Naturale/non naturale

Naturale, non naturale
questo,forse, non è il problema!

la via delle valli

la via delle valli al tramonto

Così pensavo mentre mi beavo dell’ immersione totale nella natura in una splendida giornata di primavera. Tra ronzii e cinguettii cercavo di leggere lo struggente panorama disegnato dal fiume e dall’ uomo nel Delta del Po.
Oggi, partendo da quelle mie riflessioni vorrei cercare di analizzare alcune delle sfumature che colorano il concetto di naturale. A dispetto della pubblicità e di chi lucra sul desiderio di “ritorno alla natura” dell’essere romantico nascosto in molti di noi, i confini, tra naturale e ciò che non lo è, sono spesso difficili da tracciare e non è affatto vero che l’uno sia sempre bianco e l’altro sempre, implacabilmente nero. Spesso non è neppure necessario tracciare quei confini.
Naturalmente, i miei sono pensieri in libertà, quindi vi avverto: salterò di palo in frasca come è mia abitudine, ma, se avrete pazienza, anche questa volta troverete, tra queste righe, unpodichimica
Una parte del Delta del Po, con il suo interessantissimo ecosistema, si trova in Veneto. E via delle vallimentre in Emilia il Delta è diventato un parco, in Veneto si è giunti a un difficilissimo compromesso: solo la strisciolina di terra verso il mare è parco, il resto è assolutamente privato. Il confine tra parco e non parco è, in alcuni punti, tracciata da una via transitabile in auto o in bicicletta, la Via delle Valli. Percorrere quel tratto di strada è sempre un’emozione; vegetazione e animali fanno a gara per sorprendermi a ogni passaggio.
Sembra proprio di essere in luoghi in cui la natura ha imposto il suo dominio senza che l’uomo riuscisse a intervenire in alcun modo.
Sembra.
In realtà credo non esista un territorio più antropizzato di quello.
Da sempre, in quei luoghi, si è svolta una dura lotta tra uomo e fiume, fiume che è stato deviato e incanalato in mille modi. e sempre ha tentato di riconquistare i suoi territori inondandoli con piene devastanti. Il suolo, scavato e traforato per estrarre metano è sprofondato, favorendo così l’opera di distruzione del fiume. La guerra con la vegetazione autoctona si è consumata con la cancellazione delle specie originarie sostituite da risaie, un tempo, e da  mais, oggi. Gli alberi, poi, sono salici, tamerici e pini marittimi frutto di recenti rimboschimenti.

la via delle valli

fenicotteri in volo

II territorio però sembra in perfetto equilibrio e lo spettacolo è mozzafiato soprattutto ora che sono arrivati i fenicotteri.
Indovinate quale attività prevalente viene svolta nella parte privata del Delta dl Po? Caccia e pesca! E proprio questa attività, per certi versi inquietante, permette la sopravvivenza di quell’habitat. Vi sembrerà strano, ma esiste gente che è disposta a sborsare un sacco di quattrini per poter uccidere in santa pace un’ illimitata quantità di bestie, che poi nemmeno mangia. Credo che questa sia una delle tante manifestazioni del nostro lato naturale, il retaggio lasciatoci dal preistorico uomo cacciatore ( grazie al cielo non ero nominata nel testamento!). Quindi, finché la caccia rimarrà un affare per alcuni, oltre che un piacere per molti, l’ecosistema sopravvivrà altrimenti …
( I fenicotteri sono nella parte privata. Mi auguro ripartano prima dell’ apertura della caccia).
Lungo la Via delle Valli, dalla parte del parco, si incontra l’Oasi di Ca’ Pisani. Un tempo lì c’era una risaia, ma le continue esondazioni del Po, (favorite dall’estrazione del metano) hanno modificato il territorio rendendone impossibile l’uso agricolo. Da risaia, il territorio divenne una valle da pesca poi abbandonata perché poco produttiva. Con l’aiuto di fondi europei, la regione Veneto è riuscita a trasformarla in oasi protetta.
“Grazie ad un sapiente progetto di recupero è stato ripristinato l’ambiente di valle da

