Il suolo come risorsa

Ecco la definizione di suolo fornita nel 1998 dalla FAO

il suolo è un corpo naturale continuo, caratterizzato da tre importanti proprietà:
– organizzazione in strutture, specifiche per il mezzo pedologico, che ne
determinano la morfologia;
– composizione, caratterizzata da costituenti minerali e organici, che comprende
fasi solide, liquide e gassose;
– costante evoluzione nel tempo.

La definizione è complessa perché il suolo va considerato nell’ambito di una visione ecologica globale. È infatti l’insieme dei fenomeni di interfaccia della superficie terrestre appartenenti alla pedosfera (dal greco pedon = suolo), cioè all’ambiente in cui litosfera, atmosfera, idrosfera e biosfera si sovrappongono e interagiscono.

Possiamo perciò considerare il suolo come un crocicchio in cui avvengono scambi fra questi quattro ambienti, una zona di confine tra “culture diverse” in cui trovano spazio infinite varietà di specie . In quest’ottica il suolo diventa una custodia preziosa di biodiversità da conservare e proteggere
Per approfondire qui troverete il manifesto della biodiversità della comunità europea (in italiano).
Nella definizione di suolo, c’è un altro riferimento importante: quello  al suo costante evolvere nel tempo.
Il suolo, infatti, è una struttura dinamica, che ha una sua origine, una sua vita ed una fase terminale.
La sua continua evoluzione è la conseguenza dell’interazione tra diversi aspetti:
– aspetto fisico,
– aspetto chimico,
– aspetto biologico.

Ogni suolo ha avuto un momento iniziale: quando una frana mette in luce roccia nuda, in quel sito avviene un azzeramento cronometrico di un suolo, che sarà riconoscibile come tale solo dopo lunghissimo tempo, per questo il terreno è da considerarsi una risorsa non rinnovabile.

Da sottolineare la parola risorsa: quindi qualcosa di più di un semplice mezzo di crescita dei vegetali, ma un sistema dinamico aperto, formidabile trasformatore di energia, in cui compiono il loro ciclo biologico miriadi di organismi, che serve come discarica naturale dei residui animali e vegetali o come filtro di sostanze tossiche ed è infine il magazzino fondamentale degli elementi nutritivi.
Non si deve dimenticare che l’uomo dipende dal suolo ma, oggi più che mai, il suolo dipende dall’uomo: essendo un corpo naturale su cui si insediano i vegetali o che, al contrario, soggiace alle fondamenta di edifici e strade o assorbe scarichi agricoli, industriali e urbani, può andare incontro a processi distruttivi. Questi sono accentuati dalla mancata conoscenza della genesi, della funzionalità, degli equilibri e delle attitudini di questo ecosistema.
L’illustrazione mostra l’ interpretazione dell’azione dell’ uomo sul suolo disegnata da mia nipote Benedetta.
E a proposito di tecniche distruttive, anche le tecniche agricole possono influire in modo catastrofico sul suolo. Un quadro molto puntuale della situazione italiana per quanto riguarda il suolo si trova in questo libro
Benedini , Gisotti – il dissesto idrogeologico- NIS 1983.
Caratteristico della nostra penisola è l’uso delle cosiddette “terre marginali” cioè terreni non naturalmente vocati all’agricoltura. Questa tendenza si è accentuata nella seconda metà dell’800 e dopo le due guerre quando c’è stata la cosiddetta fame di terre da coltivare in seguito all’aumento demografico e al più alto tenore di vita.
Terreni che erano in delicato equilibrio naturale hanno visto questo equilibrio sostituito da uno artificiale creato con notevole sforzo e possibile solo per la presenza costante dell’agricoltore. Con l’esodo rurale, questi terreni sono stati i primi ad essere abbandonati. Le opere faticosamente costruite (muretti, terrazzamenti, drenaggi) sono state bruscamente lasciate al loro destino e i processi naturali hanno ripreso il sopravvento e questo si è tradotto in una grave instabilità delle pendici.
E ancora: una riflessione sui mezzi meccanici per l’agricoltura. Gli aratri attuali effettuano l’aratura profonda. Se li confrontiamo ai vomeri del passato si passa da un profondità di al massimo a 15 cm contro gli attuali 50 -, 60 cm. Appare evidente che questo porta a uno sconvolgimento di equilibri instaurati da secoli. Ad esempio, il vomere poco profondo non interrompeva il legame tra lo stato superficiale del suolo e quello profondo assicurato dalle radici erbacee. Oggi i terreni devono essere privi di alberi per permettere il movimento dei mezzi meccanici  e questa funzione legante delle radici è scomparsa.

