chimica del suolo: introduzione

Un pensiero tira l’altro.
È cominciata così: insinuatesi nella mia mente, le parole suolo, agricoltura, lavoro nei campi hanno tentato, dapprima, di associarsi a qualcosa di poetico . Echi lontani …
Tityro tu patulae recubans sub tegmine fagi
Immediata la materializzazione del bucolico Tityro sdraiato all’ombra di un faggio, subito soppiantata dalle più prosaiche visioni di contadini al lavoro uscite dai versi delle Georgiche. L’ associazione Virgilio e agricoltura è scontata: funziona sempre.

Poi, quelle stesse parole, dotate di un potere evocativo così forte, sono fuggite da prose e poesie per rivestirsi dei colori dell’arte e così, dal nulla,  appare  il magnifico Seminatore  di Millet

il seminatore -1850
J.F. Millet

seguito dagli Adoratori del fuoco di Cominetti

Gli adoratori del sole 1907
Giuseppe Cominetti

 

 

 

 

 

 

 

 

Poi, lo stato d’animo  “tesina per la maturità” improvvisamente è scomparso lasciando spazio alla mia essenza,  visionaria e catastrofista.

Ecco quindi l’inquietante apparizione:   7 miliardi di bocche in attesa di cibo,  7 miliardi di stomaci da riempire, circa  6.3 1010m di intestino in azione ,   14 miliardi di piedi trasportanti  una massa complessiva di circa 287 milioni di tonnellate, che saltellano  sulla superficie terrestre. Un incubo senza risveglio.

Quel  numero, 7 miliardi,  mi martella nella testa. In quanto tempo abbiamo raggiunto quella cifra astronomica?   Quanti eravamo quando sono nata ?

Sulla rete si può  trovare  di tutto quindi non è stato difficile dare risposta a quest’ultimo quesito   2,651,005,255

Naturalmente  non sarò io a dirvi il mio anno di nascita,

Previsioni di crescita demografica tratte da R.E. Leakey R.Lewin – Origini nascita e possibile futuro dell’uomo – Editori Laterza1979. Pessimistiche rispetto alla realtà: i 7 miliardi li abbiamo raggiunti non nel 2000 ma il 31 ottobre 2011.

rimane comunque il fatto che da allora siamo quasi triplicati. Un po’ meno di quanto prevedesse Malthus, ma sempre con un ritmo di crescita devastante.

Le previsioni per il 2050 si attestano  intorno ai 9 miliardi, milione più milione  meno, a seconda dell’ottimismo dell’autore nella scelta dei  parametri relativi ai diversi scenari possibili.

Mi consola comunque sapere che le risorse della Terra possono essere sufficienti per 20 miliardi di persone a patto che, e qui sta il nodo del problema, si trovi il modo per un’equa distribuzione. Questo non mi consola affatto. Significa infatti trovar risposte nuove per un problema che si trascina da 10000 anni: raggiungere l’ eguaglianza in tutte le sue forme.

Le strategie messe in atto finora non hanno mai considerato l’eguaglianza obiettivo prioritario per la sopravvivenza, anzi, hanno accresciuto la forbice ricchi e poveri del mondo. Quelle trovate, sono state soluzioni a breve termine che hanno solo aumentato l’entropia del sistema. Si riuscirà a trovare un pacchetto di soluzioni per un sistema così complesso? Il mio pessimismo sta per raggiungere l’apice e quindi mi butto su una sintetica analisi storica.

Come siamo arrivati qui?

.

tratta da .Il Leonardo almanacco di educazione popolare- 1967

Diamo un’ occhiata a questa figura

La nostra storia è incominciata 100 000 anni fa. Uno sguardo più attento alle date ci dice che di quei centomila anni solo 10000 sono di storia così come l’intendono il libri,

gli altri 90000 sono  preistoria.

Ma in cosa consiste la differenza?

