Guardare, vedere , osservare

occhiGuardare vedere osservare ( poi descrivere): considero questo il punto di partenza di un percorso che abbia come fine la conoscenza, in qualunque campo. Come docente sull’ orlo della pensione (orlo che ogni anno si allontana in modo spaventoso), ancora non riesco a capacitarmi del fatto che solo una infinitesima parte dei miei studenti quattordicenni abbia acquisito, in otto anni di scuola, questa, chiamiamola con un termine che mi dà una lieve nausea, competenza. Molti hanno difficoltà già con il secondo passo: “vedere”, pochi arrivano all’ ” osservare”, uno, a volte, è in grado di descrivere. Ultimamente poi, anche il primo passo “guardare”, che non include necessariamente l’idea del vedere, in quanto si può guardare senza vedere, così come si può vedere qualche cosa senza rivolgervi intenzionalmente o coscientemente lo sguardo, crea non poche difficoltà. Confrontandomi con docenti di storia dell’ arte, ho notato che questo è un problema, che hanno anche i loro studenti.
Le domande che sento, e che mi sconcertano tutte le volte, sono “cosa devo vedere?” “ va bene se vedo questo?” “ che colore è?” “ cosa devo dire?” e anche la giustificazione che gli studenti adducono a queste loro incertezze: “ Lo so, ma non ho le parole”, mi crea qualche perplessità.
Questo non succede solo quando propongo esperimenti di chimica, che potrebbero essere vissuti come astrusi e avulsi dalla realtà, ma anche quando chiedo di descrivere un oggetto o un disegno. Insomma, guardando ( vedendo osservando) i miei studenti, penso che non a caso ci siano voluti millenni per arrivare al metodo scientifico e non a caso, dopo, tutto sia accaduto così in fretta.

Vedere non è per nulla innato e i pochi che nel tempo hanno sviluppato questa capacità hanno trainato l’umanità verso la conoscenza . Certo, con gli scarsi mezzi disponibili in passato ( e la fobia verso la tecnologia) giungere all’ osservazione vera e propria e quindi alla descrizione, non poteva che essere un percorso incredibilmente complesso che presupponeva una capacità di elaborazione straordinaria. Non a caso dal passato ci sono giunte  splendida matematica e filosofia ( quest’ ultima, splendida a discrezione del lettore).
Ovviamente queste sono mie considerazioni arbitrarie e bislacche, ma mi servono per introdurre l’argomento che tratterò in diverse puntate e che potrei intitolare:
protesi per osservare
Ho scelto due invenzioni e una scoperta che, a mio parere, funzionarono come chiavi di volta per l’evoluzione  dell’ esplorazione dell’Universo:
telescopio, microscopio, raggi X.

Queste tre immagini, due disegni e una fotografia, in qualche modo rivoluzionarono  il modo di percepire la realtà e furono prodotti  utilizzando proprio  gli strumenti e i raggi  sopraccitati.

Probabilmente, essendo miope dalla nascita, avrei dovuto includere, e quindi iniziare questa trattazione, partendo dagli occhiali passando poi alle lenti a contatto, per me la più grande invenzione del XX secolo, ma ben lungi dal sottovalutare queste meravigliose protesi, incomincerò dagli ultimi dell’ elenco: i Raggi X. Perché?
Incredibile quanti miei ricordi siano legati a queste radiazioni! No, non ho un album di radiografie che racconti di una mia sfrenata passione per gli sport estremi . Mi riferisco invece alla breve parentesi che va dall’ ultimo anno d’Università ai tre o quattro anni successivi, in cui la diffrazione ai raggi X mi svelò alcuni dei segreti della struttura dei metalli e, particolare non trascurabile, mi fece incontrare mio marito!

E la mia biografia finisce qui perché non voglio certo narrarvi di come questi , per certi versi inquietanti raggi, influenzarono e, in modo molto meno giocoso, continuino a influenzare la mia vita, ma della loro scoperta e dell’ enorme influsso che ebbero in diverse branche della scienza.
In qualche modo, inoltre, l’argomento è in linea con gli eventi che animano le pagine di giornali e social sia per quanto riguarda “ Raggi” che e soprattutto per quella “X”, l’incognita che aleggia sul nostro futuro.

continua…

Informazioni su spanni

prof. di chimica
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2 risposte a Guardare, vedere , osservare

  1. giovanna ha detto:

    Oh, Margherita, orlo pensione: si allontana anche il mio! Credo di essere più anziana di te. Fino a qualche giorno fa ero convinta di dover fare solo un altro anno, macchè, sono altri due 😦
    Come sempre bello il post e centrati i problemi. Io spesso scrivo o faccio schemi alla lavagna, “senza parole”, dico proprio: sto zitta, dico niente, osservate, notate, commentate….
    Ah, lenti a contatto, grandiosa invenzione anche per me 🙂
    Un saluto caro
    g

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    • spanni ha detto:

      ciao Giovanna! Vedo che non sono la sola a partecipare a questa snervante maratona per la pensione!
      Per quanto riguarda la didattica, penso sia fondamentale attivare il processo “vedere osservare descrivere” fin dalla primaria. Risulterebbe poi molto più facile ai ragazzi comprendere schemi e simboli!
      un abbraccio
      m

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