Arte e chimica: Remedios Varo 1

Un colpo di fulmine. Quando a una conferenza sulle donne surrealiste tenuta da Maria Grazia Morganti nella Pinacoteca di Faenza, ho visto scorrere le immagini dei quadri di Remedios Varo, ne sono rimasta letteralmente ipnotizzata. In quelle tele c’era un incredibile intreccio fra arte, magia, scienza,alchimia, una visione del mondo profondamente empatica, capace di instaurare un processo di identificazione immediato fra me e l’autrice. Ogni tela era il magnifico riassunto di una fiaba che avrei voluto raccontare.
Mi sono però resa conto che questo effetto dirompente l’aveva solo su di me , il resto della platea era piuttosto perplesso e si chiedeva se l’autrice non soffrisse, per caso, di gravi disturbi psichici. Analizzando meglio le immagini, ho pensato che fosse proprio la mia formazione scientifica, a fornirmi una chiave di lettura diversa di quelle opere e a creare un feeling speciale fra me e l’autrice
A questo punto non vedevo l’ora di tornare a casa e mettermi a fare indagini per capire se avevo preso un clamoroso abbaglio o se questa mia interpretazione era corretta e, magari, condivisa da altri.
Non è stato facile, come quasi tutte le artiste donne si trova pochissimo in rete, niente nei libri, meno di niente in italiano. Comunque provate a seguirmi e ad analizzare gli indizi con me.
Partiamo dal racconto di Maria Grazia e scopriamo chi è:

Remedios Varo

Remedios Varo

María de los Remedios Alicia Rodriga Varo y Uranga
ovvero
Remedios Varo
Nasce nel 1908 ad Anglès, in Catalogna e il nome, piuttosto strano per noi, deriva da Santa Maria de los Remedios, una Madonna considerata miracolosa e venerata in Spagna a partire dal Cinquecento.
Visto che Remedios nasce subito dopo la morte della sorellina è facile supporre che sia stata battezzata così proprio per ringraziamento verso un voto esaudito (ma anche che l’idea della morte e del soprannaturale sia entrata fin da subito nella sua esistenza).
Non possiamo sapere quanto abbia pesato questa componente “mistica” nella sua educazione, ma è certo che dal padre, ingegnere idraulico e inventore di congegni vari, le deriverà la passione per gli ingranaggi e i macchinari, spesso bizzarri, che ricorrono nella sua pittura.
In ogni caso la ragazza doveva essere un tipo moderno e intraprendente: è infatti una delle prime donne a iscriversi all’Accademia di Belle Arti di Barcellona, in precedenza accessibile solo ai maschi. In quegli anni, comunque, Barcellona è una delle capitali europee più aperte alle novità artistiche, e ricca di movimenti d’avanguardia, come testimoniano anche gli esordi di Picasso, Mirò e Dalì.
Remedios entra a far parte del gruppo dei Logicofobisti che si dedicavano alla rappresentazione degli stati d’animo e col marito Gerardo Lizarraga, un artista anche lui, nel 1930 si trasferisce per un paio d’anni a Parigi.
Quando tornano a Barcellona, il clima politico è cambiato, e la guerra civile è ormai alle porte. Lo scontro fra nazionalisti e repubblicani infiamma molti giovani di ogni nazionalità che si precipitano in Spagna per partecipare ai combattimenti. In questo clima alla Hemingway, Remedios conosce Benjamin Pèret, un poeta surrealista di fede trozkista che si era arruolato nelle brigate internazionali, e fra i due scoppia la passione.
Nel 1937 tornano assieme a Parigi, dove Remedios ritrova Dalì ma soprattutto Oscar Dominguez e Esteban Francés, due vecchi amici e compagni di studio a Barcellona, anche loro pittori surrealisti, coi quali organizza un fruttuoso business di falsi De Chirico.
Nell’ambiente dei surrealisti circolano diverse artiste donne, come Leonor Fini o Meret Oppenheim, ma Remedios entra in sintonia soprattutto con Leonora Carrington, la compagna di Max Ernst che, come lei, incarna i due tipi di donna considerati da Péret

