Libri di scienza

libri di scienzaDevo assolutamente consigliarvi tre libri. Perché? Perché mi hanno aperto un mondo, hanno triplicato i miei tempi di permanenza  sulla mia terrazza e messo a dura prova la mia possibilità di alimentarmi a cuor leggero.

Prima dell’incontro con il punto di vista dei due  autori in questione, il mondo dei vegetali per me  apparteneva alla categoria dei viventi un po’ come la chimica appartiene alla categoria  delle cose utili per i mie studenti. No, esagero: più vive le piante per me che utile la chimica per loro. Poi Renato Bruni e Stefano Mancuso mi hanno costretto a modificare radicalmente il mio modo di considerare le piante: da cose più o meno verdi alle quali attribuire aggettivi diversi ( profumata, delicata spinosa infestante gustosa decorativa) a essere vivente conficcato nel terreno. E quel “conficcato nel terreno”, che è un pugno allo stomaco e ricorda trucidi film western, è la chiave di tutto: vivere (vegetare non lo userò mai più)senza muoversi significa dover adottare una serie di strategie assolutamente inimmaginabili per chi, come noi, ha la fuga come soluzione alla maggior parte dei problemi. Loro, le piante, hanno inventato incredibili meccanismi per allontanare i semi e garantirsi così  la  sopravvivenza, trappole profumate, colorate, gustose per garantire la riproduzione, laboratori chimici sofisticatissimi per comunicare, difendersi e combattere. Ovviamente a noi certe soluzioni non sarebbero mai venute in mente ed è proprio dalla ricerca sulle piante che nascono proposte davvero  innovative in tutti i campi. Innovazione a parte, è straordinario scoprire che le piante hanno studiato attentamente la psicologia degli animali e  riescono a sfruttarne le abitudini e le debolezze; naturalmente tra gli animali ci siamo anche noi.

Renato Bruni Erba volant

Renato Bruni-Erba volant-

Una serie di “interviste” a diverse specie di piante, condotte da  Renato Bruni e raccolte nel volume “Erba Volant”, mette a nudo un insieme di comportamenti che, guardati con occhio antropocentrico, potremmo definire astuto, feroce, truffaldino, opportunista e via dicendo. Falso come una Pollia condensata, ladro come Nuytsia floribunda, crudele come una Nepenthes rafflesiana vi assicuro sono insulti di tutto rispetto, forse un po’ difficili da pronunciare nei momenti di forte rabbia, ma davvero sanguinosi. Da queste interviste nascono, mirabilmente tracciati dall’autore, incredibili ritratti di piante e una serie di soluzioni per i loro problemi  di sopravvivenza, che sono diventate spunto per invenzioni fantastiche in tutti i campi. L’unica cosa che un po’ mi è mancata in questo libro, per il resto perfetto, è qualche ritratto pittorico ( disegnino), almeno delle specie meno conosciute.

 Renato Bruni - Le piante son brutte bestie

Renato Bruni – Le piante son brutte bestie

L’altro libro di Renato Bruni , colpevole delle mie prolungate soste sulla mia terrazza, è “Le piante son brutte bestie.” Il ricercatore si aggira fra le comuni piante di orti e giardini, (ma di comune qui non c’è proprio niente) e incomincia subito con il far notare “ che le piante vivono a un’ altra velocità” e come sia indispensabile ricorrere alla tecnologia  per coglierne i movimenti, sì proprio i movimenti, quelli che permettono ai fiori di schiudersi, all’ erba di crescere e all’edera di attentare all’incolumità dell’intonaco del muro del mio terrazzo. E a proposito di edera vi assicuro che “avvinta come l’edera “ indica un qualcosa di molto distruttivo a causa di collanti decisamente efficaci che questa specie sa produrre: nelle mie proprietà, ora, è una sorvegliata speciale. Si parla inoltre di irrigazione efficace, di concimi, di sesso, di piante così rare da essere considerate extraterresti,  di semi e di api. Sia chiaro, non è un libro di giardinaggio; è invece un modo di portare il lettore a osservare  il mondo delle piante con l’ occhio  del ricercatore per entrare in empatia con gli sconosciuti abitanti di quel Regno.  Dispiace solo sapere che ci sarà un’ ultima pagina. Dimenticavo, qui c’è anche,  graditissimo, qualche disegno esplicativo.

