tramonti d’ estate e i voli dei fenicotteri

Nel vento della sera
L’acqua si frange sule zampe
Dell’ airone cenerino
Yosa Buson (1715- 1783)

8) fondazione Magnani Rocca Mamiano di Traversetolo Parma

La villa è un prezioso contenitore di superbe opere d’arte. Da non perdere le mostre temporanee e il parco con giganteschi alberi secolari.

fondazione Magnani Rocca

fondazione Magnani Rocca : il parco d’inverno

9) CSAC Centro studi e archivio della comunicazione Paradigna (Parma)

Una vera sorpresa in mezzo alla pianura padana: una chiesa trasformata in una fantastica galleria d’ arte moderna. Importanti opere di pittura, scultura, fotografia e moda, di Maestri italiani del ‘900 e la possibilità di aprire i cassetti dell’ archivio e svelarne i segreti.

CSAC Centro studi e archivio della comunicazione

CSAC Centro studi e archivio della comunicazione

10) Orto botanico di Padova .

Splendida la parte antica, superlativa la parte nuova dedicata all’ evoluzione

orto botanico di Padova

orto botanico di Padova

11) Muse Trento

Un luogo spettacolare, una vera e propria dichiarazione d’amore  alla Terra, capace di accendere passione e voglia di sapere.

MUSE

MUSE
famiglia ignara bersagliata da radiazioni
;)

Gli haiku sono tratti da:

Haiku – Mondadori 2013

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Il fiume Conca

Questo mio piccolo racconto, fu scelto, con altri 99 di autori diversi,  a far parte di un libro ideato da Caterpillar, la trasmisione di RAI 2,  e Poste Italiane per raccontare l’Italia, non quella celebrata da poeti e guide turistiche, ma quella sconosciuta ai più e  meravigliosa per l’autore e forse solo per lui.

L'Italia per posta

Non esiste in libreria!

Lo dedico a chi ha nel suo cuore un  paesino  delle Marche, posto alle porte del Montefeltro, con un’ unica bellezza: un torrente, con poca acqua e molti sassi, che  ne sfiora un fianco.

Fiume Conca, Mercatino Conca (PU)

C’era il bianco: quando penso al fiume Conca, quello era il colore. Erano solo sassi, eppure alcuni, lucenti, erano capaci di catturare la luce e di farne meraviglie. E c’era il sole che ti buttava addosso tutto quel chiarore accecandoti. E poi c’erano i gruppi dei ragazzi, le risate libere, infinite e sempre così vicine al pianto. E c’era la musica, il mangiadischi a tutto volume e le voci sopra stonate, appassionate. E c’erano quegli sguardi, capaci di farti bella o di far affiorare tutto il troppo che c’era in te. E l’acqua? Quella non c’era, se non qualche pozzanghera in cui, incredibilmente, nuotavano pesci di chissà quale temeraria specie. Non c’era molto, quindi, caro viaggiatore non sarà difficile per te trovare ancora tutto, intatto; ma solo se, almeno una volta nella tua vita hai riso fino alle lacrime e ancora non sai perché, potrai capire come anche questo quasi nulla può essere infinitamente bello.

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Arte e Chimica: L.H.O.O.Q.

Questo è un post a quattro mani, le mie e quelle di Maria Grazia Morganti, esperta in storia dell’arte e mia carissima amica. In un caldo pomeriggio estivo, Maria Grazia e io abbiamo pensato di esplorare assieme alcuni di quei luoghi in cui, a volte impercettibilmente a volte sfacciatamente, arte e chimica s’incontrano e di provare a descriverli.

