Ah! l’amore

Era il 1809 e Goethe, nelle sue affinità elettive si lanciava in un audace parallelo fra complicati e sottili meccanismi di rapporti amorosi e reazioni di doppio scambio. Allora la similitudine non piacque e nonostante l’autorevolezza di Goethe non fosse in discussione, le Affinità subirono una forte stroncatura.
La sottile analogia tra affinità e scelta tra gli elementi chimici e le leggi dei rapporti psicologici nella società non venne compresa nei suoi sottili significati e Goethe fu accusato di voler fare una sorta di chimica dei sentimenti e dell’amore tanto che il Journal de Paris nel 1810 stroncò l’opera ipotizzando che l’autore volesse inaugurare la voga dei romanzi scientifici al posto di quella, allora in auge, dei romanzi storici.
Facendo un balzo temporale di poco più di duecento anni , ecco che a parlar della strano legame chimica e amore non è più un erudito scrittore esperto in metafore, ma sono scienziati, che ci mostrano, mappe alla mano, il ruolo del cervello nella nascita di questo devastante sentimento rivelandone i responsabili chimici. Poche molecole ed ecco l’intera storia: dal colpo di fulmine fino al matrimonio ed … eventuale divorzio.
Il percorso che ha portato a queste interessanti (anche se poco romantiche) conclusioni è segnato da topi, malattie mentali e droghe psichedeliche; una conferma del fatto che l’amore è un po’ follia, un po’ estasi e un po’… ecco i topi non riesco a collocarli in questo quadro se non per le devastazioni, che possono compiere in qualità di roditori e l’amore, per certi versi, è anche rovina.
Nel 1953 in un esperimento eseguito all’università Mc Gill, accadde un incidente che doveva gettare una nuova luce nella relazione fra stimolo elettrico ed emozioni. I soggetti erano ratti e i ricercatori James Olds e D.B.Hebb . Un errore e l’elettrodo venne collocato nella parte anteriore del cervello di uno dei malcapitati roditori , vicino all’ipofisi. In quell’ esperimento i ratti erano liberi di muoversi in una scatola e veniva loro trasmessa una piccola scarica elettrica quando si avvicinavano ad una certa parte del contenitore. Nel ratto in cui l’elettrodo era stato messo nel modo sbagliato, si osservò un fenomeno insolito: il topo sviluppò un comportamento che lo portava a ritornare nell’angolo in cui riceveva le scariche. Olds allora mise i ratti in condizione di auto prodursi lo stimolo elettrico con un ingegnoso sistema di leve, che gli animali potevano azionare con le zampe. Il risultato fu che, quando la corrente era inserita, il ratto azionava la leva finché non era completamente esausto. Le zone del cervello del ratto che inducevano l’auto stimolazione furono chiamate “centri del piacere”. Per quanto riguarda l’uomo, l’esistenza di questi centri non poteva essere ricercata con il sistema utilizzato per i ratti (!) e quindi si è dovuto attendere l’invenzione di apparecchiature non invasive come la Risonanza Magnetica Funzionale fMRI, o la Tomografia ad Emissione di Positroni PET, per avere la conferma dell’esistenza di tali zone.
Nel 1982 Michael r,.Liebowitz nel suo libro la Chimica dell’amore dice:
“Può anche essere inquietante dover accettare l’idea che ogni nostro pensiero e sentimento ogni azione si attualizzino proprio perché si sviluppa una certa attività biochimica nel cervello; può trattarsi di una reazione elettrica lungo la via nervosa o del flusso di qualche sostanza chimica attraverso lo spazio che separa le cellule nervose.
Quando incontriamo qualcuno che ci sembra particolarmente affascinante e che dimostra di provare a sua volta un certo interesse, di solito ci sentiamo eccitati e felici e perfino esultanti e anche più ottimisti e pieni di energia.. come se qualcuno ci avesse dato uno stimolante. Quando invece questa stessa persona si dimostra disinteressata e distaccata, il corpo reagisce nella maniera opposta, ci fa sentire tristi e insicuri e diventiamo anche pessimisti e privi di energie. In questo caso gli stimolanti naturali che circolano nel nostro organismo vengono come bloccati all’improvviso. “
Leibowitz dice anche che certi stati d’animo naturali non differiscono da quelli prodotti dalla droghe. “Le cause che inducono piacere sono le più svariate e vanno dallo scalare le montagne al produrre un’opera d’arte o sniffare cocaina. Tutte provocano variazioni chimiche nel nostro organismo.”
Le sostanze che alterano le funzioni della mente sono dette psicoattive;le droghe che agiscono direttamente, possono legarsi ai recettori del cervello a livello dei quali riproducono o bloccano gli effetti delle sostane chimiche naturali quali endorfine ed encefaline, .oppure agiscono indirettamente stimolando il cervello a produrre o a secernere più neurotrasmettitori o di un tipo o dell’altro. Anche medicinali antipsicotici possono agire in modo analogo.
L’autore racconta poi come in parecchi casi, abbia notato strette analogie fra lo stato di eccitazione provocato dalle prime fasi dell’innamoramento e quello riscontrabile in uno psicotico che non abbia avuto i suoi farmaci.
Leibowitz ipotizza quindi che tutte queste sensazioni siano attivate da sostanze chimiche che il cervello produce in determinate situazioni e in particolare cita la ,feniletliamina (PEA), un neurotrasmettitore naturale, che agisce come un anfetamina e provoca nell’organismo il rilascio di dopamina.
Nel libro si parla anche della presenza di Pea nella cioccolata ma l’autore stesso dice che il quantitativo è minimo e sarebbero necessarie quantità spropositate di cioccolata per avere gli effetti desiderati.
Oggi la stretta relazione fra amore e chimica sembra ormai accertata e gli studiosi possono abbinare una molecola a quasi ogni stadio del’amore.

