Il viaggio

le proposte dell’agenzia Eotvos

Erano dunque tutte provocatorie proposte per audaci viaggi letterari!
Quasi quasi accetto la sfida ..ma sì in partenza!
Canto XXXIV dell’ Inferno. Eccomi qui, aggrappata al cappuccio della tunica di Dante ( ovviamente mi sono molto rimpicciolita e, visto che c’ero, anche notevolmente dimagrita). Siamo nel punto più profondo dell’inferno, là dove c’è Satana in persona e con una certa preoccupazione, mi accorgo che stiamo camminando sul suo corpo, utilizzando i suoi peli, per fortuna robusti, per procedere nel tortuoso cammino.
Le tre orribili bocche di Lucifero stanno masticando i traditori delle due autorità supreme: Bruto e Cassio traditori di Cesare, nelle bocche laterali e, in quella centrale, Giuda, traditore della divinità. Gran brutta fine, che, a mio parere, sarebbe più adeguata a chi tradisce i popoli che governa, ma il problema qui è un altro: stiamo per raggiungere il centro della Terra. Sono emozionata, Dante invece non sembra particolarmente impaziente. Del resto, ne ha viste tante!
Sono le 6.30 del pomeriggio del secondo giorno di viaggio Virgilio chiede a Dante di avvinghiarsi saldamente al suo collo (e io mi avvinghio ancor più al cappuccio di Dante) e con il poeta in spalla continua la discesa fino a quando:

Quando noi fummo là dove la coscia
Si volge, a punto in sul grosso dell’anche
Lo duca, con fatica e con angoscia,
volse la testa ov’elli avea le zanche
e aggrappossi al pel com uom che sale
sì che’n inferno i’ credea tornar anche

Siamo  arrivati all’ ombelico del demonio.  Virgilio si capovolge(e noi con lui) e non scende più, ma prende a salire  verso le gambe di Lucifero. Fantastico! pochi attimi e la scena cambia totalmente. Dante sembra non essersene accorto  ma,  quando    superato il punto critico Virgilio lo( ci) deposita su una roccia, il poeta non crede ai sui occhi:

“Io levai li occhi, e credetti vedere

Lucifero com’io l’avea lasciato,

e vidili le gambe in su tenere;

e s’io divenni allora travagliato,

la gente grossa il pensi, che non vede

qual è quel punto ch’io avea lasciato.

In pratica se prima vedevamo Lucifero che masticava le sue vittime, ora del “vermo reo che il mondo fora” vediamo solo le gambe e i piedi per aria che emergono da un buco della Terra. Virgilio spiega:

Ed elli a me: “Tu immagini ancora

d’esser di là dal centro, ov’io mi presi

al pel del vermo reo che ‘l mondo fora.

Di là fosti cotanto quant’io scesi;

quand’io mi volsi, tu passasti ‘l punto

al qual si traggon d’ogni parte i pesi.”

Virgilio racconta, inoltre, che quella posizione è dovuta alla caduta di Lucifero  dal Paradiso, caduta che ebbe inizio  nell’ emisfero australe.

Quando Satana la colpì,  la Terra inorridita si ritirò a l suo passaggio formando il cono dell’Inferno. Lucifero rimase  così conficcato nelle viscere della terra con il busto nell’emisfero boreale,  le gambe all’aria in quello australe  e l’ombelico

il punto al qual si traggono d’ogni parte i pesi.

al centro del mondo o, come si pensava allora, nel punto di gravitazione universale.

Era  pomeriggio prima del giro dell’ombelico. Ora sono le 7.30 del mattino  del terzo giorno:il passaggio di emisfero prevede anche il cambio di orario. Rinuncio al secondo giro di ombelico promesso dall’agenzia. Dovrei arrangiarmi  da sola. Dante e la sua guida, infatti, proseguono Il loro viaggio: 23 ore di risalita, poi  saranno in purgatorio.

La visita era facoltativa:  lascio i due al loro cammino e ritorno sul mio divano.

Certo che la visione dantesca dell’ Inferno  e del centro della Terra è potente.

Nessuna meraviglia quindi, se artisti di ogni epoca hanno cercato di darne un’  interpretazione, affrescando chiese e camposanti,  miniando codici ed infine producendo stampe incredibili  per  edizioni  ambitissime  del libro più bello del mondo.  ( A proposito, chiude oggi 1 luglio. la mostra degli illustratori della Divina commedia a Parma ).

E proprio dalle illustrazioni di Sandro Botticelli per la divina commedia  nacque una disputa che coinvolse  Galileo.

Botticelli: l’inferno

Galileo venne infatti chiamato dagli accademici fiorentini  a risolvere una controversia letteraria riguardo l’interpretazione dell’Inferno di Dante.

“Nel 1506 era stata pubblicata una descrizione, firmata dal fiorentino Antonio Manetti,(architetto e matematico) della geografia e della geometria dell’Inferno così come erano state descritte da Dante (in modo spesso oscuro). Si trattava in particolare di valutare l’attendibilità delle rappresentazioni figurative proposte da Botticelli negli anni novanta del Quattrocento in una sontuosa edizione illustrata che seguiva i primi schizzi di Giuliano da Sangallo. Le illustrazioni si basavano su dimensioni in cifre esplicite tratte dal testo di Dante attraverso calcoli complessi e che, per i circoli intellettuali di un’epoca per la quale La Divina Commedia costituiva un punto di riferimento fondamentale, dovevano essere accuratamente stabilite. Ma nel 1544 Alessandro Velutello, di Lucca, città rivale di Firenze, pubblicò una critica severa all’opera di Manetti e propose una descrizione molto diversa dell’Inferno. Galileo fu chiamato a dirimere la questione dibattuta. “

Galileo tenne ben due lezioni sulle dimensioni dell’inferno dantesco cercando di dimostrare, nonostante le difficoltà di interpretazione delle due descrizioni, la stabilità di uno dei modelli proposti

“l’uno è Antonio Manetti, l’altro Alessandro Vellutello, ma però questo da quello assai diversamente, e l’uno e l’altro molto oscuramente, non già per loro mancamento, ma per la difficoltà del suggetto, che non patisce esser con la penna facilmente esplicato.”

“L’inferno di Manetti è una regione a forma di cono con il vertice al centro e labase sulla superficie centrata su Gerusalemme. I vari livelli dell’Inferno sono posti a spaziature regolari di 1/8 del raggio della Terra (R). In particolare il primolivello si trova ad 1/8 R dalla superficie. Una calotta di tale spessore costituisce pertanto la copertura dell’inferno.L’inferno di Vellutello è molto più piccolo e situato vicino al centro per una altezza totale 1/10 R.”

Galileo affronta quindi il problema se lo spessore della calotta di Manetti sia ingrado di sostenersi senza sprofondare e, dopo diverse considerazioni,  prende posizione e approva l’interpretazione  del fiorentino Manetti. Conclusioni prevedibili:  le lezioni le tenne a Firenze!

Qui troverete le due lezioni di Galileo,

mentre in questo sito ci sono  tutti i particolari sulla disputa (e molto di più) .

Devo lasciar sedimentare per un po’ le emozioni di questo viaggio letterario.

Intanto dal passato riemergono  le ombre  di un fastidioso quesito:

ma se lancio un sasso lungo  un ipotetico tunnel che attraversa il centro della terra, cosa succederà?

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prof. di chimica
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