Plant Revolution

Stefano Mancuso- Plant Revolution

Ed infine “Plant Revolution” di Stefano Mancuso. Ancora innovazione, curiosità e straordinari flash su alcune incredibili esperienze come la partecipazione al volo parabolico dell’ESA per studiare i segnali emessi a livello cellulare dalle piantine di mais in assenza di gravità o la realizzazione di una serra galleggiante in grado di trasformare l’acqua salata in acqua dolce! La cosa che però più mi ha colpito è la riflessione sulle differenze fra noi e le piante. Noi ci muoviamo e loro no, noi possiamo evitare i problemi, loro devono risolverli: da qui le differenze. Non hanno una faccia, né arti, non hanno organi singoli; distribuiscono sull’intero corpo le funzioni che gli animali concentrano in organi precisi. Respirano, vedono, sentono, calcolano con tutto il corpo. “ Hanno un’ architettura modulare, cooperativa, distribuita e senza centri di comando, in grado di sopportare alla perfezione predazioni catastrofiche ripetute”. Nel capitolo “Democrazie verdi”ho trovato una serie di riflessioni sulla democrazia e su come si sia trasformata fino a diventare irriconoscibile per un antico Ateniese in visita nel nostro mondo, davvero illuminanti . L’autore inoltre, sempre pensando al modo di vivere delle piante e alla possibilità per il genere umano di “imitarlo”  mettendo in rete tutti i cervelli, si dice molto ottimistico sui i tre miliardi di persone che, in un futuro ormai alle porte, abiteranno il nostro pianeta: tre miliardi di cervelli in più, tre miliardi di idee in più. Già,  ma la nostra società, finora, si è permessa di snobbare la maggior parte dei cervelli a sua disposizione scegliendone per le sue decisioni pochi e non certo i migliori, vista la quantità di problemi irrisolti! Si tratta perciò di cambiare radicalmente il nostro modo di affrontare la vita. Certo sarebbe conveniente. A ben pensarci, non è vero che noi animali possiamo sempre scappare. Siamo  evidentemente più liberi della piante, ma la nostra possibilità di movimento non è infinita!  Noi siamo esseri viventi conficcati nella Terra e probabilmente è tempo che ce ne rendiamo conto e impariamo a elaborare strategie magari copiando il sistema delle piante, cooperativo e senza centri di comando.

Bene se vi può essere chiaro il fatto che questi libri mi abbiano aperto un mondo nuovo e aumentato i tempi di permanenza sulla terrazza, potreste chiedervi che cosa  c’entra il fatto che mi abbiano impedito di “ alimentarmi a cuor leggero”? Ditemi,  una che si professa vegetariana perché non vuole mangiare esseri viventi, dopo queste letture, con che coraggio addenterà  una carota?

Del resto un menù di sostanze amorfe (i cristalli possono dar da pensare) prelevate dal regno minerale, è piuttosto indigesto e quindi continuando con la mia dieta abituale, vi lascio con le parole di Kahil Gibran:

..

E quando masticherete una mela tra i denti, ditele in cuore:

<< I tuoi semi vivranno nel mio corpo,

e i tuoi germogli sbocceranno nel mio cuore,

e il tuo profumo sarà il mio respiro,

e insieme godremo in tutte le stagioni>>

Renato Bruni – Erba Volant – Edizioni Codice

Renato Bruni – Le piante son brutte bestie – Edizioni Codice

Stefano Mancuso- Plant Revolution- Giunti

Annunci
Pubblicato in approfondimenti, unpodilibri | Contrassegnato , , , | 3 commenti

Bianco come …

biancoPer un attimo ho temuto che questa pagina dovesse rimanere bianca, bianca come la neve, bianca come la scorsa notte, o come una colomba, bianca naturalmente. Troppe cose si sono dette sul bianco, un colore che per lungo tempo non è stato nemmeno un colore, ma che da sempre è  carico di significati diversi e opposti a seconda della cultura. Per non perdermi in tutto questo candore, ho deciso di parlare del pigmento bianco usato in pittura, di parlarne in chimichese ( non troppo stretto naturalmente) e di lasciare poi spazio alle parole degli illustri scienziati poeti scrittori e filosofi che vi  parleranno del “bianco” come concetto.

Da pignola prof di chimica qual sono, vi dico subito subito che cosa si intende per pigmento

Polvere fine colorata formata da particelle con dimensioni dell’ordine del millesimo di millimetro, insolubile nel mezzo disperdente, che manifesta potere coprente una volta steso come stato pittorico.

Non contenta,  vi dirò  anche quando un  pigmento ci appare biancopigmento bianco

La luce diffusa da un pigmento ci appare bianca quando le particelle del materiale di cui esso è costituito non assorbono alcuna delle componenti della luce solare.

Bene, ora che vi è tutto chiaro, facciamo una corsa nella storia e vediamo quali materiali gli uomini, pittori da sempre, hanno usato per produrre questo colore.

Iniziamo dalla preistoria: un’occhiata alle opere d’arte delle caverne di questo periodo ci svela che il bianco non è arrivato subito, ma bisogna attendere il neolitico per trovarlo sottoforma di Carbonato di calcio, CaCO3 . Probabilmente vi verrà in mente la calcite o il marmo, calcite ricristallizzata, roba inorganica comunque. E invece no, non al marmo dovete pensare, ma alle ossa, ossa di animali. Il  primo pigmento bianco è infatti legato alla pastorizia e alla pratica di allevare animali. Le ossa venivano fatte essiccare riscaldandole ad alta temperatura ( un chimico direbbe che venivano calcinate) per essere poi finemente triturate. Dell’uso del carbonato di calcio ottenuto da materie prime minerali se ne parlerà  moto più tardi e sarà Cennino Cennini nel Libro dell’ Arte” scritto nel 1400 d.C. a farlo. Il bianco neolitico ebbe comunque un grande successo e bisogna arrivare agli Egizi per trovare qualcosa di nuovo.

