Olio di sasso: introduzione

Olio di sasso

Premessa
Quando il petrolio era un Olio di Sasso miracoloso. Questo il titolo di una conferenza scoperta per caso curiosando nella homepage dell’ università di Modena.
Intrigante, soprattutto perché la relatrice, Milena Bertacchini, è una geologa e la sede, in cui si terrà l’ iniziativa, è l’Archivio storico del comune di Modena. Leggendo meglio, scopro poi che la conferenza è parte di un ciclo di incontri con un titolo evocativo e per certi versi misterioso:
Quando le medicine profumavano di siepi. Il tempo della Teriaca: un viaggio tra speziali e medici.
Devo saperne di più e quindi: gita a Modena. Niente di avventuroso, abitando nei pressi di Bologna, significa mezz’ora di viaggio.
Impressioni a caldo
L’Archivio del comune di Modena è un affascinate luogo rivestito da enormi scaffali colmi di faldoni, ordinati per data, custodi delle vicende e dei segreti della città sin da quando era “libero comune”.
Già l’essere lì, tra carte complici della storia della città, era motivo sufficiente per dichiarare la mia trasferta modenese un successo. La conferenza, poi, mi ha letteralmente catturato e convinto della necessità di ritornare a Modena il giorno dopo per la visita al museo di mineralogia.

Prima di raccontarvi come è andata, però, vi propongo il trailer

 

Per chi non conosce il territorio, che circonda l’antica Mutina è necessaria una piccola digressione geologica.
Nell’Appennino modenese sono localizzate zone dove la terra ribolle sbuffa e s’infiamma. Il più famoso di questi luoghi è oggi riserva naturale e sono le Salse di Nirano.
Cosa sono le Salse? (Fonte Gualmini Ori)
Sono sorgenti che emettono, con modalità e in quantità e rapporti relativi estremamente variabili:
• acqua (salata-salmastra)
• sedimenti (in forma di fango più o meno denso)
• gas (principalmente metano)

IL SALE

Le acque salate-salmastre provengono di solito da un serbatoio “fossile” più o meno profondo (da centinaia ad alcune migliaia di metri) ed antico (milioni o decine di milioni di anni).

Si tratta di acque sotterranee deposte insieme ai sedimenti, che si accumulavano in passati tempi geologici, sul fondo di antichi bacini marini o lagune.
Esse quindi ereditano, anche dopo tanto tempo, la salinità marina originaria, mantenendola più o
meno inalterata o modificandola in aumento (concentrazione) o in diminuzione (diluizione) in
funzione di lenti e complessi fenomeni evolutivi.
Le acque delle salse emiliano -romagnole, tutte abbastanza simili tra loro, hanno una salinità (prevalentemente da NaCl) tra un terzo e metà di quella marina (10-15 g/l).
Sono in genere variamente fangose (da pochissimo a molto) in quanto trasportano in sospensione quantità molto variabili di sedimenti solidi (di solito limo e argilla, a volte sabbia ed anche sassi) stemperati attraversando le formazioni rocciose del sottosuolo durante la loro risalita.

IL GAS
Nelle acque delle salse spesso gorgogliano, in quantità e con modalità molto variabili, bolle di gas.
Le modalità di gorgogliamento del gas variano con la densità del fango.
Anche la tipologia degli “apparati” esterni di emissione di una salsa varia molto con la
densità del fango emesso. A seconda che esso sia denso o liquido, si avranno
strutture positive (“coni”), dette anche “vulcani” o “vulcanelli” di fango, o negative (“polle”), rispettivamente.
Si tratta principalmente di metano (CH4), di solito fra 95 e 98 %. Il restante 2-5 % è costituito da altri idrocarburi gassosi (etano, propano, butano),azoto, ossigeno, anidride carbonica, gas rari
(argon, neon), ecc. Questa caratteristica è dimostrata dal fatto che i gas emessi dalle salse si incendiano facilmente.

IL PETROLIO

A volte, vengono emesse anche quantità più o meno modeste di idrocarburi liquidi (petrolio), in forma di veli bruni o neri o aloni oleosi iridescenti.
Questo è un ulteriore indizio del legame con un giacimento di idrocarburi (esistente o in
formazione per alterazione di antichi accumuli di sostanza organica ancora presenti in
profondità). In passato, si pensava che anche in Italia il fenomeno delle salse fosse collegato alla perdita e dispersione (“leakage”) da giacimenti esistenti più o meno grandi. Le numerose trivellazioni effettuate nei campi di salse (già a partire dalla fine dell’800) hanno però dato risultati nulli o molto modesti.
Come recentemente dimostrato su base scientifica, questi costosi insuccessi sono dovuti al fatto che le salse appenniniche derivano da giacimenti di idrocarburi molto “giovani” e quindi necessariamente alquanto limitati e dispersi.

Da quando si ha notizia di queste terre ?
Questo è uno degli interessantissimi punti sviluppati da Milena Bertacchini nella sua conferenza.

Zone così particolari non potevano essere sfuggite agli antichi e infatti:

Plinio  (23 d.C. – 79 d.C)  ne fa cenno nel suo Historia Naturalis
Riporto la citazione, tratta da
Storia Naturale, libro secondo, nella traduzione di Giuseppe Bianconi ( Bologna 1840)
Capitolo CX – Miracoli di fuoco solo
Esce nel contado di Modena da un certo luogo, non sempre una fiamma: ma ogni anno nei giorni consacrati a Vulcano.
Ecco ora la descrizione di queste fiamme riportate dal Giornale di letterati curato da Vallisnieri.

i fuochi nelle Salse del modenese

descrizione di un’ esplosione delle salse intorno a Modna fatta da Plinio e riportata nel Giornale dei Letterati curato dallo scienziato Vallisneri

L’ideale sarebbe leggere la descrizione e seguire questo video che mostra un fenomeno analogo ripreso recentemente a Baku, capitale dell’Azerbaigian, dove le salse, conosciute fin da tempi remoti e collegate a importanti giacimenti petroliferi, sono ancora in piena attività.

Per avere altre segnalazioni delle meraviglie del territorio modenese bisogna aspettare il quindicesimo secolo, a causa della scarsità dei manoscritti e delle fonti storiche scritte.
A partire dal 1460 anno in cui Francesco Ariosto (parente di Ludovico), scrisse sulle” Emanazioni petrolifere del monte Zibio”, abbiamo tutta una serie di descrizioni dei fuochi e delle emanazioni naturali infiammabili da parte di illustri scienziati quali Agricola, Falloppio, Cardano e via via fino al 1776, data cruciale, perché proprio in questo anno, arriva la grande scoperta di Alessandro Volta dell’”aria infiammabile nativa delle paludi” ( metano) che, dopo millenni di ipotesi scientifiche e pseudoscientifiche, chiarirà la natura dei fuochi e delle emanazioni infiammabili naturali.

Ma e l’olio di sasso? Nn, niente paura , non l’ho dimenticato solo , voglio creare …
Unpodisuspence

Perciò
Continua…

 

 

 

 

 

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prof. di chimica
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