oasi di Ca' Pisani

oasi di Ca’ Pisani

pesca, zona favorevole alla nidificazione, e sono state ricostruite opere idrauliche e manufatti per la cattura del pesce, secondo tecniche artigianali antiche ed utilizzando materiali tradizionali quali canna, legno e mattoni. L’area riveste una notevole importanza per la tutela dell’avifauna, consentendo la nidificazione e la permanenza di numerose specie di ardeidi, anatidi, rallidi e passeriformi tra cui l’airone cenerino, l’airone bianco, l’airone rosso, il cavaliere d’Italia e il falco di palude. Dal punto di vista floristico la specie predominante nella golena è la cannuccia di palude, alla quale si associano varie specie erbacee quali lisca lacustre, stregona palustre, carice di ripa e carice spondicola. Nelle aree boschive predominano i salici, i pioppi, il frassino e la farnia. Sono molto diffusi l’indaco bastardo, la robinia e il rovo.”

Passeggiare all’interno dell’oasi è un’esperienza strana. Tra le piante, che fanno da barriere naturali e le barriere artificiali fatte di cannucce di palude, gran parte del percorso è costituito da stretti sentieri claustrofobici dai quali si riesce a vedere poco o nulla. I cartelli, precisissimi, ci dicono che lì, nel’oasi, ci sono tutte le specie che si vedono dall’atra parte ( quella privata) e anche qualcosa in più. Fidiamoci.
E’, però, un’ esperienza uditiva interessantissima: si sentono tonfi nell’acqua, battiti d’ala e tuffi di ranocchi; zanzare, api, mosconi e rane accompagnano dal basso, in alto, melodie raffinate o dissonanze e stridii scomposti e il volare colorato e intermittente delle farfalle.
Rumori, quasi musiche che mi fanno venire in mente “Il carnevale degli animali”di Saint Saëns.


una riuscitissima descrizione del naturale (gli animali) attraverso la Musica, quanto di meno naturale esista al mondo,
(A quando le petizioni per l’eliminazione o confinamento della musica in quanto innaturale e quindi potenzialmente pericolosa?)
Accompagnata dal lento can can della tartaruga di Saint Saëns, mi ritrovo a pensare a una fontana. Cosa c’entra con naturale mica naturale?
Nel suo libro “ La chimica allo specchio”, Roald Hoffmann, chimico e premio Nobel, introduce alcune  riflessioni sull’argomento naturale/ non naturale partendo proprio da una fontana. La sua è la fontana di Aganippe di Carl Milles nei presi di Stocolma, ma il ragionamento di Hoffman si può applicare a qualsiasi fontana, anche al Nettuno di Bologna o alla fontana monumentale di Faenza (1618).