E che novità! Gli Egizi furono dei chimici fantastici. Forse chiamarli chimici è un po’ esagerato, mica l’hanno dato l’esame di organica II ! In ogni caso s’inventarono la biacca, 2PbCO3.Pb(OH)2;  vi racconto il procedimento, poi mi direte se l’ideatore non avrebbe meritato un po’di gloria e un ritratto , anche di profilo, con due o tre geroglifici che lo togliessero dall’anonimato.

Dunque, si prendano dei vasi di terracotta con due scomparti separati. In uno si mettano striscioline di piombo insieme a letame, nell’ altro dell’aceto. Col tempo i vapori dell’acido acetico contenuto nell’ aceto attaccheranno il piombo  formando acetato di piombo. Dalla fermentazione del letame si produrrà biossido di carbonio che trasformerà l’acetato in  carbonato basico di piombo, la biacca per l’appunto. Non è  un processo da standing ovation?

Agli Egizi si deve anche il pigmento bianco ottenuto dal gesso (CaSO4.2H2O) solfato di calcio biidrato, pigmento utilizzato anche da altre antiche civiltà quali i Sumeri. Plinio, nella sua Naturalis Historia ci racconta di come anche  i Romani ne facessero uso.

Si deve agli Egizi anche un altro bianco : il bolo bianco, la terra bianca chiamata anche  fillosilicato idrato di alluminio.  Ha però un nome più puccioso, caolino, ed è forse con questo quasi  vezzeggiativo che lo conoscete come uno dei principali componenti della porcellana. Come pigmento ebbe un discreto successo nelle epoche successive e per questo viene citato dal Cennini  che, viste le proprietà astringenti del bolo, consiglia di testarne la qualità assaggiandolo: quello buono allappa al labbro.

Archiviati gli egizi, passeranno molti secoli prima che si utilizzino dei nuovi bianchi. Quindi, intanto che il tempo passa, vi racconto come si ottiene il Bianco di San Giovanni  ( bianco di calce) ovvero CaCO3 carbonato di calcio di origine minerale.  Cennini racconta che:

Intanto bisogna procurarsi una pietra calcarea e calcinarla tra 800-900°C. In questo modo si ottiene ossido di calcio CaO. Se all’ossido di calcio ( calce viva) si aggiunge acqua in eccesso, si forma idrossido di calcio Ca(OH)2 (calce spenta). Lasciando la calce spenta a seccare all’aria, si combina con biossido di carbonio CO2 e forma CaCO3  . La calce spenta seccata e ridotta in polvere viene immersa nell’acqua per otto giorni, ogni giorno si cambia l’acqua e si rimescola. Si fanno poi dei piccoli pani che si lasciano seccare al sole e si macinano finemente.

Bene, conversando amabilmente siamo arrivati intorno al 1770. Da questo momento in  poi incominciano le scoperte in campo chimico e nel giro di una cinquantina d’anni,  quella che prima non esisteva diventa una scienza a tutti gli effetti e  il mestiere di chimico viene apprezzato e ( da non sottovalutare) ben pagato.

La lista degli elementi chimici conosciuti cresce a più non posso: Lavoisier nel suo “Trattato elementare di chimica” del 1789 elenca trentatré elementi, già nel 1848 gli elementi diventano sessantadue. Nessuno stupore quindi se i pigmenti a disposizione degli artisti crescono a dismisura!

Per il bianco però la strada è più impervia del previsto. La biacca, il pigmento più utilizzato, sta rivelando i suoi lati negativi e siccome viene utilizzata non solo in pittura, ma anche per verniciare le pareti delle abitazioni, gli effetti sulla salute sono ormai evidenti nella popolazione e soprattutto tra gli operai delle fabbriche in cui questo pigmento viene prodotto. Alla fine del XVIII  secolo le autorità  Francesi preoccupate per la salute dei cittadini si mobilitano per ricercare un bianco alternativo alla biacca. Contattano un chimico di fama, Guyton de Morveau, e gli danno l’incarico di cercare un nuovo pigmento. Nel 1782 lo scienziato riferì che il miglior candidato era l’ossido di zinco che non solo non era tossico, ma non si scuriva come la biacca in presenza di gas solforosi. Problema risolto dunque! Nemmeno per sogno. Il nuovo pigmento costava quattro volte di più della biacca, non era coprente e non si seccava. I pittori quindi lo bocciarono e continuarono a utilizzare la biacca. Ci vollero parecchi anni prima che il bianco di zinco venisse perfezionato; fu infatti solo nel 1845 che fu commercializzato da E. C. Leclaire che con l’aiuto di alcuni bravi chimici era riuscito a trovare un buon essiccativo.