Sui terreni non pianeggianti poi c’è l’ulteriore problema del peso del mezzo, che aggrava la pressione sul sottosuolo, che sempre compie il vomere tagliando orizzontalmente la fetta di terra. Si crea così una pellicola a bassa permeabilità, chiamata soletta di lavorazione. In corrispondenza si ha un ristagno a causa del rallentamento della percolazione dell’acqua,. Questo ristagno favorisce lo slittamento dello strato soprastante già smosso dall’aratura.
Inoltre l’uso di mezzi pesanti per le arature di zone in pendenza ha modificato la tecnica di lavoro. L’aratura infatti deve essere fatta in pendenza e non trasversalmente, come in passato, per non rischiare il ribaltamento del mezzo. Questo accentua la formazione di impluvi in cui le acque si precipitano a grande velocità provocando erosione.
In conclusione, al dissesto di zone collinari provocato dall’abbandono dei terreni una volta coltivati, si aggiunge quello provocato dall’applicazione di metodi irrazionali di sfruttamento del suolo e dall’attuazione di nuove colture senza l’adeguamento delle reti scolanti e delle opere di presidio.
Ammettendo per i terreni collinari un grado di denudamento annuo (Degradazione specifica annua) di 2 mm si ha un a perdita annua di terra fertile di 463 milioni di metri cubi che vanno a finire in mare.
Voglio qui riportare la carta europea del suolo che riconosce il ruolo del suolo e la necessità della sua tutela
Come potrete constatare leggendola, questa carta è stata ed è rigorosamente disattesa dal nostro Paese in ogni sua parte.
Evidentemente un ‘oculata politica di difesa del suolo non garantisce la rielezione.

LA CARTA EUROPEA DEL SUOLO 1. Il suolo è uno dei beni più preziosi dell’umanità. Consente la vita dei vegetali, degli animali e dell’uomo sulla superficie della terra.
2. Il suolo è una risorsa limitata che si distrugge facilmente.
3. La società industriale usa i suoli sia a fini agricoli sia a fini industriali o d’altra natura. Qualsiasi politica di pianificazione territoriale deve essere concepita in funzione delle proprietà dei suoli e dei bisogni della società di oggi e di domani.
4. Gli agricoltori ed i forestali devono applicare metodi che preservino la qualità dei suoli.
5. I suoli devono essere protetti dall’erosione.
6. I suoli devono essere protetti dagli inquinamenti.
7. Ogni impianto urbano deve essere organizzato in modo tale che siano ridotte al minimo le ripercussioni sfavorevoli sulle zone circostanti.
8. Nei progetti di ingegneria civile si deve tener conto di ogni ripercussione sui territori circostanti e, nel costo, devono essere previsti e valutati adeguati provvedimenti di protezione.
9. È indispensabile l’inventario delle risorse del suolo.
10. Per realizzare l’utilizzazione razionale e la conservazione dei suoli sono necessari l’incremento della ricerca scientifica e la collaborazione interdisciplinare.
11. La conservazione dei suoli deve essere oggetto di insegnamento a tutti i livelli e di informazione pubblica sempre maggiore.
12. I governi e le autorità amministrative devono pianificare e gestire razionalmente le risorse rappresentate dal suolo.

Consiglio d’Europa, 1972
Prima di passare al post successivo nel quale si analizzeranno i processi che portano alla formazione del suolo
guardate questo interessante video.

Informazioni su spanni

prof. di chimica
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