Arte e Chimica: L.H.O.O.Q.

Questo è un post a quattro mani, le mie e quelle di Maria Grazia Morganti, esperta in storia dell’arte e mia carissima amica. In un caldo pomeriggio estivo, Maria Grazia e io abbiamo pensato di esplorare assieme alcuni di quei luoghi in cui, a volte impercettibilmente a volte sfacciatamente, arte e chimica s’incontrano e di provare a descriverli.

Spesso incontreremo  l’alchimia su questo sentiero comune, ma, vi assicuro, la chimica non sarà da meno e se non contribuirà al significato dell’opera, sicuramente fornirà all’artista i mezzi per esprimere al meglio il suo pensiero.
Non c’è molto di definito nel nostro progetto, solo una cosa è certa: ci sembra divertente e quindi ci buttiamo nell’impresa. Non abbiamo neppure trovato un nome definitivo per questa nuova rubrica : un banalissimo “arte e chimica” per incominciare, poi si vedrà.
Inizieremo con una curiosità, un piccolo flash che ci farà scoprire l’alchimia in un luogo davvero insospettato!
Gioconda coi baffi
“Nell’arte, si sa, non tutto è chiaro, ma quando ci si mette di mezzo l’alchimia le cose si complicano ulteriormente. Noi tutti, ad esempio, abbiamo molto sghignazzato davanti alla Gioconda coi baffi di Marcel Duchamp, noto burlone dada e poi surrealista. A prima vista, infatti, sembra solo lo sberleffo a un’immagine-simbolo della pittura, ma in realtà la figura di una donna con caratteristiche maschili rappresentava l’androgino, cioè la creatura formata dall’insieme di un maschio e una femmina che nel pensiero ermetico indicava l’unione dei contrari attraverso la quale si procedeva dalla fase della iniziale “nerezza” (nigredo) alla sublimazione della materia (albedo). Se poi passiamo alla scritta sotto “L.H.O.O.Q.” che foneticamente suona “lei ha il culo caldo”, sembra un po’ umorismo da caserma. E invece con questa frase Duchamp alludeva all’illustrazione di un testo alchemico in cui uno stadio di trasformazione della materia era indicato attraverso una donna (fra l’altro simile alla Gioconda nella posizione delle braccia) che sedeva su un forno acceso”.
Ed eccovi l’immagine a cui si riferisce Maria Grazia e il testo alchemico da cui è tratta

Miniatura da Les remontrances  de Nature a l’alchimiste errant di Perreal ( 1516)

Miniatura da Les remontrances de Nature a l’alchimiste errant di Perreal ( 1516) Museo Marmottan
All’interno di una torre si vede il laboratorio dell’alchimista, sulla cui soglia è scritto : opera meccanica. La Natura , seduta su un albero cavo al cui interno brucia un tenue fuoco , rimprovera l’alchimista.

Les remontrances de Nature a l’alchimiste errant furono scritte da Jehan Perreal e mettono in scena la Natura che rimprovera all’alchimista di perdere il suo tempo faticando sui mantici, bruciando carbone :
“Tu fondi metalli, bruci atramenti, e rompi vasi diversi, costruisci, fornaci piccole e grandi. Pover uomo ti inganni assai! Non combinerai nulla se non procederai in altro modo!”
L’alchimista prende atto dei suoi errori e si lamenta di essere stato messo sulla via sbagliata da falsi libri di alchimia. La natura gli consiglia allora di leggere l’unico libro che conta, quello che lei stessa ha scritto e i cui segreti ha occultato in terra e sottoterra.

CHIMICA

 

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