Non è che nel frattempo Guyton de Morveau, si girasse i pollici.   Propose un altro bianco alternativo:  il bianco fisso (BaSO4), ma ancora una volta i risultati non furono immediatamente soddisfacenti. Questo materiale, prodotto macinando direttamente la barite ( solfato di bario) era già stato descritto da Agricola nel XVI secoo. ma non si hanno prove che fosse usato come pigmento. La barite di buona qualità era piuttosto rara e quindi agli inizi del XIX secolo si chiese aiuto alla chimica e il bianco fisso venne prodotto per sintesi, facendo reagire solfato di sodio con una soluzione di  cloruro di bario. Dal punto di vista degli artisti, il bianco che ne deriva non è coprente e serve in pittura a olio solo per le velature o come eccipiente per altri pigmenti mentre viene adottato come acquerello. Siccome risultava piuttosto economico trovò fortuna in altri ambiti: venne dapprima utilizzato come vernice poi, per mimetizzare gli aerei militari e infine  come componente del grigio corazzata della marina militare statunitense.

Tornando alla biacca,finalmente nel 1909, in Francia, venne messa fuori legge e il bianco di zinco venne prodotto in massa con grande vantaggio per il prezzo che si abbassò fino a raggiungere i livelli della biacca che venne così definitivamente abbandonata.

All’orizzonte però si stava profilando una nuova stella: il bianco titanio. A partire dal 1920 iniziò la produzione, con diversi metodi, dell’ossido di titanio, TiO2, un pigmento bianco con ottime caratteristiche.

Eccone alcune: alto indice di rifrazione, ottimo potere coprente, non è tossico, è inerte chimicamente, si miscela bene con tutti i pigmenti, è stabile alla luce e all’umidità. Che vogliamo di più, che si autopulisca? Ebbene fa anche questo. Bisogna però entrare nel campo delle nanoparticelle ( dimensioni di un miliardesimo di metro, 10 -9 m), che presentano proprietà fotocatalitiche. Mi spiego

Le nanoparticelle di biossido di titanio quando esposte a radiazione UV/solare  sono in grado di modificare la velocità di alcune reazioni chimiche. In presenza di luce, di umidità e dell’ossigeno contenuto nell’aria, si attiva un forte processo ossidativo in grado di decomporre svariate sostanze organiche e inorganiche. Superfici trattate con TiO2 nanometrico, quindi, sono in grado, attraverso il semplice irraggiamento solare, di degradare sia le sostanze organiche e i microrganismi depositatisi sulla superficie, sia gli inquinanti atmosferici, che vengano a contatto con la stessa.

E non finisce qui:

l’applicazione di film di biossido di titanio, consente, inoltre, in seguito a irraggiamento, di modificare le caratteristiche di bagnabilità delle superfici trattate rendendole superidrofile, motivo per cui l’acqua che si deposita sulla superficie trattata tende a formare, anziché delle gocce, un film sottile e continuo. Ciò contribuisce a incrementarne le proprietà autopulenti favorendo, nel contempo, anche il dilavamento delle molecole degradate derivanti dall’attività fotocatalitica.

Naturalmente c’è ancora molto da studiare e verificare, ma le prospettive sembrano molto promettenti, soprattutto per la protezione degli edifici di interesse storico  con superfici in materiale lapideo.

E magari  per il futuro si potrebbe pensare di utilizzarlo anche per edifici meno titolati.

graffiti

nobile intento

Bene il mio viaggio nel pigmento bianco finisce qui, ma il bianco non è solo pigmento, vi lascio perciò in compagnia di chi vi svelerà alcune tra le mille altre sfumature del bianco.

 

Fisici

In effetti l’idea di bianco pare dipendere in gran parte dallo spettro della luce del giorno che è dominata dalla radiazione del sole. Grosso modo la luce viene percepita come bianca se il suo spettro assomiglia a quello della luce solare. Gli altri colori possono venire definiti in base al grado di scostamento dello spettro solare. L’ origine dei colori, K. Nassau

Pittori

Il bianco ci colpisce come un grande silenzio che ci sembra assoluto Kandinskij Lo Spirituale nell’ arte

 

bianco su bianco

Malevic – Bianco su bianco 1918 . Nel 1922 Malevic scriveva” Il suprematismo bianco si spinge verso una natura bianca e priva di oggetti, verso impulsi bianchi, verso una conoscenza ed una purezza bianche come verso lo stadio più alto di ogni realtà, della quiete come del movimento”.

 

 

Filosofi

Bianco è secondo lui ( Democrito) tutto ciò che è liscio. Infatti, tutto ciò che non è scabro, né quindi capace di produrre ombra, né difficile a penetrarsi, è splendente – De Sensu (VIII i colori) – Teofrasto

 La torbidezza compiuta è il bianco, il riempimento spaziale più neutro e più chiaro, il primo che abbia le proprietà di essere non trasparente – Teoria dei colori, Goethe,

Lichtenberg dice che soli pochi uomini hanno mai visto il bianco puro. Allora la maggior parte degli uomini impiega la parola in modo scorretto? E come ha imparato lui l’uso corretto?Osservazioni sui colori,Wittgenstein

Dico che un pezzo di carta è bianco puro: e anche se, mettendo della neve vicino al pezzo di carta, questo apparisse grigio, tuttavia nel suo ambiente normale continuerei, con ragione, a chiamarlo bianco e non grigio chiaro. Potrebbe darsi,magari, che io impieghi un concetto raffinato di bianco in laboratorio ( dove posso anche impiegare un concetto raffinato di determinazione del tempo)Osservazioni sui colori,Wittgenstein

