Favola: la regina Trasparente

Niente chimica per oggi! Ho deciso invece di dar voce a quel mondo un po’ incantato che si nasconde in qualche angolo della mia mente e di raccontarvi una delle mie favole.

arcobalenoLa regina Trasparente
C’era una volta un arcobaleno, no, non uno dei soliti, di quelli che appaiono e dopo un istante non ci sono già più! Lui era un arcobaleno fisso. Sembrava un ponte sulla montagna e una cascata gli zampillava e sgocciolava attorno. Naturalmente era frequentato da gnomi di tutti i tipi e quello che preferiva, Gigi, era un mattacchione, che saliva e scendeva per i suoi colori come se fossero stati i gradini di una scala, una scala musicale e cantava, cantava, stonato come una ghiandaia. Arcobaleno rideva e a volte si duplicava invertendo tutti i colori e facendo ancor più stonare lo gnomo canterino. Da una parte di arcobaleno crescevano fiori magici, dall’altra c’era la solita pentola d’oro con tanto di guardiano. Tutto andava per il meglio: i valle arcobalenofiori fiorivano, la pentola stava lì, Gigi cantava e gli gnomi ripassavano i dispetti da fare agli incauti che avessero attraversato la valle dell’arcobaleno, anche se di lì non era mai passato nessuno che non fosse gnomo, elfo o fata. Un brutto giorno però, la cascata incominciò a zampillare un po’ meno e il giorno dopo ancora un po’ meno e Arcobaleno incominciò a diventare sempre più sottile, i suoi colori sempre più spenti. Gigi non cantò più, i fiori appassirono e un mattino, al sorgere del sole, gli gnomi iniziarono le operazioni di trasloco con la pentola d’oro.
“Aspettate! Non posso credere che ce ne andremo senza capire cosa è successo alla nostra cascata. “protestò Gigi “ Dobbiamo proteggere questi luoghi, non andarcene al primo ostacolo!”
gnomo in cammino“Che cosa suggerisci? ” Replicò il re degli gnomi grattandosi la barba.
“Datemi un po’ di tempo e andrò a vedere dove è il problema!”
“E sia. Hai un’alba di tempo. Se al sorger del sole Arcobaleno non sarà tornato, noi ce ne andremo, anche senza di te”.
E Gigi partì portandosi dietro solo l’ultimo seme di fiore magico. Il tramonto era ancora lontano: c’erano quasi tutto un giorno e l’intera notte prima dell’alba. Gigi camminava lungo il torrente che era ormai solo un filo d’argento. Incontrò gli animali della montagna disperati:
“Aiutaci, se l’acqua non torna, per noi è finita.” Implorò Rana, la maestra di canto di Gigi.
“Rana, ho poco tempo, hai qualche notizia da darmi?”
“Strane cose stanno succedendo lassù in cima! Libellula dice che, una notte di luna piena, è sorto un castello trasparente; gliel’ ha raccontato Grillo che l’ha saputo da Gufo che sa sempre tutto. Da quel momento sono iniziati i nostri problemi.”
“Chiederò a Luna qualche altra informazione. Noi gnomi abbiamo un rapporto speciale gnomo e montelei!”
“ Prendi questo sacchetto.” Disse Rana” Contiene i colori e le voci degli animali della montagna.
Chissà, potrebbero servirti. Buona fortuna, tutto dipende da te.”
Gigi prese il dono di Rana e si arrampicò per le rocce nude. Le piante morenti lo imploravano:
“Gigi aiutaci, non ce la facciamo più! Senz’ acqua per noi è finita!”
“Sto cercando di capire che cosa sta accadendo. Prima dell’alba risolverò il problema”.
“Ecco Gigi, prendi questa scatolina di pino: contiene i nostri colori , i nostri profumi e qualche goccia di rugiada. Chissà, potresti averne bisogno. Buona fortuna, siamo nelle tue mani.”
E con il dono delle piante, Gigi continuò a salire seguendo il corso del torrente. I sassi che prima erano capaci di intrappolare la luce e farne riflessi e colori, ora erano spenti e grigiastri.
“Gigi ho qualcosa per te”La voce era quella della Montagna” Prendi questo scrigno; contiene le mie pietre e i miei cristalli. Senza l’acqua che gela, scava, salta io sono triste e mi sento morire. Salvami Gigi. Buona fortuna.”
