unpodilibri: L’anima delle macchine

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Paolo Gallina- L’anima delle macchine- Bari 2015

Ho comprato questo libro non per un particolare interesse per le macchine, ma  perché vincitore del  premio Galileo nel 2016.

Voi non potete neppure immaginare quanto mi sia dispiaciuto finirlo! L’ho letto d’un fiato, mi sono ricopiata le frasi che più mi hanno colpito e ho sentito il forte desiderio di conoscere l’autore per ringraziarlo di aver scritto un libro così. Quest’ultima cosa non l’ho fatta perché Paolo Gallina  non  è molto presente sui social e non volevo fare la figura della stalker.

Ma di che cosa parla questo benedetto libro?  Di empatia, di dolore, di realtà virtuale, di fossilizzazione cognitiva e tanto altro e non è solo quello che dice a essere  interessante, ma anche i meccanismi di pensiero che scatena, le idee e le riflessioni che suggerisce.

Leggendolo mi sono trovata su una zattera e ho molto riflettuto su chi e cosa mettere al centro dell’imbarcazione  e mentre salvavo o lasciavo affogare,  mi sono scoperta a riflettere su me stessa e sul mio rapporto con  macchine e umani. E poi un gioco: Giochiamo a … se fossi un piccolo cercatore di dolore? Farlo utilizzando un cervello elettronico e un cervello umano sezionandoli fino a raggiungere il loro infinitesimo componente per ricercare la sensazione  del dolore,  potrebbe portare a un sillogismo paradossale:

Un’entità composta di elementi insensibili non prova dolore => l’uomo è composto di elementi insensibili => l’uomo non prova dolore.

L’analisi di questo sillogismo fa viaggiare fra filosofia e empatia, anima e materia e porta a pensieri che avevo bisogno di pensare.

E a proposito di  realtà virtuale e il piacere dell’immaginare, questa me la sono scritta:

Pretendere di essere innovativi senza provare quel brivido di piacere mentre si vagliano le possibili soluzioni che il futuro ci potrebbe garantire è come pretendere di riuscire a comporre  un puzzle di un milione di pezzi solo perché il quadro starebbe bene sopra il divano. Non a caso gli uomini di grande ingegno , prima di essere definiti tali, erano considerati dei visionari.

Nell’ epilogo poi, ci sono considerazioni   sui meccanismi di apprendimento e su come la tecnologia modifichi questi meccanismi attivando alcune sequenze e disattivandone altre,  che colpiscono al cuore l’insegnante che è in me facendo emergere una domanda:

Quale sarà la tecnica giusta per poter poi paragonare il risultato della fossilizzazione cognitiva  indotta dalla tecnologia sui cervelli dei miei studenti ( e sul mio) allo spettacolo mozzafiato della fossilizzazione sugli enormi tronchi di conifere del Petrified Forest National Park nella contea Navajo in Arizona?

Vi consiglio caldamente questo libro, solo un’avvertenza:  non portatelo in spiaggia o nessuno riuscirà a schiodarvi da sotto l’ ombrellone!

Una richiesta all’ autore:

“Insomma , professor Paolo Gallina, ne potrebbe scrivere un altro?”

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Informazioni su spanni

prof. di chimica
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