Ora farò un esperimento. Proverò a descrivere una storia d’amore nelle diverse fasi combinando poesie e molecole. Vediamo cosa succede.

PEA BRAIN
la papera capostipite della street art a Bologna

Colpo di fulmine

Wisława Szymborska

Per innamorarsi basta un quinto di secondo. A sostenerlo uno studio condotto da un gruppo di ricercatori della Syracuse University (Usa) guidati da Stephanie Ortigu., In quella piccola frazione di secondo si attivano 12 aree del cervello che iniziano a rilasciare sostanze chimiche che inducono euforia come dopamina, ossitocina e adrenalina. Altri ricercatori hanno verificato che i livelli del fattore di crescita nervosa (NGF) nel sangue sono molto più alti nelle coppie che si sono appena innamorate. Questa proteina, la cui scoperta è valsa il premio Nobel a Rita Levi-Montalcini, gioca un ruolo molto importante nella chimica delle relazioni e nel cosiddetto “amore a prima vista”.

Non potremmo però mai innamorarci  di una persona con un odore che non ci piace. Ed ecco perciò entrare in gioco un organo, che si era creduto inattivo negli umani: l’organo vomero nasale in grado di captare i cosiddetti feromoni quali l’androstenolo uno dei composti del sudore “fresco “ dell’uomo e la copulina presente nelle secrezioni vaginali femminili. L’odore di una persona che ci piace ci fa sentire sicuri e a nostro agio.

Sintomi d’amore

Saffo

La sensazione di follia degli innamorati è causata sostanzialmente da una molecola, la feniletilamina (PEA), La feniletilamina è un ormone della classe delle amfetamine che l’organismo produce naturalmente derivandolo dall’amminoacido fenilalanina.

costantemente prodotta dall’organismo, che in elevate concentrazioni può indurre gli stessi effetti delle amfetamine (entrambe agiscono sugli stessi recettori).
La sua azione, con un meccanismo ancora non noto, ha come principale effetto il rilascio di dopamina, un neurotrasmettitore, la cui attività è strettamente legata ad una rete di neuroni che genera sensazioni piacevoli in seguito a comportamenti che soddisfano stimoli come fame,sete, desiderio sessuale. Quando un evento è più felice di quanto speravamo, la dopamina emette un segnale di felicità i cui effetti euforizzanti ci spingono a ripetere l’esperienza: gli innamorati vorrebbero essere sempre insieme.