gnomo lunaEra già sera, Gigi si sedette sotto un bel sasso per riprendere un po’di fiato. Era stanco e gli occhi gli si chiudevano. Non si addormentò, ma aspettò che la luna sorgesse e quando diventò bella e grande sull’orizzonte, la salutò e le chiese :
“Mia luminosa amica che sta succedendo?”
“Ti aspettavo. La regina Trasparente è qui!”
“E chi sarebbe?
“’E’una fata o forse una strega, non si sa. Non è cattiva ma è avventata e superficiale perciò fa delle cose davvero insensate! Eravamo riusciti a sistemarla su di una cometa; lei si occupava della luminosità della coda. Purtroppo qualche mese fa è caduta dalla stella ed è atterrata qua, vicino alla sorgente. Adesso sta usando l’acqua per fare un castello trasparente e, per renderlo più bello, ha intrappolato Arcobaleno.
“Devo convincere la regina a lasciar libera l’acqua.”
“Non sarà facile! Come ti ho detto, non è cattiva ma è superficiale e l’apparenza è tutto per lei: Amore c’ è, ma è proprio nel fondo del suo cuore. Ha costruito un castello meraviglioso e tu dovrai offrirle qualcosa di ancora più bello. Falla uscire dal castello e tutto tornerà come prima “
“Grazie Luna. Hai qualcosa da suggerirmi?”
“Hai ancora il seme del fiore magico? Penso che ti potrà servire. Ora vai, hai poco tempo.”gnomo e fiore magico
Gigi continuò il cammino verso il castello. Non aveva un piano preciso ma era tranquillo: aveva con sé i doni della montagna e delle sue creature, il seme del fiore magico e l’aiuto della Luna.
Il castello apparve e Gigi pensò di non aver mai visto niente di più bello. La regina aveva intrappolato la luce fra miriadi di goccioline e mille arcobaleni s’intrecciavano colorando guglie e torri. Ma intorno al castello era desolazione, rovina e morte.
La luna era alta e guardava. La regina Trasparente vide arrivare Gigi:
“Che cosa hai di bello per me, gnomo?”
Allora Gigi aprì lo scrigno che gli aveva dato Montagna e liberò le pietre e i cristalli. La luna salì nel cielo e un suo raggio rimbalzò su quei sassi e si ruppe in tanti meravigliosi frammenti colorati. “Che spettacolo!” Gridò Trasparente
“Tutto questo è per te. Vieni a prenderlo, regina”
“Bello, bellissimo ma Il mio castello è più bello e io non mi muovo di qui.”
castello di cristalloFu allora la volta delle piante, Gigi aprì la scatolina di pino, spruzzò la rugiada su foglie e petali, liberò i profumi e Luna completò lo spettacolo. La regina applaudì, ma anche questa volta non uscì dal castello. Rimaneva il sacchetto con i colori, le voci e i fruscii degli animali della montagna. Gigi lo aprì, lasciò che i doni delle creature della montagna fossero toccati dalla luce della luna. E l’aria si riempì di suoni, voli e iridescenze. La regina guardò, applaudì, ma non si mosse.
“Forza Gigi, il fiore magico!“ Disse Luna.
Il fiore magico profumava d’amore. Gigi piantò il seme, Luna lo toccò, il fiore sbocciò e il profumo di amore avvolse tutte le bellezze liberate da Gigi e il cuore della regina. E lo spettacolo divenne irresistibile.
La regina saltò a cavallo dell’arcobaleno, usci dal suo bellissimo e inutile castello e l’incantesimo si ruppe. L’acqua tornò alla sorgente e ci fu il torrente, la cascata e, alle prime luci dell’alba, nel paese degli gnomi, ricomparve Arcobaleno con Gigi e Trasparente che cantavano tra i suoi colori. Gli gnomi saltarono di gioia e abbracciarono l’eroe di questa storia. Quanto alla regina, si mise subito a lucidare le goccioline e a spolverare arcobaleno per farlo diventare ancora più bello; così, d’accordo con Luna, gli gnomi la invitarono a restare lì, perché regalasse trasparenza all’acqua e l’acqua, vita alla montagna.

gnomo-che-ride

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prof. di chimica
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