Spesso incontreremo  l’alchimia su questo sentiero comune, ma, vi assicuro, la chimica non sarà da meno e se non contribuirà al significato dell’opera, sicuramente fornirà all’artista i mezzi per esprimere al meglio il suo pensiero.
Non c’è molto di definito nel nostro progetto, solo una cosa è certa: ci sembra divertente e quindi ci buttiamo nell’impresa. Non abbiamo neppure trovato un nome definitivo per questa nuova rubrica : un banalissimo “arte e chimica” per incominciare, poi si vedrà.
Inizieremo con una curiosità, un piccolo flash che ci farà scoprire l’alchimia in un luogo davvero insospettato!
Gioconda coi baffi
“Nell’arte, si sa, non tutto è chiaro, ma quando ci si mette di mezzo l’alchimia le cose si complicano ulteriormente. Noi tutti, ad esempio, abbiamo molto sghignazzato davanti alla Gioconda coi baffi di Marcel Duchamp, noto burlone dada e poi surrealista. A prima vista, infatti, sembra solo lo sberleffo a un’immagine-simbolo della pittura, ma in realtà la figura di una donna con caratteristiche maschili rappresentava l’androgino, cioè la creatura formata dall’insieme di un maschio e una femmina che nel pensiero ermetico indicava l’unione dei contrari attraverso la quale si procedeva dalla fase della iniziale “nerezza” (nigredo) alla sublimazione della materia (albedo). Se poi passiamo alla scritta sotto “L.H.O.O.Q.” che foneticamente suona “lei ha il culo caldo”, sembra un po’ umorismo da caserma. E invece con questa frase Duchamp alludeva all’illustrazione di un testo alchemico in cui uno stadio di trasformazione della materia era indicato attraverso una donna (fra l’altro simile alla Gioconda nella posizione delle braccia) che sedeva su un forno acceso”.
Ed eccovi l’immagine a cui si riferisce Maria Grazia e il testo alchemico da cui è tratta

Miniatura da Les remontrances  de Nature a l’alchimiste errant di Perreal ( 1516)

Miniatura da Les remontrances de Nature a l’alchimiste errant di Perreal ( 1516) Museo Marmottan
All’interno di una torre si vede il laboratorio dell’alchimista, sulla cui soglia è scritto : opera meccanica. La Natura , seduta su un albero cavo al cui interno brucia un tenue fuoco , rimprovera l’alchimista.

Les remontrances de Nature a l’alchimiste errant furono scritte da Jehan Perreal e mettono in scena la Natura che rimprovera all’alchimista di perdere il suo tempo faticando sui mantici, bruciando carbone :
“Tu fondi metalli, bruci atramenti, e rompi vasi diversi, costruisci, fornaci piccole e grandi. Pover uomo ti inganni assai! Non combinerai nulla se non procederai in altro modo!”
L’alchimista prende atto dei suoi errori e si lamenta di essere stato messo sulla via sbagliata da falsi libri di alchimia. La natura gli consiglia allora di leggere l’unico libro che conta, quello che lei stessa ha scritto e i cui segreti ha occultato in terra e sottoterra.

CHIMICA

 

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Favola: la regina Trasparente

Niente chimica per oggi! Ho deciso invece di dar voce a quel mondo un po’ incantato che si nasconde in qualche angolo della mia mente e di raccontarvi una delle mie favole.