Storici

Il bianco dell’ età avanzata, quello dei capelli che incanutiscono, indica la serenità, la pace interiore, la saggezza. Il bianco della morte e del sudario si ricongiunge al bianco dell’ innocenza e della culla. Come se il ciclo della vita cominciasse nel bianco, passasse per svariati colori e si concludesse col bianco. Il piccolo libro dei colori – Michel Pastoreau

Scrittori e poeti

Non abbiamo tuttavia ancora risolto l’incantesimo di questo biancore, né appreso perché esso rivolga un richiamo di così grande potenza all’anima; né, cosa più strana e assai più portentosa ancora, perché quel biancore, come abbiamo visto, sia al tempo stesso il simbolo più significativo del mondo spirituale, anzi il velo stesso dietro il quale si nasconde la divinità del cristiano; e tuttavia esso debba essere, qual è, l’elemento che rende anche più intense le cose che inducono maggiore spavento nell’uomo.

E’ forse perché, con la sua indefinitezza, adombra i vuoti e le immensità disumane dell’universo e, in tal modo, ci colpisce alle spalle con il pensiero dell’annullamento, quando contempliamo le bianche profondità della Via Lattea? O è forse perché, nella sua essenza, il bianco non è tanto un colore quanto l’assenza visibile del colore e, al tempo stesso, la fusione di tutti i colori; è forse per questi motivi che c’è una così muta vacuità, piena di significato, in un vasto paesaggio nevoso – un incolore onnicolore d’ateismo dal quale rifuggiamo? e quando consideriamo quell’altra teoria degli scienziati, secondo la quale ogni diversa tinta terrena – ogni imponente o aggraziata coloritura – i dolci riflessi dei cieli e dei boschi al tramonto; si, e i velluti dorati delle farfalle, e le guance di farfalla delle giovanette, non sarebbero altro se non inganni sottili, non veramente inerenti alle sostanze, ma deposti su di esse dall’esterno, così che ogni cosa la natura che abbiamo deificata dipinge né più né meno che una prostituta, i cui allettamenti non fanno altro che nascondere l’intimo corrompimento; e quando, procedendo oltre, consideriamo che il mistico cosmetico il quale produce ciascuna tinta, il grande principio della luce, rimane perennemente bianco e incolore in sé, e che, ove operasse senza tramiti sulla materia, toccherebbe ogni oggetto, persino i tulipani e le rose, con la sua tinta senza colore – quando consideriamo tutto questo, l’universo ammorbato sembra disteso sotto i nostri occhi come un lebbroso; e come il viaggiatore ostinato in Lapponia, che rifiuta di portare occhiali colorati e coloranti, allo stesso modo il povero infedele perde la luce degli occhi fissando il monumentale sudario bianco che avvolge ogni aspetto del mondo che lo circonda. E di tutte queste cose la balena albina era il simbolo. Vi stupisce dunque la caccia accanita?…- Moby Dick,Herman Melville

Juan Ramòn Jimenez

Dentro il bianco infinito,
neve, nardo e salina
Smarrì la sua fantasia
Il color bianco muore
Sopra un muro tappeto
di piume di colomba.
Senza occhi né gesto
Immoto patisce un sonno
Però trema al di dentro.
Nel bianco infinito
Che pura ed ampia ferita
Lasciò la sua fantasia!
Nel bianco infinito
Neve, Nardo, Salina
Canti gitani e andalusi – Garcia Lorca
 

365

Osi vedere un’anima al calor bianco?
Allora nasconditi dietro la porta-
rosso – è tinta comune del fuoco-
ma quando il vivido metallo
ha sconfitto le condizioni della fiamma
scorre dalla fucina
senza un colore, tranne la luce
della vampa indifferenziata
             …
Poesie -Dickinson
 
Odo il bianco nella polveriera del cielo
Cantare le sue litanie.
Odo il bianco farsi rosato e dire: tu non partecipi
ai fasti del tramonto. Io non vorrei rispondo
questo giorno finire e buttarmi
nei cascami della notte.
Io non vorrei questo sole svanire.
Da questo impero mio
Lancio rondini dal bordo della veste
Con nere code eleganti
E acrobatiche peripezie nel cielo.
Non si ferma il padiglione nero
Opercolato di stelle.
Naturale sconosciuto- Mariangela Gualtieri

Musicisti

 

 

 pubblicità

 

 

 

  1. Zecchina – Alchimie nell’arte- Zanichelli
  2. Campanella e altri- Chimica per l’arte- Zanichelli
  3. Ball- Colore una biografia– BUR

http://archeologos.ibam.cnr.it/nanoparticelle-di-biossido-di-titanio/

Pubblicato in approfondimenti, chimica | Contrassegnato , , , | Lascia un commento

Ibis sacro nel Delta del Po

porto Barricata comune di Porto Tolle

porto Barricata comune di Porto Tolle

Delta del Po. Pensavo di averne  visti  di tutti i colori  nel mio angolo di mondo tra mare e palude! Aironi, garzette, svassi,  gruccioni, cigni bianchi e neri,  fenicotteri e martin pescatori, ma questi mi erano proprio sfuggiti: gli ibis sacri.

