Possagno

 Canova le tre grazieSe cercate emozioni forti, aprite quella  porta  e il bianco vi inonderà fino a farvi mancare il respiro.

Se avrete la fortuna di un raggio di sole, sarà  Venere  in una magica luce dorata ad apparirvi  per prima tra  volti,  figure danzanti, nude  o avvolte in splendidi drappeggi  imprigionate  dall’ incantesimo della regina delle nevi .

Sono a Possagno, la porta è quella che conduce alla sala  progettata  nel 1957 dall’ architetto  Carlo Scarpa e le opere sono i gessi di  Antonio Canova.

Un luogo incredibile. Per lunghi istanti  sono  rimasta sola tra il bianco e un silenzio  che permetteva di sentire il respiro di quelle figure incantate.

Avevo incontrato  i marmi di Canova in Palazzi e musei e ho ancora vivissimo il ricordo di una mostra straordinaria vista a Venezia. Quelli di Possagno  sono solo i gessi, i modelli attraverso cui, con grande perizia,  quei marmi furono scolpiti: non avrei mai pensato di subirne così fortemente l’incanto. Il colpo di genio assoluto dell’architetto Scarpa,  fu quello  di immergere il bianco in altro bianco e di lasciare alla luce,  che inonda le sale, il compito di  avvolgere  e animare volti e corpi  trascinando  il visitatore fuori dalla realtà.

Ho lasciato quelle stanze solo perché,  dopo molto tempo,  sono arrivati  altri visitatori e io non volevo udire voci , ma volevo  uscire di lì come da un sogno ,  di quelli che svaniscono lentamente lasciando sensazioni e impressioni, che accompagnano per l’intera giornata.

E così, tra il sonno e la veglia  ho continuato l’itinerario e dopo aver attraversato un cortile,  mi sono trovata  a scendere delle  scale che conducevano alle sale  in cui era in corso una mostra “ L’arte violata nella grande guerra”.

Ho letto il pannello di presentazione e il sogno, che ancora mi avvolgeva si è   immediatamente dissolto.  Sgomento. Così potrei descrivere la sensazione: un peso che  bloccava il respiro.

Non c’era bianco né luce intorno.

Nel 1917 una granata colpì il tetto della gipsoteca distruggendo la maggior parte delle opere  che conteneva .

Quelle meraviglie, che avevo visto poco prima, erano il risultato dei restauri  accurati Di Stefano Serafin,  all’ epoca il conservatore della gipsoteca,  e di suo figlio Siro.  Nel 1922 fra le manifestazioni  per il  centenario della morte di Canova,  ci fu l’ inaugurazione della  gipsoteca riparata,  con le opere rigenerate.  In quell’ occasione furono mostrate le fotografie dei capolavori straziati e fu grande l’emozione.  In  questa mostra  ci sono   le fotografie scattate durante il restauro,  e la rilettura  delle immagini dei capolavori mutilati  fatta  da due fotografi contemporanei Guido Guidi e Gian Luca Eulisse.  Ci sono anche i frammenti delle statue non più ricostruite e la descrizione delle nuove tecniche che hanno permesso di rifare i pezzi distrutti della Ebe,   (la cui splendida statua in marmo si può ammirare a Forlì) e che danno speranza per restauri futuri.

Nonostante  il messaggio di speranza,  la sensazione di sgomento  per quelle opere polverizzate dalla follia della guerra non si è placata,   anzi, si è acuita   guardando  le mutilazioni di quegli stessi  corpi che avevo visto danzare nella luce.

E poi, quelle teste e quegli arti mutilati si sovrappongono e si confondono con  le immagini di morte e di corpi straziati che da troppo tempo  arrivano da troppe parti del mondo. Quasi un’ abitudine,  un’ abitudine  che anestetizza il dolore e tramuta il raccapriccio in indifferenza. Impedisce di riflettere su come un’ esplosione, un istante, solo un istante,   strazi non solo la carne, ma  uccida lo spirito, cancelli il genio e tutta quella parte di noi che a volte ci fa sentire creature speciali, lasciando solo il veleno dell’odio e polvere.

gesso delle tre grazie

gesso delle tre grazie mutilato dalla granata del 1917

 

gesso di san Giovannino

gesso di san Giovannino mutilato dalla granata del 1917

 

E  così mi viene in mente una poesia di Primo Levi. Gli fu ispirata dalla lettura di un articolo di “Scientific American” sui buchi neri.

L’Universo, L’apocalisse, il dolore e l’inutilità, tutto in questi pochi versi che in qualche modo  sento vicini  ai miei pensieri .

Le stelle nere

Nessuno canti più d’amore o di guerra

 

L’ordine donde il cosmo traeva i nome è sciolto;

Le legioni celesti sono un groviglio di mostri,

L’universo ci assedia cieco, violento e strano,

il sereno è cosparso di orribili soli morti,

sedimenti densissimi d’atomi stritolati.

Da loro non emana che disperata gravezza,

non energia, non messaggi, non particelle, non luce;

la luce stessa ricade, rotta dal proprio peso,

E tutti noi seme umano viviamo e moriamo per nulla,

e i cieli si convolgono perpetuamente invano

30 novembre 1974

Primo Levi  Ad ora incerta

 

L’ultima parte della visita è alla  casa natale di Canova In mostra, oltre agli arredi,  gli  i disegni, i dipinti, in particolare quelli dedicati alla danza e infine gli  attrezzi usati dallo scultore, Interessante la parte dedicata alla tecnica usata dal Canova per realizzare le sue sculture.

Ed infine uno sguardo al piccolo giardino ancora addormentato, ma con la magnolia giapponese bianca in piena fioritura. L’unica parte del complesso museale, in cui non sia vietato fotografare!giardino della gipsoteca di Possagno

 

 

Informazioni su spanni

prof. di chimica
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