L’homo sapiens fece la sua comparsa nel pleistocene e per 90 000 anni fu in equilibrio con il resto della Terra. Era un cacciatore raccoglitore,  viveva in società di pochi individui, una ventina , dicono gli esperti, pochi figli, perfetta conoscenza del territorio e dei cicli naturali, fondamentale per la sopravvivenza. Era nomade  e quindi  senza possibilità di  accumulo di bene materiali e di conseguenza, senza il bisogno di accaparrarne. Equilibrio dinamico, stile di vita ecocompatibile. Non crediate di leggere del rimpianto per i bei tempi passati in queste parole! Ho lo spirito di avventura di un pollo d’allevamento e non sarei in grado di sopravvivere  una notte, se abbandonata  in un bosco di pioppi coltivati. Ho grosse difficoltà nel vedere in questo tipo di vita qualcosa, che possa assomigliare a un modello di vita oggi praticabile, ma è innegabile che per 90000 anni ci siamo comportati come una qualsiasi specie animale, siamo sopravvissuti, spargendoci per ogni parte della Terra, senza modificarne i cicli naturali. E senza accelerarne l’inevitabile degrado.

Il neolitico ha segnato l’inizio del cambiamento. I libri di storia enfatizzano questo periodo perché, da questo momento, l’uomo si differenzia sensibilmente dalle altre specie, incominciando a incidere sui cicli naturali. Basta con la vita nomade e le abitazioni di fortuna. Basta con la semplice raccolta, l’uomo diventa agricoltore. Alcune fonti dicono che fu in questo periodo che incominciarono i guai per il genere femminile al quale, alcuni autori attribuiscono la maggiore responsabilità nella nascita dell’agricoltura: da raccoglitrici a imprenditrici agricole o più verosimilmente a schiave. Comunque non è del mio travagliato genere che vorrei parlare, ma dell’altrettanto travagliato suolo anche se obiettivamente le analogie sono tante e prima fra tutte la capacità di generare, E questa  è una Venere paleolitica, spesso identificata come iconografia  della madre Terra  (già da allora tormentata dal problema della cellulite).

Nella figura qui accanto  ho voluto riportare la trasposizione grafica, relizzata da  mia nipote undicenne, dell’ evoluzione dell’uomo agricoltore. Come vedete, in questa interpretazione, il passaggio dalla raccolta al supermercato è vissuto dal genere umano  senza particolari traumi.

Visto da Benedetta
Dalla caccia al supermercato

Tornando al nostro agricoltore, ora era possibile avere riserve di  cibo e quindi si potevano costruire  villaggi, che creavano condizioni più favorevoli alla crescita demografica, all’accumulo dei beni e… all’ appropriazione delle provviste del vicino con battaglie prima, vere e proprie guerre, poi.

Il cervello era ancora quello di 90000 anni fa, ( i denti no), ma i problemi da affrontare incominciarono ad essere diversi, complessi, spesso con più soluzioni e quella immediatamente conveniente poteva non esserlo più, nel lungo  periodo.

10000 anni durissimi

Le civiltà, che hanno commesso errori di valutazione sono scomparse, soppiantate da altre in un continuo cruento turnover. Un libro  di Jarred Diamond “Collasso”, pone l’accento sulle catastrofi  dovute proprio a errori di valutazione delle potenzialità del territorio. La lettura di questo libro mette una certa ansia perché non è difficile scorgere inquietanti similitudini fra le condizioni, che  hanno portato alla catastrofe e la nostra attuale. Con un’ulteriore aggravante: da  una manciata di milioni di individui sparsi in un territorio enorme e ricco di potenzialità, siamo in 7. 109 esseri, ammassati in territori giunti ormai al limite dello sfruttamento.

Tornando al problema: cosa significa agricoltura?

Per l’uomo del neolitico ha voluto dire dover acquisire e sviluppare due saperi  fondamentali: tecniche per l’irrigazione di campi e per la selezione dei semi.

La fertilità del terreno, la disponibilità d’acqua e la presenza di specie vegetali addomesticabili hanno poi  influito sulla nascita e lo sviluppo delle civiltà. Non a caso la mezzaluna fertile fu la culla delle civiltà del passato.  E il suolo fertile divenne oggetto di conquista.

È giunto perciò il momento di focalizzare l’attenzione proprio sul  suolo, quello  dal quale  dipende la nostra sopravvivenza.

Prima di passare al prossimo post, per il seguito di queste riflessioni,  date uno sguardo  su questo sito ( in inglese) dove troverete notizie, giochi e video risultato di una mostra “Dig It! The Secrets of Soil “ tenutasi  allo   Smithsonian’s National Museum  of Natural History

e soprattutto guardatevi questo video

secret_ingredient.html

Informazioni su spanni

prof. di chimica
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