Decisamente inquietanti così grandi e con quell’enorme becco ibis sacronero.  Come ci sono arrivati? Migrazione spontanea come per i fenicotteri o errore umano come per i cigni?Speriamo che non siano distruttivi nei confronti delle specie autoctone.   In quelle zone, c’è già una certa attitudine, se non vero e proprio impegno, da parte della specie umana a fare disastri, ci manca solo l’intervento di specie aliene!

ibis sacro

Sarà anche sacro, comunque non si può dire che questo ibis  sia bellissimo,  piuttosto un tipo. Che ne dite?

ibis sacro

ibis sacro

Pubblicato in approfondimenti, gite | Contrassegnato | Lascia un commento

Libri … colorati

Ci sono moltissime angolazioni attraverso cui guardare il colore e sono tutte estremamente interessanti.Hanno affrontato questo argomento artisti, scienziati,  psicologi,  designer, creativi,  sarti, storici, filosofi, maghi e ciarlatani. Insomma non credo ci sia un settore in cui il colore non abbia avuto e abbia tuttora,  un  suo peso.  La mia succinta carrellata di libri, sfiora alcuni di questi settori, ma  il lettore potrà poi  divertirsi ad approfondire l’argomento che gli è più congeniale. Propongo infatti testi divulgativi, ma tutti contengono una corposa bibliografia, che consente approfondimenti a ogni livello.  Cominciamo:

Fisicalibri di fisica sul colore

A.Frova -Luce Colore Visione- Milano  2000

Il libro è ricco d’informazioni e soddisfa molte curiosità. Si legge facilmente anche quando affronta argomenti tutt’altro che intuitivi. Come altri libri di Frova, l’ho molto utilizzato perché ricco di spunti didattici.

R. Guzzi- La strana storia della luce e del colore- Milano 2011

Un’ interessantissima  e approfondita storia della luce e del colore a partire dai filosofi naturali dell’antica Grecia fino ad arrivare alla fisica moderna. Molto corposo.

Le Scienze Quaderni- Luce Colore Materia

Non credo sia più in commercio e lo propongo solo perché ho amato moltissimo questo fascicolo che svela i diversi meccanismi di produzione del colore.

Chimicalibri di chimica sul colore

Campanella e altri- Chimica per l’arte- Bologna 2007

Vengono diffusamente trattati tutti i materiali utilizzati dagli artisti. Il capitolo 2 è interamente dedicato ai materiali pittorici, colori compresi.

A. Zecchina – Alchimie nell’arte-Bologna 2012

La storia dei pigmenti dall’antichità a oggi. Interessanti l’analisi dei pigmenti utilizzati in diverse opere d’arte quale, per esempio,  “Bacco e Arianna” di Tiziano. Lettura piacevole e avvincente.

P.Ball – Colore una biografia-  Milano 2001

Tutto quello (o quasi) che avreste voluto sapere sui colori. Lo considero un testo fondamentale ( dal punto di vista didattico), ricchissimo di notizie, rigoroso, e con un linguaggio accessibile a tutti.

P. Le Couteur, j.Burreson – i bottoni di Napoleone – Milano 2010

Questo è un libro bellissimo che non parla solo di colore, ma delle 17 molecole che hanno cambiato la storia. Tra queste, nel capitolo 9, annovera i coloranti e descrive diffusamente , dal punto di vista del comportamento chimico, l’ indaco e la porpora di Tiro.

Percezionelibri sulla percezione del colore

P. Bressan – Il colore della luna – Bari 2007

L’ autrice ci porta a conoscenza dei meccanismi che il nostro cervello usa per costruire la realtà. Forse non dovrei chiamarla realtà … insomma, leggetelo e sappiatemi dire.

R. Falcinelli – Cromorama – Torino 2017

L’ho divorato. Ricchissimo di parole e di illustrazioni tiene incollati più di un giallo!

L. Luzzatto R. Pompas, – Colore e colori – Milano 2009

Una rapida carrellata sui molteplici ambiti del colore, dalla moda al design, dal cinema alla psicologia per evidenziarne la complessità.

Tecnologialibri di settori che si occupano di colore

R.Pompas – Textile design – Milano 1994

Fondamentale per chi si interessa di tessuti . Il capitolo 2   è dedicato al colore.

Vi segnalo anche la rivista

Rassegna anno VII 23/3 – settembre 1985

un numero dedicato a Colore,: divieti, decreti, dispute

Forse lo troverete in biblioteca o in qualche mercatino; è molto interessante, cercatelo!

Storialibri di storia del colore

Manlio Brusatin -storia dei colori- Torino 1983

Il punto di vista dello storico: non poteva mancare!

Così come non può mancare, in questa bibliografia,  Michel Pastoureau

Se il colore vi affascina, fondamentali i testi di quest’ autore:

Michel Pastoureau -Nero storia di un colore -Ponte delle Grazie 2002

Michel Pastoureau- Rosso storia di un colore – Ponte delle Grazie 2016

Michel Pastoureau – Blu storia di un colore-Ponte delle Grazie 2002

Michel Pastoureau- Dizionario dei colori del nostro tempo- Ponte delle Grazie 2018

Michel Pastoureau – Piccolo libro dei colori- Ponte delle Grazie 2006

scritto con D.Simonnet

Mi manca il verde, ma provvederò!

filosofialibri di filosofia sul colore

vi metto solo l’immagine di alcuni libri fondamentali sull’argomento.