fontana monumentale di Faenza

fontana monumentale di Faenza

“Che cosa c’è di naturale e innaturale in quest’opera, che è sia una fontana che una scultura? Come tutte le fontane è chiaramente sintetica, artificiale e innaturale.”
L’acqua non vuole incanalarsi, entrare nelle bocche delle sculture, andare verso l’alto.
La fontana e’ un raffinato insieme di dispositivi idraulici che costringe l’acqua a muoversi in modo innaturale e a diventare con il suo movimento parte integrante dell’opera d’arte!
Le statue sono fatte di bronzo, una lega metallica artificiale, la più antica prodotta dall’uomo. Gli elementi di cui è fatta si trovavano in minerali naturali, che, ben prima dei procedimenti di estrazione e fusione operate dall’uomo, hanno subito modificazioni geologiche e in tempi ancora più lontani le trasformazioni nucleari all’inizio dell’universo. Qualsiasi tentativo di distinzione tra naturale e innaturale può confondersi nell’analisi di un’ opera d’arte. E del resto, a ben pensarci, questa separazione risulterà difficile non solo per la fontana, ma per qualunque oggetto del nostro quotidiano.
Passerò ora a un’altra forma d’arte praticata da artisti decisamente molto, molto incompresi: i chimici.
I chimici e la chimica sono spesso sotto accusa in quanto producono materiali innaturali e sempre di più sintetico è sinonimo di nocivo, veleno, nero. Eppure grazie a quelle sostanze sintetiche le nostre case sono più confortevoli, viviamo molto di più, abbiamo una vita più facile e interessante. (Qui si poterebbe aprire una discussione infinita sull’ avidità e immoralità di categorie di umani che hanno fatto un uso spregiudicato di sostanze che sapevano essere pericolose e l’hanno passata liscia, o chiedersi perché intere popolazioni sfidino il mare e la morte per ritagliarsi un posto in questo nostro occidente sintetico e innaturale. La realtà è estremamente complessa, i problemi hanno molteplici aspetti e le soluzioni non sono mai immediate o semplici).
Quello che voglio qui mostrare è il punto di vita del chimico, che non coincide con il senso comune perché, al contrario dei più, il chimico ha una conoscenza profonda della materia che lo porta a dire:
“ La materia è materia, né nobile ne vile, infinitamente trasformabile e non importa quale sia la sua origine prossima” Primo Levi
E proprio da Primo Levi vorrei incominciare. Vi propongo un brano tratto da Azoto ( uno dei racconti del Sistema Periodico). Levi era stato contattato da un produttore di rossetti ( volgare e antipatico) che gli chiese se fosse stato in grado di procurargli l’alossana, una sostanza, che avrebbe molto migliorato la qualità di suoi cosmetici. Levi, che in quel periodo aveva bisogno di arrotondare i suoi magri guadagni, si mise a studiare il problema scoprendo che la materia prima,  da cui partire per ottenere questa molecola, era lo sterco di gallina o di rettili. (Il brano cruciale è quello tra i due segni rossi.)

Primo Levi Azoto

Primo Levi
Azoto

Quando lo leggo ai miei studenti, mi accorgo che raramente focalizzano il punto fondamentale, quello che ai miei occhi rende la chimica la più interessante e stupefacente fra le scienze .
Subito le ragazze disgustate mi chiedono se la materia prima del rossetto è lo sterco di pollo o di pitone, altri si soffermano sulla diversa solubilità in acqua dell’ urea rispetto all’acido urico. Nessuno rimane colpito da quel
“l’azoto è azoto, passa mirabilmente dall’aria alle piante, da queste agli animali e dagli animali a noi; quando la sua funzione è esaurita, lo eliminiamo, ma sempre azoto resta, asettico,innocente.”
Eppure una delle chiavi per capire il mondo è proprio lì. Gli atomi sono sempre identici, da qualunque sostanza vengano estratti e l’azoto dell’aria non è diverso da quello contenuto nell’urina.
Sono i legami tra atomi, la  loro disposizione nello spazio che danno alle molecole le loro proprietà, non la sostanza da cui sono sintetizzate o il metodo con cui vengono prodotte:
gli atomi non hanno memoria.

La cosa più interessante della ricerca chimica è proprio questo suo entrare nella struttura delle molecole per carpirne le proprietà e sintetizzarne poi di identiche oppure diverse, ma con proprietà simili.
Come insegnante e quindi a stretto contatto con i non chimici ( studenti genitori colleghi) rimango sempre sconvolta nello scoprire che quell’attività di ricerca è considerata dai più assolutamente incomprensibile e quindi guardata con grande sospetto e timore. Per darvi un’ idea della nebbia in cui è avvolto il cervello dei non chimici vi voglio raccontare questo attimo di vita vissuta.
Quando dissi ai miei allievi che in laboratorio avremmo provato a capire quali elementi compongono lo zucchero, vidi lo sgomento nei loro occhi e il più coraggioso implorò :
– Noooo! prof non lo faccia! Dopo non potrei più mangiarlo-
Ecco, questo è il pensiero comune, difficilmente modificabile. Trovare il carbonio nello zucchero, e scoprire che è lo stesso dell’alcool, della nostra pelle o del biossido di carbonio non stupisce nè affascina. E anche il meraviglioso racconto “ Carbonio” di Levi non colpisce come vorrei.
E così, il non chimico continuerà a pensare che la vitamina C estratta dalle bacche di rosa canina è naturale e buona (e quindi merita di essere venduta a prezzi astronomici), mentre le altre che non hanno una fonte così evocativa, sono artificiali e quindi peggiori!
L’acido L-ascorbico ( vitamina C) è identico sia che lo si produca utilizzando come materia prima le bacche, sia che si utilizzi il glucosio ottenuto dal mais così come l’ acqua, H2O, è la stessa sia che venga prodotta dalla reazione con H2 idrogeno e O2 ossigeno, sia che provenga dalla combustione del metano o dalla neutralizzazione dell’ acido cloridrico con idrossido di sodio. E’ sempre acqua, l’acqua che conosciamo anche se è stata prodotta in laboratorio.

