A come agricoltura: la rivoluzione verde

La rivoluzione verde

Sono stata il 2 722 108 130.esimo terrestre a raggiungere il pianeta.
Naturalmente non vi dirò qual era l’anno ma voglio solo far notare che i terrestri che nascono oggi, anno 2014, hanno il numero 7 100 000 000 e rotti. Posso quindi affermare con una certa sicumera, che ai miei tempi si stava più larghi, senza timore di essere accusata di crogiolarmi in uno di quei rimpianti senza fondamento che caratterizzano i discorsi dei vecchi.
Più larghi ma sicuramente mediamente più affamati. Già a quei tempi la produzione agricola non era più sufficiente per sfamare quel numero già impressionante di bocche! E allora come siamo arrivati fin qui, in 7 miliardi, con “solo” 800000 malnutriti e affamati e, in alcuni momenti, con speranze di arrivare a diminuire ulteriormente se non ad azzerare il numero di coloro che non hanno accesso al cibo?
Per capire bisogna guardare al passato. Ancora una volta furono gli scienziati a dare una svolta positiva alla situazione.
Si inizia con Mendel . La conoscenza delle del meccanismo della trasmissione ereditaria, mendelda lui scoperto,  diede ai genetisti la possibilità di operare in modo sistematico gli incroci tra vegetali per aumentarne la produttività. Nell’introduzione abbiamo ibridazionevisto che la selezione di vegetali era iniziata nel neolitico, ma richiedeva tempi lunghissimi. Scoperto il trucco, era ora possibile creare ibridi con ottime caratteristiche in tempi brevi. Un vero mago in questo campo fu un italiano Nazareno Strampelli, (Crispiero di Castelraimondo, 29 maggio 1866 – Roma, 23 gennaio 1942), oggi quasi totalmente dimenticato, ma sconosciuto precursore di quella che venne chiamata la “ rivoluzione verde” partita negli anni 50 . Lascio a questo video il compito di raccontare di Nazareno Strampelli.

E ritorno negli anni 50. Gli sforzi per rendere moderna ed efficiente l’agricoltura nei paesi poveri, stava ristagnando. Le varietà di cereali utilizzati spesso non rispondevano alla coltivazione con uso intensivo di fertilizzante e la produttività stava subendo una grave battuta d’arresto.

  • Proprio per rispondere a questa grave situazione un gruppo di studio della Rockefeller Foundation, sotto la  guida del premio Nobel Norman Borlaug, studiò negli anni 50 in Messico il grano nano ad alta resa (quello di Nazareno!). Tre caratteristiche uniche di queste varietà le resero gradite ai coltivatori di diversi paesi:
  • la capacità di rispondere al fertilizzante,
  • la mancanza di sensibilità alla lunghezza del giorno (fotoperiodo)
  • una precoce maturazione.

Dati il fertilizzante , l’acqua necessaria e una lavorazione adatta, i coltivatori riuscirono a raddoppiare la resa rispetto a quella ottenuta con le specie di partenza.

La ridotta sensibilità delle varietà nane alla lunghezza del giorno, permise di trasportarle in tutto il mondo, su un ampio intervallo di latitudini che andava dal Messico, che in parte si trova ai tropici, alla Turchia, nella zona temperata. Poiché gli orologi biologici delle nuove varietà di grano erano molto meno sensibili di quelli delle varietà tradizionali, le date in cui tali varietà venivano piantate erano molto più flessibili. Un’altra caratteristica importante era la maturazione precoce: erano pronte per il raccolto 120 giorni dal loro impianto contro i 150 delle varietà tradizionali. Erano possibili quindi raccolti multipli, su uno stesso terreno a patto  che ci fosse una  sufficiente disponibilità di acqua.
Pochi anni dopo il successo di questo frumento, la Ford Foundation insieme con la Rockefeller Foundation, istituirono l’International Rice, Research Institute (IRRI), con lo scopo di produrre una varietà di riso che rispondesse bene al fertilizzante, avesse una maturazione precoce e grande varietà di adattamento.