come gli unici adatti a provare l’amore sublime: la donna-bambina e la strega.
Le due si ritroveranno in Messico nel 1942 e passeranno molto tempo assieme a studiare testi di magia, cartomanzia, alchimia, mitologia, a dipingere, scrivere romanzi a capitoli alternati e preparare stravaganti ricette di cucina e pozioni magiche come quella “per scacciare i brutti sogni, l’insonnia e le sabbie mobili sotto il letto”, la cui ricetta è purtroppo scomparsa. Le accomuna anche l’amore per gli animali di cui Remedios rappresenta anche esemplari curiosamente ibridati, come la creatura frutto dell’incrocio fra un cane e un pollo che compare ne I vampiri vegetariani.
Del tutto particolare appare anche la sua concezione del giardinaggio, a giudicare almeno dei tubetti di colore che Remedios travasa in una notte di plenilunio intorno ad una pianta tropicale, forse allo scopo di ravvivarne i colori o chissà. Non a caso nel romanzo Cornetto acustico Leonora Carrington la rappresenterà nei panni dell’eccentrica, indomita Carmella.
Dall’inizio del suo trasferimento in America Remedios è molto attratta soprattutto dall’alchimia, che era stata oggetto di studio da parte degli artisti dada, specie Marcel Duchamp, e poi di molti surrealisti. Ne La chiamata del 1960,

La chiamata

La chiamata

si raffigura trasmutata in oro, il corpo ancora cosparso della polvere della pietra filosofale che tiene in mano.
Il suo interesse per Georges Ivanovic Gurdjieff – e le sue teorie sulla vita umana vissuta in uno stato di veglia apparente simile al sogno – sembra invece trasparire in molti dei suoi quadri, avvolti in un’atmosfera incantata in cui si svolgono scene che possono apparirci bizzarre ma in realtà possiedono una loro rigorosa logica interna.
Il Messico, dove il soprannaturale ha una sua dimensione riconosciuta e il misticismo è di casa, Remedios trova l’ habitat che le è più congeniale, lontano dalla dimensione più disincantata e “cartesiana” dell’ambiente artistico-letterario che frequentava a Parigi.
E così, anche i riferimenti a episodi vissuti in prima persona, come la spedizione in Venezuela, in cui partecipa ad una ricerca dell’oro lungo il fiume Orinoco, vengono riproposte con toni fiabeschi, venati da quell’ironia che non manca mai nelle sue opere, in cui le protagoniste (donne brune col viso a cuore, occhi a mandorla e folta capigliatura) sono quasi sempre autoritratti.

Vita affascinante non c’è che dire! In continuo movimento, piena di passione, ma quale può essere il segreto, sicuramente celato nella sua biografia, che mi rende così famigliari quelle rappresentazioni?
Il primo indizio é facile: le macchine meravigliose da lei ideate erano sicuramente il risultato della passione per la tecnologia ( e la matematica?) trasmessale dal padre ingegnere idraulico e dalla conoscenza dell’opera di Bosch e di Leonardo, opere forse amate e studiate già dai tempi dell’Accademia.
In quei quadri, però, c’era qualcosa di più.
E poi … ecco arrivare nuovi indizi.
Secondo indizio. Arrivata in Messico, per vivere utilizzò la sua maestria nel disegno iniziando una collaborazione con la Bayer, l’industria farmaceutica. Ne curò la pubblicità e realizzò calendari nei quali illustrava malattie e medicine firmandosi con il cognome della madre Uranga.