arcobalenoLa regina Trasparente
C’era una volta un arcobaleno, no, non uno dei soliti, di quelli che appaiono e dopo un istante non ci sono già più! Lui era un arcobaleno fisso. Sembrava un ponte sulla montagna e una cascata gli zampillava e sgocciolava attorno. Naturalmente era frequentato da gnomi di tutti i tipi e quello che preferiva, Gigi, era un mattacchione, che saliva e scendeva per i suoi colori come se fossero stati i gradini di una scala, una scala musicale e cantava, cantava, stonato come una ghiandaia. Arcobaleno rideva e a volte si duplicava invertendo tutti i colori e facendo ancor più stonare lo gnomo canterino. Da una parte di arcobaleno crescevano fiori magici, dall’altra c’era la solita pentola d’oro con tanto di guardiano. Tutto andava per il meglio: i valle arcobalenofiori fiorivano, la pentola stava lì, Gigi cantava e gli gnomi ripassavano i dispetti da fare agli incauti che avessero attraversato la valle dell’arcobaleno, anche se di lì non era mai passato nessuno che non fosse gnomo, elfo o fata. Un brutto giorno però, la cascata incominciò a zampillare un po’ meno e il giorno dopo ancora un po’ meno e Arcobaleno incominciò a diventare sempre più sottile, i suoi colori sempre più spenti. Gigi non cantò più, i fiori appassirono e un mattino, al sorgere del sole, gli gnomi iniziarono le operazioni di trasloco con la pentola d’oro.
“Aspettate! Non posso credere che ce ne andremo senza capire cosa è successo alla nostra cascata. “protestò Gigi “ Dobbiamo proteggere questi luoghi, non andarcene al primo ostacolo!”
gnomo in cammino“Che cosa suggerisci? ” Replicò il re degli gnomi grattandosi la barba.
“Datemi un po’ di tempo e andrò a vedere dove è il problema!”
“E sia. Hai un’alba di tempo. Se al sorger del sole Arcobaleno non sarà tornato, noi ce ne andremo, anche senza di te”.
E Gigi partì portandosi dietro solo l’ultimo seme di fiore magico. Il tramonto era ancora lontano: c’erano quasi tutto un giorno e l’intera notte prima dell’alba. Gigi camminava lungo il torrente che era ormai solo un filo d’argento. Incontrò gli animali della montagna disperati:
“Aiutaci, se l’acqua non torna, per noi è finita.” Implorò Rana, la maestra di canto di Gigi.
“Rana, ho poco tempo, hai qualche notizia da darmi?”
“Strane cose stanno succedendo lassù in cima! Libellula dice che, una notte di luna piena, è sorto un castello trasparente; gliel’ ha raccontato Grillo che l’ha saputo da Gufo che sa sempre tutto. Da quel momento sono iniziati i nostri problemi.”
“Chiederò a Luna qualche altra informazione. Noi gnomi abbiamo un rapporto speciale gnomo e montelei!”
“ Prendi questo sacchetto.” Disse Rana” Contiene i colori e le voci degli animali della montagna.
Chissà, potrebbero servirti. Buona fortuna, tutto dipende da te.”
Gigi prese il dono di Rana e si arrampicò per le rocce nude. Le piante morenti lo imploravano:
“Gigi aiutaci, non ce la facciamo più! Senz’ acqua per noi è finita!”
“Sto cercando di capire che cosa sta accadendo. Prima dell’alba risolverò il problema”.
“Ecco Gigi, prendi questa scatolina di pino: contiene i nostri colori , i nostri profumi e qualche goccia di rugiada. Chissà, potresti averne bisogno. Buona fortuna, siamo nelle tue mani.”
E con il dono delle piante, Gigi continuò a salire seguendo il corso del torrente. I sassi che prima erano capaci di intrappolare la luce e farne riflessi e colori, ora erano spenti e grigiastri.
“Gigi ho qualcosa per te”La voce era quella della Montagna” Prendi questo scrigno; contiene le mie pietre e i miei cristalli. Senza l’acqua che gela, scava, salta io sono triste e mi sento morire. Salvami Gigi. Buona fortuna.”
gnomo lunaEra già sera, Gigi si sedette sotto un bel sasso per riprendere un po’di fiato. Era stanco e gli occhi gli si chiudevano. Non si addormentò, ma aspettò che la luna sorgesse e quando diventò bella e grande sull’orizzonte, la salutò e le chiese :