Avrete notato che in questa bibliografia mancano i libri del passato da Teofilo a Cennino Cennini e anche i libri di artisti quale Kandinsky o Gino Severini. Avremo modo di parlarne più avanti; ho intenzione, infatti,  di preparare diversi post sul colore

per ora buona lettura!

anzi no, vi lascio ancora una poesia.di Mariangela Gualtieri, una poetessa che ho scoperto da poco: una bella sorpresa.

 

Che forza insolente hanno i fiori.

Pompano il colore per tutta

la camera. Ridono così forte

nel morire. Tornano sempre.

Ah!fiori! chi non vi sa

è perduto in un grigio disordine

crollato nel lato d’ombra della specie.

Voi, lezione somma per sfumatura e dono.

                                   Mariangela Gualtieri – Bestia di gioia. Einaudi 2010
Pubblicato in approfondimenti, arte e chimica, unpodilibri | Contrassegnato | 3 commenti

Lamoli e il Museo dei Colori Naturali

fioriPochi di voi conoscono Lamoli, ne sono certa, un luogo nascosto tra le colline al confine tra Marche e Toscana; riuscire a trovarlo è quasi una caccia al tesoro, tra frane che interrompono la strada e navigatori burloni che ti trascinano su strade bianche dove incontri orchidee ed erbe profumate,  ascolti canti di uccelli e insetti, ma non vedi umani né  senti le loro voci . Andare in quella località è come iniziare una favola e non ti stupiresti poi tanto se, lungo il sentiero,  saltasse fuori qualche folletto o vecchina fatata. Dunque, c’era una volta …

Poi finalmente eccolo, con la sua Abbazia benedettina di San Michele Arcangelo (VII secolo), il torrente Auro con le cascatelle e gigantesche foglie di non so cosa lungo le rive.

Naturalmente vi chiederete perché Lamoli? Bene, sappiate che tra i diversi tesori artistici e naturali che questa località custodisce, c’è anche il “Museo dei Colori Naturali” unico nel suo genere e affascinante come poche cose sanno esserlo. L’avevo visitato l’anno passato scoprendo, in quell’ occasione che, annualmente, vi si tenevano corsi per  imparare a estrarre i colori dalle piante: dovevo assolutamente parteciparvi!  E quindi, eccomi qua a raccontarvi come è andata.

Fantastico! Della magia del posto vi ho già detto e aggiungo che l’albergo adiacente l’abbazia accoglie i suoi ospiti in modo spettacolare offrendo loro una cucina assolutamente irresistibile. Se siete in bianco e nero e i colori non vi fanno né caldo né freddo, non rimarrete certo indifferenti ai ravioli tricolori o ai tagliolini verdi ai funghi, ve lo assicuro!

Quanto al corso, un’esperienza indimenticabile. Tre i fattori che hanno contribuito a rendere incredibili questi due giorni: l’argomento interessantissimo, compagni di corso speciali e soprattutto un Maestro eccezionale.

Marco Fantuzzi è un artista, un artigiano, un contadino e … un chimico  capace di “ raccontare la vita dei colori, seminare, curare e raccogliere la pianta per estrarne l’essenza, sentirne il profumo e vedere la materia diventare luce”. Produce, da solo, pigmenti estratti da piante e colori, acquerelli e pastelli a cera, pronti per l’uso. Non ha paura di raccontare le sue tecniche di produzione, i suoi esperimenti e soprattutto non sono ricette quelle che regala ai suoi studenti, ma percorsi con  i racconti  di scoperte, successi e delusioni, le emozioni, che ne hanno tracciato la strada. Ha risposto a tutte le domande, quelle di chi chiedeva notizie sulla produzione e commercializzazione di erbe tintorie, chi voleva dettagli sulla produzione del pigmento, chi chiedeva notizie sulla stabilità e  la versatilità dei colori vegetali in pittura e nella tintura delle stoffe.  E così, abbiamo prodotto le lacche

estrazione della lacca di reseda

Una fase dell’estrazione della lacca di reseda

di robbia (rosso) e di reseda (giallo) e le abbiamo trasformate in materiali adatti alla pittura: colori a olio, acquerelli, gessetti, colori a cera. Siamo entrati nella storia del blu attraverso i racconti sulla coltivazione del guado e dell’ indaco e la  complessa produzione di quel colore così difficile da strappare alla natura. Due giorni intensissimi, che hanno lasciato il

inchiostro

produzione di inchiostro per serigrafia

desiderio di approfondire  e sperimentare.

Ho preso un sacco di appunti e ho materiale per un’ unità didattica spettacolare, che non realizzerò mai. Partendo da quegli appunti però, nelle prossime puntate forse vi racconterò unpodichimica, un po’di storia e … qualche storia,  iniziando da una piccola bibliografia che raccoglie tutti i libri  sul colore  della mia biblioteca personale.