Allo stato di benessere determinato dalla dopamina si aggiunge un’agitazione generale determinata dalla noradrenalina,

molecola diffusa nel sistema nervoso, in particolare nell’ipotalamo e nel sistema limbico, con un duplice ruolo.
Come neurotrasmettitore provoca eccitazione, euforia ed entusiasmo, riduce l’appetito (mangiare
sottrarrebbe tempo per stare con la persona amata), infine promuove la contrazione delle vene degli organi
sessuali e trattiene il sangue mantenendo a lungo l’erezione.
Come ormone regola la produzione di adrenalina; nell’esperienza amorosa ne induce il rilascio con conseguente aumento del battito cardiaco, della respirazione e della pressione sanguigna, da cui ha origine il rossore del viso.

Baci

Catullo

Ed ecco in azione l’Ossitocina (ormone)

Secreta dalla ghiandola pituitaria, l’ossitocina viene liberata nel cervello e nel sistema riproduttivo ogni
volta che tocchiamo la persona amata.
Alcuni studi avevano già dimostrato un notevole aumento dell’ossitocina durante l’orgasmo, ancora
maggiore nella donna durante il parto e l’allattamento. Oggi sappiamo che l’ossitocina aumenta la nostra
sensibilità alle carezze e ci spinge al contatto fisico e agli abbracci. Si pensa perfino che l’ossitocina abbia un effetto sull’invecchiamento: uno studio ha infatti mostrato che le persone che fanno l’amore tre volte alla
settimana in una relazione stabile dimostrano in media 10 anni meno della loro età effettiva Quando due amanti si baciano,i segnali olfattivi e gli altri stimoli sensoriali indirizzano la dopamina verso l’ipotalamo che permette all’ipofisi di rilasciare gli ormoni. Nell’organismo femminile,l’ipotalamo stimolato dalla dopamina ordina la produzione di ossitocina, nell’uomo invece il bacio produce adrenalina.

Amore coniugale

Umberto Saba

Poi l’organismo sviluppa una tolleranza alla feniletilamina e non si scatenano più gli effetti dirompenti
presenti all’inizio del rapporto. Allora, il cervello inizia a produrre altri ormoni, le endorfine. Dopo gli effetti eccitanti della feniletilamina, il cervello viene invaso da sostanze che possiedono le stesse proprietà della morfina. Le endorfine apportano calma e sollievo al dolore, e riducono l’ansia. La sensazione di benessere che procurano si traduce in una relazione affettiva molto forte che non si vuole più interrompere: ora si può
chiacchierare, mangiare e dormire in pace, è l’amore-attaccamento.

Fine dell’amore

Jaques Prevert

L’amore non dura in eterno. Molti ricercatori concordano nel limitare il
periodo di innamoramento a 18 mesi con un termine massimo di 4 anni.Il cambiamento si verifica perché come abbiamo già visto , il cervello si abitua, come ad una droga, all’effetto delle “molecole dell’amore”, diviene tollerante alla loro azione. L’amore-attaccamento, può durare per anni,ma per i “drogati” di feniletilamina questo segna spesso la fine della coppia, essi preferiscono cercare di ricreare gli effetti euforizzanti della feniletilamina. La persona lasciata è invece in deficit di feniletilamina.

 

Ed ora l’amore visto da Osvaldo Cavandoli, l’autore della Linea.

e il sesso visto da Bruno Bozzetto

Le fonti
Wooldrige- La macchina del cervello- sigma tau 1969
M. Liebowitz- La chimica dell’amore- Rizzoli editore 1983
Goldberg- La sinfonia del cervello- mondolibri 2010
S.Kirshenbaum -La scienza del bacio – Raffaello Cortina editore 2011

Questo post partecipa al Carnevale della chimica ospitato da Paolo Pascucci sul blog Questione della Decisione

Informazioni su spanni

prof. di chimica
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