Terzo indizio. Nel 1947 si trasferì in Venezuela dove il fratello Rodrigo era a capo di una equipe epidemiologica del Ministero della Salute Pubblica. Sotto la sua tutela, Remedios iniziò a studiare e disegnare zanzare per una campagna contro la malaria. In questa occasione partecipò ad una spedizione entomologica sull’Orinoco. Ecco quindi che, ancora una volta, il lavoro di artista di Remedios si confronta con il mondo scientifico.
Quarto e definitivo indizio. Nell’ Accademia di Madrid in cui Remedios si è formata, venne a contatto con testi di Marie Curie, HG Wells, Albert Einstein, José Ortega y Gasset, e Sigmund Freud . Era quindi a conoscenza del pensiero del suo tempo in diversi campi, compreso quello scientifico. Nella sua biblioteca personale c’erano testi di matematica, di fantascienza e libri di scienza divulgativi di Asimov e soprattutto di Fred Hoyle.
Fred Hoyle!Ecco sicuramente uno dei suoi ispiratori ! Divulgatore e autore di uno dei romanzi di fantascienza preferiti, “La nuvola nera” . Uno dei libri  di questo scienziato presenti nella biblioteca di Remedios, ce l’ho!

hoyle la natura dell' Universo
Infine, la prova inconfutabile del fatto che non solo io ho visto profonde tracce di scienza in Remedios :
il 10 aprile 2000 in occasione di una mostra su Remedios Varo al National Museum for Women in the Arts di Washington

il dottor Alan J. Friedman, un fisico e direttore della New York Hall of Science, ha tenuto una conferenza nella quale ha cercato di spiegare le ragioni del fascino che quest’artista esercita su ingegneri e scienziati.
Il dottor Friedman ha dimostrato come Remedios abbia metaforicamente trasmesso nei suoi dipinti alcune delle teorie scientifiche più rivoluzionarie e complesse dl nostro tempo, quali la teoria speciale della relatività di Einstein e la teoria di Darwin dell’evoluzione, o l’idea che gli esseri umani sono della stessa sostanza di stelle, in quanto i loro corpi sono costituiti dagli elementi prodotti nel ventre delle stelle milioni o miliardi di anni fa.
Ho così scoperto che uno dei primi libri di testo su relatività generale, ” L’enigma della gravitazione, ” di Peter Bergmann (Charles Figli di Scribner, 1968), ha utilizzato proprio uno dei dipinti di Remedios Varo, ” Il fenomeno dell’ assenza di peso, ” per la sua copertina.
Vediamo il quadro e sentiamo cosa ci racconta il dott. Friedman

varo weightlessness

fenomeni in assenza di peso

In ” Fenomeno di assenza di peso, ” un uomo, presumibilmente uno scienziato, si trova in una stanza con un certo numero di planetari sugli scaffali. Uno dei modelli che rappresenta , i movimenti della della Terra e della Luna, si è liberato della sua base e galleggia in aria. Se osserviamo la stanza ci accorgiamo che ce ne viene mostrato un duplicato sovrapposto all’originale, ma con un angolo di 30 gradi.

“Questa stanza illustra la teoria della relatività ristretta reso in senso reale e surreale. Al cuore della teoria di Eistein ci sono le equazioni Lorentz. Per dare un’idea del loro significato, si potrebbe disegnare un grafico cartesiano di assi X e Y; ruotando il grafico di 30 gradi è possibile vedere come varia lo spaziotempo durante il moto”

Osservando poi lo scienziato potremmo riconoscere un Einstein giovane ( non aveva ancora 20 anni quando concepì la relatività ristretta) con i capelli non ancora bianchi, ma già spettinati e ribelli. L’uomo è colto nell’attimo in cui l’idea si concretizza, il modello prende forma : c’è un altro modo di trattare la gravità. Lo sguardo è concentrato quasi spaventato per l’ importanza del momento e l’ enormità dele implicazioni della sua nuova teoria.

Interessante vero? Ma non è finita: il seguito della storia nel prossimo post!

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Informazioni su spanni

prof. di chimica
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