Per ora vi  raccomando di approfittare dell’estate per andare a Lamoli

fermarvi nell’ Oasi di San Benedetto

E andare nella pagina fb del Museo dei Colori Naturali per non perdervi il prossimo corso di Marco.

acquerelli

I miei acquerelli prodotti da Marco

 

Pubblicato in approfondimenti, arte e chimica, gite | Contrassegnato , , | Lascia un commento

Giochi chimici

Per concludere l’anno scolastico e anche la mia attività di docente, ho deciso di giocare con le mie classi. Nell’ultimo mese di scuola ho proposto loro un argomento da studiare,   rielaborare e semplificare in modo da renderlo  comprensibile a bambini delle elementari; ho suggerito di utilizzare, favole, canzoni e filastrocche, ma soprattutto giochi. Alla base di questa mia richiesta, c’era la stanchezza per dover sopportare nozioni imparate a memoria e subito dimenticate, di dover correggere robe scopiazzate e frutto di copia-incolla, ma  c’era anche la voglia di sapere se, messi alle strette, i miei  studenti fossero in grado di esprimersi in modo originale e per certi versi innovativo tirando fuori quelle meravigliose qualità che di solito tengono gelosamente nascoste.Ecco come ho agito.

Ho fornito loro il materiale sotto forma di PowerPoint da me elaborati che ho messo a disposizione su Classroom, un’interessante applicazione di Google e ho chiesto loro di leggerli  e di utilizzarli come materiale di studio.

Li ho divisi in gruppi da tre, dando loro la possibilità di lavorare in classe, senza quindi doversi trovare nel pomeriggio se non per loro scelta.

Purtroppo laboratori d’informatica e tablet della scuola erano tutti occupati e ho quindi dato loro il permesso di utilizzare tablet, cellulari e computer personali utilizzando il WiFi della scuola.

Ho dato i tempi: 5 lezioni per lavorare e produrre, poi ho fissato il termine per la consegna dei lavori completi su Classroom  e stabilito il calendario per le presentazioni.

Ho fornito le griglie di valutazione, del gruppo e individuale, nelle quali erano evidenziate le caratteristiche  che avrebbe dovuto avere il loro lavoro ( e il loro comportamento) per ambire a una buona valutazione.

Ho chiesto che le loro presentazioni comprendessero

una slide con nome e logo del gruppo, titolo del lavoro presentato,  nomi dei componenti il gruppo

e un momento in cui ogni componente spiegasse in dettaglio i suoi compiti e il suo contributo al lavoro del gruppo.

Ho  chiesto di fotografare il loro lavoro giornaliero e di pubblicarlo su Classroom

Ho poi ricordato che la mia funzione era quella di osservatore e che l’atteggiamento “umarell” non sarebbe passato … inosservato!

Naturalmente ho anche pensato “speriamo bene!” e temuto per la mia “sopravvivenza” perché alcune classi non brillavano certo per l’impeccabile disciplina.

Sono piuttosto soddisfatta dei risultati, certo non tutto è stato perfetto, ma la gran parte dei gruppi ha prodotto lavori originali e per certi versi sorprendenti.  Vi mostro alcuni giochi ( naturalmente provati in classe!), ma ci sono state favole, film, canzoni e filastrocche insomma una grande quantità di materiale anche molto interessante.

Dimenticavo, ecco i tre argomenti che hanno affrontato ed elaborato

la prima CAT presentazione della tavola periodica

le seconde AFM  l’atomo in particolare la storia

la seconda CATGRAF il colore.

COLORE

quasi chimici

 

dipinto con un pigmento prodotto da noi in laboratorio, sfrutta le proprietà di indicatore del cavolo rosso

dipinto con un pigmento prodotto da noi in laboratorio, sfrutta le proprietà di indicatore del cavolo rosso

realizzato con autocad

realizzato con autocad

 

carte realizzate con il programma illustrator

carte realizzate con il programma illustrator

la mappa dei colori

la mappa dei colori

ATOMO

i chimici scettici

i chimici scettici

il gioco dell'atomo

il gioco dell’atomo

indovina chi - mica

indovina chi – mica

memory

memory

gioco dell'oca

gioco dell’oca

tavola periodica

tombola degli elementi

tombola degli elementi

Pubblicato in approfondimenti, didattica | Contrassegnato , , | 5 commenti

Petardi

polvere da sparo

l’invenzione della povere da sparo

Penso che i petardi  si giochino le prime posizioni  fra le invenzioni inutili, e quindi dannose, che vengono offerte dal mercato a bambini e …  adulti con problemi di crescita.

La polvere da sparo,  l’invenzione che è alla base dell’ esistenza di questi oggetti rovina feste, è però considerata una di quelle che hanno cambiato la storia e se  gli studenti,   nell’ora dedicata a  domande e curiosità, vogliono proprio saperne di più, non posso  evitare di parlarne.

e perciò BOOOM!, che botti siano!

 

Pubblicato in approfondimenti, chimica, domande, seconda catgraf | Contrassegnato , , | Lascia un commento