“Mia luminosa amica che sta succedendo?”
“Ti aspettavo. La regina Trasparente è qui!”
“E chi sarebbe?
“’E’una fata o forse una strega, non si sa. Non è cattiva ma è avventata e superficiale perciò fa delle cose davvero insensate! Eravamo riusciti a sistemarla su di una cometa; lei si occupava della luminosità della coda. Purtroppo qualche mese fa è caduta dalla stella ed è atterrata qua, vicino alla sorgente. Adesso sta usando l’acqua per fare un castello trasparente e, per renderlo più bello, ha intrappolato Arcobaleno.
“Devo convincere la regina a lasciar libera l’acqua.”
“Non sarà facile! Come ti ho detto, non è cattiva ma è superficiale e l’apparenza è tutto per lei: Amore c’ è, ma è proprio nel fondo del suo cuore. Ha costruito un castello meraviglioso e tu dovrai offrirle qualcosa di ancora più bello. Falla uscire dal castello e tutto tornerà come prima “
“Grazie Luna. Hai qualcosa da suggerirmi?”
“Hai ancora il seme del fiore magico? Penso che ti potrà servire. Ora vai, hai poco tempo.”gnomo e fiore magico
Gigi continuò il cammino verso il castello. Non aveva un piano preciso ma era tranquillo: aveva con sé i doni della montagna e delle sue creature, il seme del fiore magico e l’aiuto della Luna.
Il castello apparve e Gigi pensò di non aver mai visto niente di più bello. La regina aveva intrappolato la luce fra miriadi di goccioline e mille arcobaleni s’intrecciavano colorando guglie e torri. Ma intorno al castello era desolazione, rovina e morte.
La luna era alta e guardava. La regina Trasparente vide arrivare Gigi:
“Che cosa hai di bello per me, gnomo?”
Allora Gigi aprì lo scrigno che gli aveva dato Montagna e liberò le pietre e i cristalli. La luna salì nel cielo e un suo raggio rimbalzò su quei sassi e si ruppe in tanti meravigliosi frammenti colorati. “Che spettacolo!” Gridò Trasparente
“Tutto questo è per te. Vieni a prenderlo, regina”
“Bello, bellissimo ma Il mio castello è più bello e io non mi muovo di qui.”
castello di cristalloFu allora la volta delle piante, Gigi aprì la scatolina di pino, spruzzò la rugiada su foglie e petali, liberò i profumi e Luna completò lo spettacolo. La regina applaudì, ma anche questa volta non uscì dal castello. Rimaneva il sacchetto con i colori, le voci e i fruscii degli animali della montagna. Gigi lo aprì, lasciò che i doni delle creature della montagna fossero toccati dalla luce della luna. E l’aria si riempì di suoni, voli e iridescenze. La regina guardò, applaudì, ma non si mosse.
“Forza Gigi, il fiore magico!“ Disse Luna.
Il fiore magico profumava d’amore. Gigi piantò il seme, Luna lo toccò, il fiore sbocciò e il profumo di amore avvolse tutte le bellezze liberate da Gigi e il cuore della regina. E lo spettacolo divenne irresistibile.
La regina saltò a cavallo dell’arcobaleno, usci dal suo bellissimo e inutile castello e l’incantesimo si ruppe. L’acqua tornò alla sorgente e ci fu il torrente, la cascata e, alle prime luci dell’alba, nel paese degli gnomi, ricomparve Arcobaleno con Gigi e Trasparente che cantavano tra i suoi colori. Gli gnomi saltarono di gioia e abbracciarono l’eroe di questa storia. Quanto alla regina, si mise subito a lucidare le goccioline e a spolverare arcobaleno per farlo diventare ancora più bello; così, d’accordo con Luna, gli gnomi la invitarono a restare lì, perché regalasse trasparenza all’acqua e l’acqua, vita alla montagna.

gnomo-che-ride

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Poesia

spiaggiaHeinrich Heine

Il nostro mondo è troppo frammentario

Ormai sta diventando necessario

Che un Herr Professor venga a restaurare

Quell’ordine che ormai la vita ha perso

E ne cavi un sistema razionale.

Lui taglia a pezzi la sua papalina

E tappa tutti i buchi dell’universo.

Da H. Heine ” Buch der Lieder” die Heimkehr

Traduzione di Primo Levi (da “Ad ora incerta” Garzanti)

 

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