E sempre a proposito di naturale – artificiale, un discorso veramente interessante potrebbe essere quello sugli aromi.
Sulle etichette delle confezioni di cibi e bevande possiamo trovare la dicitura “aromi naturali”: in questo caso abbiamo a che fare con molecole estratte con metodi fisici da sostanze vegetali o animali fresche o essiccate.
Possiamo poi trovare la dicitura “ aromi” e in questo caso o sono molecole che riproducono esattamente quelle naturali (natural identici) o sono ottenuti combinando molecole artificiali con altre naturali.
Il consumatore preferisce gli aromi naturali anche se possono essere prodotti per estrazione con solvente e potrebbero contenere tracce di sostanze pericolose.
Qualche tempo fa il Sole 24 ore pubblicò un servizio molto interessante sugli aromi prodotti dalla Firmenich (azienda leader nel settore della produzione di aromi) Tra le altre cose era riportato questo brano scritto da Erich Shlosser in Fast Food Nation:
“ Quando l’aroma di mandorla ( benzaldeide) è ottenuto da fonti naturali come le pesche o i noccioli di albicocca, contiene tracce di acido cianidrico, un veleno mortale. La benzaldeide derivata da un processo diverso- mischiando l’olio di chiodo di garofano e l’aroma di banana ( amil – acetato)- non contiene cianuro d’idrogeno( acido cianidrico).”
Un esempio di come il non naturale possa essere addirittura ecologico è quello dell’aroma di vaniglia, che è in larga parte artificiale. Questo permette di risparmiare il pianeta, infatti, se si volesse creare tutta la vaniglia in maniera naturale, si dovrebbe ricoprire l’intera Europa con questa orchidea. S’immagini, tra le altre cose, la quantità d’acqua impiegata!
L’industria del sapore ( artificiale o naturale che sia) ha anche un ruolo rilevante per la salute; è infatti sempre più importante nella produzione di cibi light, largamente impiegati nella lotta contro l’obesità, che risulterebbero decisamente privi di gusto senza quelle molecole, che riproducono sapori come quello di pollo, di granchio, di formaggio.
Eccone alcune


In conclusione: naturale o artificiale?
Non è questo il problema
Credo che sia necessario abbandonare quel nostro naturale istinto che ci porta a dividere il mondo in bianco e nero, buono o cattivo: questo modo categorico di affrontare le cose, funzionava forse un tempo, quando i sistemi non erano così complessi. Oggi, se si vuole mantenere il nostro complicatissimo pianeta in equilibrio, dobbiamo sforzarci per ampliare le nostre conoscenze, abbandonare stereotipi devastanti e smetterla di pensare che sì/no siano le sole riposte possibili. Molte volte la risposta giusta è: dipende, seguita da un’attenta analisi del problema.
Quasi tutto ha due volti, non solo la chimica, ma mentre la chimica, come scienza, ha leggi e regole dimostrabili, non sempre si può dire la stessa cosa del resto.
La conoscenza, l’interesse e la partecipazione rimangono gli unici sistemi utili per orientarci in questa Terra così profondamente e rapidamente modificata da una delle molteplici specie che la abitano … e neanche la più simpatica.

Per approfondire

Dario Bressanini- Pane e Bugie- Chiarelettere

Roald Hoffmann- Molecole allo specchio- Longanesi

Primo Levi- Tutti i racconti- Einaudi

F. Pacifico-Particelle-Idee e Lifestyle del Sole 24 ore-n°56-  dicembre 2013

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prof. di chimica
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