Ti voglio donare

Pensavo solo che finalmente era sabato. Pensavo solo alla mia stanchezza, che cresceva mentre facevo il bilancio della settimana, come al solito decisamente spostato dalla parte delusione.

Pensavo alle due ore di ansia in aula magna con tutte le seconde invitate alla giornata di sensibilizzazione sulla donazione di organi” Ti voglio donare” e alla rabbia che avrei dovuto soffocare nel vedere un argomento così importante passare tra l’indifferenza (nella migliore delle ipotesi) di 200 scalmanati. Poi tutto è cambiato: piacevolmente stupita, ho notato che i relatori erano studenti e tre di loro mie studentesse dell’anno precedente. Di colpo il chiacchiericcio dell’aula ha perso per me ogni  importanza e mi sono concentrata sul messaggio che sei  emozionatissimi ragazzi cercavano di trasmettere a un aula che in queste occasioni assomiglia molto a una anfiteatro romano il giorno della lotta tra gladiatori.

I ragazzi hanno illustrato il progetto che avevano realizzato e si capiva da ogni loro parola che in quel progetto c’era un pezzetto del loro cuore, che avevano lavorato con consapevolezza e che il motore, che li aveva guidati era stato quello dell’emozione e della compassione intesa come capacità di condividere con il prossimo i sentimenti di gioia e di dolore. E mi sono anche  un po’ commossa quando a parlare con grande consapevolezza è stata quella ragazzina bionda, che l’anno scorso viveva tra le nuvole e all’improvviso si era trasformata in un’ attiva e consapevole abitante del pianeta Terra.

Devo anche dire che il “Circo Massimo” ha reagito abbastanza bene all’iniziativa e  ha creato un silenzio capace di avvolgere le parole rotte dalla commozione con cui il  papà di Manuel ha spiegato le ragioni della decisione di donare gli organi del figlio dopo quella morte così improvvisa e devastante che aveva colpito la sua famiglia. E un applauso, che era un abbraccio, ha accolto quella sua frase:” Mi sono messo nei panni di chi era dall’altra parte e aspettava un dono per far vivere suo figlio”.

La mia stanchezza era svanita e per una volta il bilancio era positivo.

La mia stanchezza era svanita e per una volta il bilancio era positivo.

Pubblico perciò il filmato prodotto dai ragazzi:  spero che il loro messaggio di solidarietà si diffonda e contagi  di “consapevolezza” altre persone, qualunque sia la loro età.

Un abbraccio a Bea, Camilla e Flavia: brave.

 

 

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prof. di chimica
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