Basandosi su quanto fatto per il frumento, in pochi anni misero in commercio una varietà di riso nana chiamata IR-8 che venne subito utilizzata nei paesi asiatici.
Le varietà sviluppate nella rivoluzione verde sono chiamate comunemente varietà ad alta resa (HighYielding Varietis, HYV). La resa è alta ed è in funzione della varietà selezionata e delle alte immissioni di nutrienti e prodotti vari: fertilizzanti, fitofarmaci e acqua.
Gli ibridi creati sono più efficienti nello sfruttamento dei fertilizzanti chimici usati, e sono anche progettati per essere più facili da raccogliere meccanicamente.

rivoluzione verde

le innovazioni della rivoluzione verde

Nelle zone dei paesi in via di sviluppo con acqua e fertilizzante necessari e con incentivi appropriati di prezzi, la diffusione delle varietà di  grano e riso nane fu immediata.
I risultati ottenuti dalla rivoluzione verde (dati riferiti al periodo 1950 – 2000) sono stati molto lusinghieri se si valuta il rapporto popolazione/risorse alimentari:

  • la produzione di cereali è triplicata, è infatti passata da 600 a 1.900 milioni di tonn,
  • la popolazione mondiale, è raddoppiata, è infatti passata da 2,5 a più di 6 miliardi. (Con buona pace di Malthus e delle sue progressioniaritmetica e geometrica)
  •  la disponibilità calorica è passata da 2300 a 2750 kcal pro capite.

Ciò non significa che la rivoluzione verde abbia risolto i problemi alimentari e che potrà continuare a risolverli a lungo termine. Ma è giusto provare a pensare che cosa sarebbe successo in sua assenza. La massiccia carestia prevista da molti è stata finora evitata. Certo questa rivoluzione avrebbe dovuto essere solo un mezzo per guadagnare tempo nell’attesa di trovare un sistema per porre un freno alla crescita della popolazione. In realtà dopo 50 anni siamo molto lontani dall’aver ottenuto attente pianificazioni famigliari e i

9 000 000 000 di persone che nel 2050 secondo le previsioni, popoleranno la Terra, attendono strategie efficaci, che risparmino le risorse del pianeta e permettano di produrre cibo per tutti.
Il fatto è che il mondo è sempre quello: gli squilibri sociali non si sono certo risolti ma sono andati aumentando. Il numero dei partecipanti alla Storia è sempre esiguo nonostante l’ incredibile aumento degli individui. Il miglioramento della condizione femminile, uno dei punti cardine per la gestione dell’intero sistema, ristagna e in certi momenti sembra arretrare. Occorrerebbero idee nuove, rivoluzionarie in politica e in economia. Il ristretto manipolo di persone che ha in mano le risorse del pianeta e le vende, svende, disintegra, non è neppure formato dalle menti più meritevoli , intelligenti, creative. In queste condizioni, è lecito sperare in un nuovo miracolo? In un nuovo moltiplicatore di pani?

Vorrei non avere tutti questi dubbi.
Comunque, per non farmi sopraffare dal mio innato pessimismo,  seguirò i consigli del poeta che dice … canta che ti passa!

 

 

 

Fonti:
http://m.docente.unife.it/damiano.rossi/materiale-didattico/lezioni-botanica-farmaceutica-applicata-per-stp-2008-2009/03%20Rivoluzione%20Agraria-Verde.pdf
Lester R. Brown -I limiti alla popolazione mondiale- Mondadori 1974

Informazioni su spanni

prof. di chimica
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2 risposte a A come agricoltura: la rivoluzione verde

  1. Monique ha detto:

    Fino a quando non estirperemo il germe dell’avidità non avremo risolto nulla… Ci sono problemi nella spartizione delle ricchezze e nella possibilità di accesso alle risorse; la produzione agricola su scala industriale è inevitabilmente legata anche a problemi di inquinamento; la produzione ha un costo che inevitabilmente incide sul prodotto finale; la parte di mondo che ha mezzi e possibilità è la netta minoranza rispetto a quelli…che hanno fame.
    E come sempre penso che la vera rivoluzione dovrebbe essere prima di tutto culturale.

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    • spanni ha detto:

      Cara Monique non posso che concordare con le tue considerazioni ma questo accresce il mio pessimismo. Ritengo che per il germe dell’avidità non ci sia diserbante e anche questo non è un bel pensiero.
      un abbraccio
      Margherita

      Mi piace

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